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SORRISI DI UNA NOTTE DI PRIMAVERA
( Romanzo  di Corrado Di Lorenzo )
Copyright Easylandia Publishing - Perugia ( Italy  )

PARTE TERZA
 
Il Mago si allontanò dalla finestra e con lo sguardo percorse l'ampio studio quasi desiderasse rendersi conto degli eventuali danni che il terremoto tremendo che poco prima aveva squassato il palazzo potesse aver prodotto."Una brutta scossa"-mormorò-"chissà cosa ha provocato nei borghi ,alle antiche case sul lago".Per alcuni minuti quel pensiero rimase nella sua mente.Immaginava le vecchie catapecchie della povera gente dei sobborghi del paese in che stato potevano trovarsi dopo quel disastro.Misurò la stanza a gran passi,pensieroso,lo sguardo fisso davanti a se,andando avanti e indietro;poi tornò verso la finestra e guardò verso il lago.Il sole era quasi al tramonto e l'acqua si era colorata riflettendo la luce del cielo.Rade nubi si erano tinte di rosso e l'arancio del sole all'occaso si mescolava col giallo,il rosa,il bleu della sera che si avvicinava.Uno spettacolo indimenticabile che lui amava osservare spesso da quella sua posizione privilegiata che gli regalava la visione di una vasta fetta dello specchio d'acqua antistante il promontorio su cui sorgeva il paese.Bussarono alla porta;il Mago si scosse,si girò e con voce decisa esclamò:"Sei tu Harald?Vieni avanti ".La porta si aprì e l'uomo interpellato con quel nome,un giovane fidato che da tempo era al servizio del Mago ,introdusse all'interno una donna dall'apparente età di 30 anni.Il Mago le fece segno di avvicinarsi poi,con voce calma le chiese : "Cosa ti porta da me donna? ".La giovane si torceva nervosamente le mani e sembrava indecisa,poi timidamente espose il motivo della sua visita.Spiegò che poco prima del terremoto lei si trovava al mercato insieme al suo giovane fidanzato ma che nel trambusto si erano separati;finito quel finimondo lei lo aveva cercato ma con sua grande sorpresa e disappunto non era più riuscita a trovarlo,finchè dopo aver a lungo scrutato fra i vicoli del borgo di sopra lo aveva visto bussare alla porta di una sua amica.Quella lo aveva accolto con un sorriso e i due si erano baciati scoprendo così una tresca che la donna immaginava durasse da chissà quanto tempo."E che cosa vuoi da me?"-domandò il Mago-"Credi forse che io possa impicciarmi degli amori altrui?".La donne tacque,inghiottì ,poi con fare deciso,il volto stravolto da una smorfia di odio ,esclamò : "Voglio un incantesimo,per far tornare da me il mio uomo e punire quella donna".Il Mago la fissò dritto nel volto,i suoi occhi mandarono un lampo."Un incantesimo"-disse con voce irata-"un incantesimo"-ripetè.La donna annuì."Si maestro,e voglio che la mia rivale sia punita".Il volto del Magò si incupì ancor più."Punita"-disse con un tono minaccioso-"punita come?"-domandò."Voi siete maestro di magìa,lo sanno tutti al paese,voglio che ella soffra"."Harald ! "-gridò il padrone del Castello-"butta fuori questa donna,che non compaia mai più al mio cospetto !".La donna spaventata balbettò :"Non volete aiutarmi...".Il Mago le voltò le spalle,"Via ! Non mescolo intrugli di magìa nera,non sono uno stregone,risolvi da te i tuoi problemi amorosi".Harald sospinse con decisione la donna fuori dalla stanza .Il Mago, rimasto solo, si avvicinò ad una grande specchiera che faceva bella mostra di se sulla parete opposta alla finestra.La sua immagine riflessa lo costrinse a concentrare lo sguardo sul suo petto,dove ora era possibile leggere capovolta la scritta dorata . Lesse ad alta voce : SISNARF MINEROL.Sorrise a lungo e la sua rabbia svanì di colpo, compiacendosi di quella scritta ,e ritornò col pensiero ad un giorno ormai lontano,quando si era reso conto di avere ereditato dalla nonna materna poteri particolari,finchè aveva incontrato gli 'Antichi Maestri' e aveva imparato.Da essi aveva appreso "l'Arte del Pensiero di Luce" ,e la "Sacra Ermesi" non aveva avuto più segreti per lui.Ricordava molto bene quel giorno in cui aveva volgato il suo nome : FRANCIS LORENIM era soltanto un anagramma che solo lui conosceva,e in quell'anagramma erano celati tutti i 'Sacri Segreti' della 'Spada che Canta' e della Magìa della 'Dama del