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SORRISI DI UNA NOTTE DI PRIMAVERA (Sesta Parte)

Corrado Francesco Di Lorenzo - 4 Maggio 2002 -

Il sole primaverile scaldava la piana dell’Arno e il cavallo , lanciato al galoppo,cominciò a schiumare.”Devo farlo riposare”-si disse il cavaliere che lo montava . Era un uomo sulla cinquantina , lo sguardo fiero sul volto pallido gli conferiva un aspetto nel contempo dolce e autorevole. Gli occhi erano di un verde intenso e parevano balenare ogni qualvolta incontrava sulla sua strada ostacoli improvvisi . Ogni tanto il vento che gli scompigliava i capelli lo costringeva a spostare la chioma , ormai brizzolata , dalla fronte e dagli occhi. ”Si , devo fermarmi o scoppierà sotto di me, povera bestia”.Tirò le redini e l’animale si fermò con un nitrito , il morso lo aveva appena disturbato e scalpitando, le froge e la bocca coperte di schiuma ,s i mise a brucare l’erba del prato. Poi si lasciò guidare docilmente verso il fiume dal suo cavaliere. L’Arno brillava sotto i raggi del sole e l’uomo portò la mano alla fronte per difendersi dal riverbero che disegnava sull’acqua scintillii e lampi di luce.”Bevi poco amico mio”-disse rivolto al suo cavallo-“che la corsa che abbiamo fatto ti ha surriscaldato e non voglio proprio che tu stia male”. Lasciò che il cavallo bevesse , si abbassò a prendere con la mano a coppa un po’ di acqua e se la passò sul viso,poi trasse dal giustacuore un fazzoletto e si asciugò. Fu in quel momento che un fruscìo, alle sue spalle, lo costrinse a voltarsi . La sua mano corse istintivamente al  fianco dove , appeso alla cintura , un corto spadino inguainato in una custodia di pelle con borchie di argento scintillava al sole. Fece girare l’occhio per tutto il perimetro della radura dove si trovava , le spalle al fiume, ritto in piedi , poi legò il cavallo ad uno sterpo che spuntava dal terreno e mosse alcuni passi verso la macchia verde da cui era provenuto il rumore che aveva sentito. All’improvviso, quasi scaturiti dal nulla , due uomini spuntarono fuori da dietro i cespugli . I volti scuri , completamente vestiti di nero , armati di corti pugnali che impugnavano in palese atteggiamento minaccioso , fu subito chiaro che erano malintenzionati.Venivano avanti lentamente, muovendosi chiaramente verso l’uomo che, accanto al suo cavallo, sembrava attendere imperturbabile la loro prima mossa .Uno dei due , che sembrava avere autorità sul secondo, fece roteare la lama del suo stilo e si spostò sulla destra , mentre l’altro andò a sinistra . Era chiaro che volevano circondare quella che consideravano una facile vittima da rapinare e magari assassinare. Ma non sapevano di avere di fronte un uomo che non solo non aveva alcun timore delle loro lame , ma era anche conscio dei suoi poteri . Quell’uomo era il Signore di Greenlandia : Francis Lorenim . Francis prese il suo spadino con la mano destra e alzò la sinistra levandola ben alta all’altezza del viso ma protesa in avanti. La sua mano era vuota ma quando prese a muoverla facendola oscillare e scuotere come una bandiera al vento un suono si propagò nell’aria ;una sorta di tintinnio continuo, ritmico, argentino, metallico. I due aggressori sembravano ora chiedersi da dove provenisse quel suono, gli occhi sgranati per la meraviglia , si guardavano attorno, che non vi fosse qualcun altro con l’uomo che essi volevano aggredire,ma inutilmente. Quell’uomo era solo ! Allora da dove proveniva quel suono ? Mossero ancora qualche passo verso Arcodor, indecisi sul da farsi e all’improvviso il Mago chiuse gli occhi , sembrò concentrarsi per un brevissimo istante , il corpo riflesso nel grande fiume , la mano ancora per aria , oscillante, poi disse :”SPIRITI NERI , IO VI COMUNICO LA MAGIA DEL SUONO OSCILLANTE ,VOI AVETE OSATO SFIDARE I MIEI POTERI E ORA NE PAGHERETE LE CONSEGUENZE !”. I due uomini si fermarono .”Come hai fatto a riconoscerci?”-domandò il più vicino a lui. Arcodor sorrise, e con un tono che non ammetteva repliche rispose : “Voi non conoscete l’ira dei Maestri che furono, non comprendete in che cosa continuate a incespicare, andatevene, prima che il mio potere si abbatta su di voi e vi distrugga !”. I due si guardarono l’un l’altro poi , in silenzio, gli volsero le spalle e se ne andarono con la stessa precipitosa irruenza con la quale lo avevano aggredito. Francis si rilassò, sedette sul bordo del fiume, massaggiò piano la radice del naso come era solito fare quando era stanco dopo una notte passata sui suoi libri. Poi , salì a cavallo e spronò : “Andiamo Ariel , è ora di riprendere il nostro cammino, Sestri è ancora lontana”.

