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SORRISI DI UNA NOTTE DI PRIMAVERA 7°
Corrado Di Lorenzo
Copyright Easylandia Publishing 8/5/2002
Dyanah se ne stava seduta nella sua stanza
a leggere un buon libro quando , come colta da un pensiero improvviso , pose lo sguardo sulla Sfera di Luce. ”Chissà
cosa sta facendo Francis”-pensò.
Era curiosa di vedere , e pose le mani
sulla Sfera di Cristallo , intenzionata a evocare la visione magica . Pronunciò a occhi socchiusi le parole necessarie :”Nel
Cristallo io guardo, mi sia concessa la visione sacra , che gli spiriti benevoli siano con me”. La Sfera si illuminò
e lampi bluastri comparvero all’interno, poi a poco a poco cominciarono a formarsi delle immagini e Dyanah lo vide. Francis
cavalcava a fianco di un altro cavaliere alla testa di un drappello seguito da una carrozza
. La piccola carovana stava entrando in un paese d’Etruria , non lontano dalla via che portava al mare.”Ma è Altopascio
quella cittadina”-esclamò Dyanah ad alta voce, una volta riconosciuto quel luogo dove si era recata una volta , in giovane
età , con i suoi genitori.”Che ci fa il Mago così lontano dal suo castello?”-si chiese. Ad un tratto la fanciulla
lanciò un grido : una ventina di uomini a cavallo, completamente vestiti di nero , avevano circondato la carovana e con intento
chiaramente bellicoso si avvicinavano ai due uomini di testa.”Gli Spiriti Neri”-mormorò Dyanah spaventata , portandosi
una mano al petto, dove il cuore batteva ora così forte da balzarle in gola.”Non sento ciò che dicono”-si lamentò.
Intanto , ad Altopascio , Francis si dette una rapida occhiata all’intorno , potevano contare su una decina di
armati , più lui stesso e il conte ;avrebbero dato del filo da torcere a quegli energumeni.”Intanto sentiamo cosa vogliono”-disse
rivolto al conte. La carovana si era fermata e gli uomini del nobile toscano si erano schierati tutto intorno alla carrozza
, pronti a fronteggiare l’attacco. Si fece avanti il capo e , con fare arrogante apostrofò duramente il conte Begnat
.”Consegnate le armi e tutti i vostri averi e avrete salva la vita !”. Francis scosse il capo e disse sottovoce
rivolto al suo accompagnatore :”Non vi fidate , sono Spiriti Neri , avvezzi alla menzogna e all’inganno, piuttosto
tenetevi pronto a vendere cara la pelle”. Il conte annuì .”Che cosa vi fa pensare che obbediremo?”-chiese
ad alta voce rivolto agli aggressori . L’uomo si avvicinò, una corta cicatrice gli attraversava la guancia sinistra
e Dyanah , che in quel momento osservava la scena , lo riconobbe .”Ma quello è Ribaldo di Mastronia , il capo dei Bravi
del Legato di Carinzia , Hayderius il Marone, alleato del Margravio di Padania Boxus, che ci fa in Etruria? Quasi l’avesse
sentita , Ribaldo, proprio in quel momento sguainò la spada che portava al fianco e intimò ai cavalieri della carovana : “Orsù
arrendetevi ! O vi costerà caro il vostro rifiuto !”. Francis si issò sulle staffe in tutta la sua possanza e rispose
: “EI TE ISCEMI CE SASSIBACASA I TASSASA RSASLEMESE SOSSE !”. Per un breve attimo le parole di Francis risuonarono
nell’aria , secche come una frustata e gli Spiriti Neri sembrarono molto scossi da quella frase pronunciata in linguaggio
Yurk . Non ne potevano comprendere il significato ma sapevano adesso che l’uomo che avevano davanti era un iniziato
dell’Antico Rito Sacro . Conoscevano , poiché ne praticavano la parte Nera , le regole antiche della Tavola di Smeraldo
e temevano il potere che da essa poteva essere evocato. Lorenim si avvide subito della loro incertezza e del loro stupore
e decise di approfittarne. Alzò la mano destra al cielo impugnando lo spadino che aveva estratto dalla cintura prendendolo
