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WARNING ! Eccovi la quarta parte del Romanzo : ricordate che  è destinato ad  un pubblico adulto ! Tenete lontani i minorenni quindi e  impedite loro di leggerlo;vi saremo grati per la vostra collaborazione.

 “SORRISI DI UNA NOTTE DI PRIMAVERA” (quarta parte)

di Corrado Francesco Di Lorenzo  (Riproduzione Vietata)

 

Ora bussavano alla porta furiosamente.Arcodor vi si diresse con un moto di stizza : “Harald non si comporta mai così, chi sarà?”-si chiese. Aprì e subito fecero irruzione all’interno tre uomini in divisa nera , il volto duro e fiero contratto in una smorfia che voleva essere nel contempo severa e corrucciata.”I Carabbi Neri”-pensò il Mago fra se e se. Ma subito dopo scosse il capo e si ricordò che quegli antichi guerrieri malefici erano ormai scomparsi da secoli.”Che cosa volete ?”-domandò,rivolto ai nuovi venuti che così maldestramente si introducevano nel suo Palazzo.”Sono il Comandante dei Gendarmi , cerchiamo Lorenim”-disse quello che sembrava essere il capo.”Cosa volete da lui ?”-replicò il Sapiente.L’uomo dette uno sguardo intorno quasi distrattamente,poi esclamò : “Il Duca vuole parlargli”. Lorenim fissò in volto quel soldato, si lisciò per un breve attimo la folta barba dove , sul mento, formava un pizzo che conservava ancora tracce del colore di un tempo,poi disse : “Sono io Lorenim”.”E’ vero che sapete curare i malati?”-domandò il gendarme. Francis sembrò riflettere poi annuì.”Bene allora prendete ciò che vi occorre e venite con noi”.Il Mago pregò il soldato di attendere poi ,radunate in una borsa da viaggio alcune sue cose,seguì quegli uomini fuori del palazzo.Non senza aver dato disposizioni ai suoi servitori di badare a che nessuno entrasse nel suo studio in sua assenza.”Venite”-lo invitò il comandante indicandogli una carrozza che attendeva all’uscita-“Noi vi seguiremo a cavallo”.Lorenim salì e subito il cocchiere spronò la pariglia di cavalli.La carrozza giunse ben presto al Palazzo ducale.Introdotto alla presenza del Duca di Etruria il Mago salutò cordialmente il nobiluomo che gli veniva incontro.”Grazie per essere venuto”-disse subito il duca.”Era mio dovere”-replicò Lorenim-“In cosa posso servirvi?”.”Venite con me”-rispose l’altro.Si addentrarono nel palazzo ed entrarono in una vasta stanza, non molto ben illuminata, dove due persone stavano accanto ad un letto dove era sdraiato un bambino dalla apparente età di sei anni,pallido in volto,una gamba avvolta al ginocchio da una benda macchiata di sangue.”E’ mio figlio”-mormorò il Duca rivolto all’ospite-“Il mio medico dice che ormai può fare ben poco”.Il cerusico,una delle due persone accanto al letto,scosse il capo sconsolato, senza proferire parola.Si capiva che era imbarazzato e dispiaciuto.L’altra persona era la duchessa,la madre del bambino.”Siete venuto”-sussurrò stringendo entrambe le mani del nuovo arrivato-“vi prego fate qualcosa”.Il Mago si avvicinò al letto,guardò il bambino,gli sorrise,poi con un gesto deciso tolse la fasciatura alla gamba.Lo spettacolo che gli si presentò davanti agli occhi non dovette piacergli perché il suo volto si incupì.Nella stanza si fece un gran silenzio. Francis esaminò a lungo la ferita poi chiese : “Che cosa lo ha ridotto così?”.”Nei boschi,un rovo gli ha graffiato la gamba cadendo dopo essere inciampato,l’infezione sembra aver invaso tutta la parte superiore del ginocchio”.”Vedo,procuratemi molta acqua piovana,avrete una cisterna dove la conservate immagino”.”Certo,provvedo subito”-rispose la duchessa.Il Mago si voltò verso il Duca .”Conducetemi nelle cantine”-disse.L’uomo lo guardò meravigliato ma conosceva bene la fama del signore di Greenlandia.Annuì ,poi con un cenno del capo lo invitò a seguirlo.Preceduti da un servitore che portava una grossa torcia scesero nei sotterranei.”Portatemi al muro che confina col fossato esterno,dove l’umidità è più palese”-chiese Lorenim. Lo accontentarono e si trovarono subito di fronte il muro esterno,dove l’acqua che filtrava dal vallo pieno d’acqua che circondava il Castello aveva provocato infiorescenze e muffe sulla parete.Il Mago trasse dalla sua borsa una specie di raschietto di legno e raccolse in un piccolo vassoio,sempre uscito dalla sua sacca,la muffa bianca che andava man mano grattando via dal muro.Quando fu certo di averne raccolto abbastanza si girò verso i suoi accompagnatori.”Possiamo tornare su”-disse.Al di sopra,il Mago mescolò quella muffa con un unguento che conservava in una bottiglietta ,ne fece una pasta biancastra e la spalmò sulla gamba del bambino.”Guarirà?”-domandò la madre trepidante.Il Mago non rispose,guardò la donna,le sorrise,poi si raccomandò che nessun altro si prendesse cura del malato.Rivolto al Duca promise : “Tornerò domani”.Il Duca lo ringraziò.”Vi pagherò bene,grazie per ciò che potrete fare”.Arcodor alzò la mano quasi volesse schermirsi : “Non pensate al denaro adesso,fate in modo che al bambino siano dati cibi sani e leggeri”.Presa una boccetta dalla sacca la porse alla duchessa .”Dategli qualche goccia di questo una sola volta al giorno,il mattino presto,e pregate!”.La donna annuì,prese la boccetta dalle mani del Mago e lo ringraziò.Fuori dal Palazzo l’aria della notte ormai incipiente colpì il viso del Mago piacevolmente.L’odore acre dei sotterranei e l’atmosfera cupa di quella stanza lo avevano intontito.Salì sulla carrozza che lo riportò al suo studio.