Lago'."Merlino"-mormorò-"quanto tempo è passato".Andò verso una porta sbarrata da un pesante chiavistello,lo fece scorrere,aprì e andò verso una piccola finestra sul muro proprio di fronte a lui,la spalancò e l'aria fresca della sera lo investì.Respirò a pieni polmoni.Era sempre così quando si trovava in quel particolare stato di eccitazione.Sapeva che qualcosa stava per accadere ma non era ancora ben certo di cosa si trattasse.Accese una lampada che stava su un tavolino accosto alla parete alla sua destra , aprì un antico guardaroba e per un breve attimo rimase fermo a guardare ciò che si trovava dentro quel mobile.Poi con un gesto deciso la prese."La Spada che canta"-sussurrò sollevando in aria una lama scintillante dopo averla afferrata con piglio energico."Excalibur è ancora in attesa di un nuovo Re che la impugni.Dove sei Artù?Avevi detto che saresti tornato !".Tacque,sgomento,ritornò con la mente alla sua giovinezza quando aveva ricoperto nel giuoco quel ruolo.Artù,il Re di Camelot,il Re Cavaliere,colui che aveva estratto dalla roccia la 'Spada che canta'.E Arcodor ripensò a quel giorno lontano in cui lui aveva pronunciato per la prima volta "l'Incantesimo dei Guerrieri Epici".Mentalmente lo ripercorse parola per parola e l'evocazione risuonò nell'ampio studio dove Il Mago era tornato,quasi volesse ripetersi il rito.Arcodor alzò alta la spada che impugnava nella mano destra poi pronunciò l'Incantesimo :"Padre del Pensiero di Luce,Tu che risiedi nell'Empireo Eterno,Signore del Cielo,ascolta il tuo servo fedele! Dammi,per intercessione della Sacra Pietra,la Sapienza dei Magi d'Oriente,la Saggezza di Salomone,l'Astuzia di Ulisse,le Arti di Merlino,la Forza benedetta di Artù ! Consentimi di servirti Padre !".Era come se l'Incantesimo antico si fosse ripetuto e ora lui sapeva.I suoi viaggi nell'Oriente Estremo gli avevano fatto conoscere le arti della 'Terra Nera',ciò che gli Arabi chiamavano 'Alkemia'.Così aveva appreso che l'infinitamente piccolo è simile all'infinitamente grande e poteva dire con certezza che tutto può 'essere sciolto o coagulato'.'SOLVE ET COAGULA',lì si celava il segreto.E ciò che poteva essere rivelato soltanto agli umili e ai buoni era stato celato ai sapienti.In cosa consisteva il segreto del 'Codex Dantis'? Perchè gli Yurk chiamavano Gerusalemme con l'arcano nome CUDSEMBARIC ? Era partito tutto da lì,quel lontano giorno in cui aveva trovato quella pergamena e lui si era messo a studiarla.E aveva imparato,da solo,senza l'aiuto di alcuno.Aveva imparato che il segreto della Parola scritta si celava dietro alcune regole mai scritte,apparentemente caotiche,irregolari,incomprensibili,senza ordine. E invece non era così.Lui aveva trovato il Codice e lo aveva decifrato.Consisteva certo nel tagliare via le parole intere,nel rendere plurale il singolare e singolare il plurale,nel fare maschile il femminile e viceversa.Ma non era solo quello : parole tronche,anagrammi,litoti,acronimi,tutto congiurava a rendere il testo,spesso un presagio,una profezia,una formula magica,incomprensibile ai profani.Ma il segreto più grande si celava nel modo in cui bisognava leggere : a sillabe,a pezzi,a versi,da destra verso sinistra,dal basso verso l'alto,e poi c'era la più arcana delle regole e soltanto lui e forse pochi altri conoscevano : 'L'Alfabeto Verticale'.Lorenim ,ma potremmo dire Merlino,Artù,Ulisse,Salomone,uomini che secondo la credenza degli uomini dell'Oriente Estremo,potevano essere incarnati in un solo uomo,sorrise compiaciuto.Forse,in quel momento,soltanto lui conosceva quel segreto,a meno che non esistessero da qualche parte ancora seguaci della 'Rosa Ermetica'."Hermes Trismegistus,maestro dei maestri,quante cose mi hai insegnato"-mormorò.Ripose la Spada,chiuse alle sue spalle la porta della stanzetta e andò verso 'la Sfera di Luce'.La scoprì intenzionato a evocare l'immagine di Dyanah,ma fu interrotto di nuovo da una serie frenetica di colpi: bussavano ancora alla porta dello studio."Proprio ora,La Stella del Mattino dovrà aspettare e Dyanah pure"-disse ad alta voce-"anche il Segreto di Babilonia e le parole scritte nel muro dal dito di Dio,andiamo a vedere chi osa disturbarmi".
(continua)
 

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