per la punta e levandolo alto, come impugnasse una piccola croce di acciaio , esclamò con linguaggio comprensibile :”Per
il potere della Sacra Caldaia ove fu raccolto il sangue di Cristo, in nome del Santo Graal benedetto, mi sia concessa la forza
di Artù Pendragone ! Poi , deposto lo spadino, trasse da una guaina di cuoio appesa alla sella del cavallo una lunga spada
scintillante. Era Excalibur la spada magica . Il sole battè sulla lama e da essa si dipartì un raggio luminosissimo che dardeggiò
sugli attaccanti accecandoli momentaneamente ma soprattutto spaventandoli , tanto forte era la luce emessa dalla spada , mentre
una melodia guerriera si diffondeva nell’aria quasi un suono metallico, come se il filo dell’arma avesse sfiorato
altro metallo e lo facesse risuonare. Francis non pose tempo in mezzo e, fatto cenno agli altri cavalieri che erano con
lui di seguirlo , si lanciò contro Ribaldo aggredendolo con vigorosi colpi. Le due lame nel cozzare l’una contro l’altra
mandavano scintille di fuoco e la foga di Lorenim era tale che l’altro indietreggiò. Il conte e i suoi fidi , incoraggiati
dal comportamento del Mago lo seguirono senza esitare e in men che non si dica misero fuori combattimento i primi nemici che
si trovarono di fronte. Ne rimanevano ancora molti ma anche uno scudiero del nobile toscano era stato ferito ad un fianco
e si era rifugiato accanto alla carrozza , dove due armigeri del conte erano rimasti a difesa delle dame. Francis ferì
con una stoccata il suo avversario, il quale fu costretto a ritirarsi .Visto il loro capo ridotto all’impotenza i Bravi
rimasti si guardarono l’un l’altro indecisi sul da farsi. Avevano già perduto un terzo dei loro compagni e capirono
che ormai non c’era più nulla da fare. Quell’uomo ricoperto da un mantello azzurro e rosso, su cui spiccava il
disegno di un grande Gabbiano bianco ad ali spiegate sormontante uno stemma intessuto d’oro e argento con colori vivissimi
che ne disegnavano la figura , sembrava una furia scatenata.”Una forza della natura”-pensò il conte guardandolo.
Quasi gli avesse letto nel pensiero Francis sorrise dicendo : “Sono soltanto un uomo , amico mio, occupiamoci ora
del ferito, venite”. Scesero da cavallo e si avvicinarono alla carrozza. Lo scudiero colpito dal ferro degli assalitori
si lasciò sfuggire un lamento tentando di alzarsi in segno di deferenza verso i due uomini.”Rimani a terra”-gli
ordinò il conte. Francis tolse al ferito la cotta di maglia che quello indossava , scoprì il fianco dell’uomo ,
dette una rapida occhiata alla ferita e sentenziò : “Non può cavalcare , medicherò la ferita e poi lo faremo salire
nella carrozza”. Fece seguire i fatti alle parole e ben presto furono di nuovo in viaggio,non senza aver fatto bere
allo scudiero colpito un sorso di una sua pozione medicamentosa . L’uomo si sentì subito meglio, invaso da una energia
nuova che lo rinfrancò e gli permise di affrontare il viaggio quasi il suo corpo nemmeno fosse stato sfiorato dalla lama di
uno Spirito Nero.
A grande distanza da loro , sul mare ,
Dyanah si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo.”E’ salvo , e viene verso Nord , che stia venendo in Liguria
?”. Aveva pronunciato quelle parole a voce alta e non si avvide della presenza della sorella Russula , la quale
chiese :”Di chi parli Dyanah?”. La fanciulla si schermì , rossa in viso, evitando di rispondere e cercando di
sviare la sorella che incalzò : “Mi nascondi qualcosa sorellina , conosco quel tuo sguardo imbarazzato, parli forse
di qualche bel giovane di cui ti sei invaghita?”. Dyanah scosse la testa , si sforzò di sorridere, poi con fare noncurante
disse : “Ma che giovane , andiamo Russula , nostra madre avrà certo bisogno del nostro aiuto, partiamo all’alba
per Sestri , lo sai bene”.