Nel suo rifugio il Mago sedette per un po’ sul suo scanno di bronzo,gli occhi chiusi,pensieroso,poi quasi la sua mente fosse attraversata da un dubbio improvviso si alzò,camminò avanti e indietro per un po’,le mani dietro la schiena percorrendo la stanza con lunghe falcate e infine si fermò.Davanti a lui la porta del laboratorio attirò il suo sguardo.”Salverò quel bambino”-sussurrò.Aprì quella porta e all’interno lo investì subito l’odore delle molte sostanze che ,nelle bevute e negli alambicchi,stagnavano colà da alcuni giorni.”Ora vediamo se ti sconfiggo,Demone Nero,non porterai via quel bambino”.Accese un Bunsen servendosi di un acciarino,vi pose sopra un grosso bicchiere di vetro ,vi versò un liquido e attese che arrivasse ad ebollizione.Aprì la finestra e guardò il cielo.”E’ notte”-mormorò-“presto comparirà la negrura ,il corvo nero volerà ancora,ma giungerà la luminosa Stella del Mattino e libererò la bianca Colomba;non è la prima volta che mi accingo alla ‘Grande Opera’”.Lui sapeva,quanti uomini si erano cimentati nella ricerca della Pietra Sacra,quanti uomini si erano illusi di poter compiere la Grande Opera ! Quanti uomini erano convinti che la ‘Pietra’ fosse soltanto un minerale!Stolti,non sapevano ! “Lapis Philosophorum”-la Pietra Filosofale,in realtà celava ....................  (Nota dell'autore : Una parte del romanzo  è stata qui omessa in quanto contiene verità rivelate che non possono al momento essere date  in pasto al pubblico tutto.Forse ve la riveleremo alla fine del libro,perdonateci )  ..............  La vera Pietra Filosofale capace di operare la trasformazione del vile metallo dell’egoismo umano nell’oro della bontà e della misericordia . Dall’Athanor, infuocato sul fornello acceso, il rumore della bollitura lo riportò alla Grande Opera.Stolti coloro che pensavano che lui fosse un qualunque alchimista;lui stava soltanto preparando l’Unguento Primordiale,lo stesso che si diceva fosse stato spalmato sul corpo del Giovane di Nazareth assassinato da coloro che dicevano di amarlo.Nessuna magia avrebbe mai potuto cambiare l’esistenza di alcuno.Soltanto uno studio accurato delle possibilità che la Natura stessa,per intercessione del suo Creatore,poteva offrire agli uomini.Nessuna magia,soltanto mescolanza di erbe e sostanze capaci di facilitare la guarigione,sollecitate dalle alte temperature,distillate e purificate.Ciò che gli uomini chiamavano già farmacobiologia e che un tempo era soltanto medicina.  (continua)

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