Il sole stava ormai tramontando e il Valdarno si colorava dei colori del tramonto ;giunto all’Ancisa , decise di chiedere ospitalità al Castello dei Conti Begnat .Fu accolto con un largo sorriso dal castellano che lo conosceva fin dai tempi della invasione dei NaziCrucchi , una popolazione nordica che pochi anni prima aveva spadroneggiato sui Territori del Nord trovando complicità nel terribile  Duce della Marca di Salò e dei suoi briganti assassini : gli Spiriti Neri.”Venite amico mio siate il benvenuto”-lo accolse il conte Angelo-“qual buon vento vi mena nelle nostre contrade?”. Lorenim restituì il saluto stringendo con vigore la mano che l’altro gli porgeva , affidò il cavallo ad un palafreniere e intanto rispose : ”Sono diretto nelle Terre Alte di Liguria , invitato a partecipare alla festa per le nozze imminenti fra Pierus figlio del principe Augustus , e la figlia del Margravio di Padania”.”Anche io sono stato invitato , e non vi nascondo che a malincuore accetto di andare alla corte di quel tiranno , ma i doveri del mio rango mi impongono di obbedire”. Francis annuì ;anche lui , se non fosse stato per la speranza di conoscere infine la bella Dyanah , avrebbe volentieri rinunciato a quella festa.”Andremo e vedremo , caro Angelo, la Festa della Primavera è una occasione per dare al popolo un giorno di libertà , noi parteciperemo e ne approfitteremo per conoscere nuovi amici che possano , insieme a noi , aprire la strada a Colui che deve venire ; non tutto il male viene per nuocere”. Salirono insieme le scale che li portavano ai piani superiori , dove la vita dei castellani si svolgeva tranquilla .Erano , i conti Begnat ,vassalli rispettati dell’imperatore di Enotria, Carolus Inciampus, uomo dalla parola facile, ormai anziano , uso a ripetere sempre le stesse parole : Patria , Famiglia , Domineddio. Inciampus non amava  la cacciagione, e in particolare diceva che gli facevano male i passeracei , che gli erano indigesti ,e mangiava soltanto trunzi di cavolo che elargiva anche ai suoi commensali , i quali sapendolo, si portavano da casa un pane fatto alla maniera di Trinacria che conteneva sesamo e si diceva avesse enormi proprietà afrodisiache. Quando era ospite dei conti Begnat questi si facevano obbligo di procurargli ciò che lui desiderava, badando bene che i cuochi nemmeno pensassero ai passeracei, cosi che , in quelle occasioni , anche quei poveretti si accontentavano dei trunzi di cavolo.Quella sera però , all’illustre ospite furono portati passeracei di Romagna , ben pasciuti , di passo , profumati con oli  di rosmarino e salvia , ben unt e farciti con gambi di  cardo della Belinia . ”Sono proprio buoni”-sentenziò Lorenim-“ne avevo un desiderio pazzo , la Romagna è terra di passeracei stupendamente ‘boni et succosi’-disse ancora , dando , con quella citazione latina , più corpo ai suoi complimenti verso la padrona di casa , che aveva curato personalmente il servizio e il pranzo e che Lorenim sapeva essere di Ariminum , la bella cittadina sul mare di Adria , là dove la Romagna più profonda si unisce alla Marca contea , a nord di Ancona.

 L’indomani di buon’ora una piccola carovana si mosse dal Castello Begnat verso nord , in direzione di Florentia . Ne facevano parte , oltre ai Conti che avevano ospitato il Mago e quest’ultimo , alcuni guerrieri armati di tutto punto e alcuni scudieri , nonché la dama di compagnia della contessa e due servitori. Le donne viaggiavano su una carrozza , gli uomini a cavallo, preceduti e seguiti dai guerrieri . Ai lati della carrozza cavalcavano invece gli scudieri del conte.

Il pensiero di Francis andò a Dyanah.”La vedrò, presto sarò con lei , potrò infine scrutare nei suoi occhi e sarà mia , perché già sento, dentro di me, la voce del cuore che grida il Sentimento Sacro ;si Dyanah , aspettami , il tempo è venuto !”.

(continua)

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