Il mattino dopo , di buon’ora , Arcodor
e i suoi compagni di viaggio giunsero a Sestri ; la città li accolse brulicante di forestieri giunti colà per la grande festa
indetta dal Principe Augustus. C’erano moltitudini e capannelli ovunque e l’argomento del giorno era l’annuncio
delle nozze imminenti del principino Pierus .”Il Principe ci ospiterà a Palazzo”-disse il conte rivolto al Mago.”Veramente
a me non è stato detto dove alloggiare ;cercherò una locanda”. Il conte scosse il capo in un cenno di diniego : “No
amico mio, sarete mio ospite, venite siamo attesi “. Sistemati i suoi cavalieri e gli scudieri negli alloggiamenti accanto
alle scuderie, il conte, seguito dalla consorte e dal Mago , salì le scale del Palazzo Reale, dove il Principe reggente li
ricevette assiso sul suo trono sormontato da un serpente di pietra avvolto nelle sue spire. Accanto al trono una statua del
tutto arcana rappresentava un essere dall’aspetto brutale, quasi un mostro medioevale, dalla cui fronte spuntava un
lungo corno .”Cornus Belis”-mormorò Lorenim scuro in volto.”Che cosa c’è amico mio ?”-gli
domandò il conte-“ho visto un’ombra oscurare il vostro volto ; cosa vi turba ?”. Francis fece un gesto con
la mano quasi volesse scacciare da se un pensiero buio.”Nulla , un ricordo , una citazione dalle Scritture Sacre, per
un attimo vi ho posto mente, ma ora il pensiero è svanito”.”Sul vostro viso è ancora presente il turbamento e
un lampo nero ha attraversato i vostri occhi , suvvia ditemi !”-incalzò l’altro . Il Mago sospirò, indicò
molto discretamente la grande statua nera a fianco al trono e disse con voce rotta dall’emozione : “Il corno ,
il corno di Bel , il malvagio idolo ; Babylo stessa lo ha generato, simbolo della credulità ma nel contempo della Perfidia
umana , insieme del Potere e della venerazione dell’oro che rende succubi gli uomini. Questo monarca a metà è un adoratore
di Bel”. Il conte lo guardò scettico :”Ma Bel è un demone biblico babilonese, credete davvero che un nobile odierno
possa adorarlo ?”. Si erano ormai avvicinati al trono e avevano davanti il Principe, così che Arcodor non potè rispondere
ma dentro di se una voce sussurrò : “Certamente rivolgerò la mia attenzione
a Bel , in Babilonia , e certamente gli caverò di bocca ciò che ha inghiottito . E a Bel non affluiranno più le Nazioni
. Anche le mura stesse di Babilonia dovranno cadere”. Quelle parole lo turbarono , lui sapeva che provenivano dal Sacro
Testo di Geremia , il profeta di Dio”. A cosa pensate cavaliere ?”. La voce del Principe lo fece riscuotere ,
distogliendolo dai suoi pensieri . Lorenim sorrise e con un breve inchino salutò il potente che aveva di fronte, poi
rispose : “Alla magnificenza del vostro palazzo Altezza ; è difficile vederne di così sfavillanti e maestosi”.
Il Principe sorrise compiaciuto.”Chi siete cavaliere , vedo che vi accompagnate al conte Begnat , nostro buon amico,
siete forse uno dei suoi vassalli ?”. Arcodor rivolse uno sguardo affettuoso all’amico che aveva accanto, poi
rivolto al suo interlocutore rispose : “No altezza , sono Francis Lorenim , Marchese del Castelluccio , Signore delle
terre di Greenlandia e uomo libero per grazia di Dio". ”Greenlandia”-ripetè il Principe-“ne ho sentito parlare
a lungo dai mercanti che giungono dalle vicine terre di Tuscia ; e dove si trova di grazia ? Vorrete dirmelo spero”. Francis
si fece serio in volto , sembrò per un breve istante riflettere poi disse :”Ciò che per molti è difficile è facile per
chi ama la Guida Serena. Nell’azzurro del cielo gli Astri Eterni sono invisibili . Ma nel buio della notte , per chi
sa scrutare nell’immensità della volta celeste, alla luce del grande Luminare Pallido , le stelle brillano e raccontano
il Passato, il Presente e il Futuro”.”Siete un Astrologo”-disse sorridendo il Principe mostrandosi contento
di avere indovinato. ”Un Astrologo Altezza? Si , forse , un uomo che si piega alla volontà del divino”. Il Principe
scoppiò in una risata.”Credete anche voi in un solo dio?”. Francis sentì di nuovo quella voce dentro la mente
che diceva :”Traggono l’oro dalla borsa , e con l’asta della bilancia pesano l’argento . Assumono
un lavoratore di metalli , ed egli ne fa un dio. Si prostrano, si , si inchinano . Lo portano sulla spalla e lo sostengono
; lo depositano nel suo luogo perché stia fermo. Dal suo luogo in cui sta in piedi non si muove. Uno perfino grida a lui,
ma esso non risponde ; non lo salva dalla sua angustia”. Si scosse , guardò ancora una volta l’idolo ritto in
piedi vicino a loro, poi ad alta voce disse : “Io credo, non rimarrò solo nell’oscurità , Isaiah il profeta mi
ha fatto luce,lampi oscureranno il falso …”. Stava per aggiungere altro ma fu interrotto dall’arrivo di
un uomo alto dall’aspetto marziale . Si sarebbe detto un uomo di mare , accompagnato da due bellissime dame. Francis
trasalì nel vederle.”Dyanah !”-pensò.”Dyanah , mio fulgido sogno !”-disse fra se, senza che una sola
parola uscisse dalle sue labbra. (continua)
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