|
|
"POTRESTI ESSERE MIO PADRE AMORE MIO!" Racconto di Corrado Francesco Di Lorenzo
Copyright Gennaio 2004 Easylandia
Publishing & Advertising Division of Easylandia International Network
“POTRESTI
ESSERE MIO PADRE AMORE MIO” Amare un luogo diventa a volte un imperativo categorico,quasi un modo per sentirsi
parte della terra che si abita e nel contempo uniformarsi agli
usi e ai costumi degli abitanti che da sempre ci vivono.Così David ,giunto in Umbria ormai da anni ,si considerava
a tutti gli effetti cittadino elettivo di quella Regione.Ora parlava di “noi” nei dibattiti e nelle discussioni,perché
fosse ben chiaro che lui pensava e parlava come loro,ne conosceva le usanze e le credenze,ne aveva studiato il dialetto.Da
sempre era appassionato dello studio dei luoghi,dei toponimi,delle origini e delle tradizioni di paesi i più diversi;
e da sempre ne studiava la lingua locale,l’etimologia delle parole e dell’idioma.Amava fin da bambino leggere
di tutto e aveva avuto la fortuna di avere un padre molto colto che aveva riempito la casa di libri,pur
essendo un semplice funzionario dello Stato.Questa sua passione per la lettura lo aveva presto indirizzato verso l’arte
della scrittura,dapprima con la sua amata stilografica e in seguito servendosi prima di una macchina da scrivere e poi,scoperto
il Personal Computer,della tastiera di un sistema molto avanzato.Cominciò a scrivere un romanzo ,ed essendo un appassionato
animalista,lo fece con l’intento di sensibilizzare il lettore a prendere in considerazione
l’abolizione della vivisezione.Dal racconto che parlava del rapporto conflittuale fra un topolino
da esperimento e lo scienziato che lo sottoponeva a pratiche anche terribili,come l’impianto di malattie incurabili
nel povero corpicino dell’animale,si potevano intuire non solo valide ragioni legate alla sofferenza
della bestiola ma anche solide argomentazioni scientifiche per porre fine a quella barbara pratica scientifica.Erano passati
ormai tre mesi da quando il romanzo,stampato e distribuito da un piccolo editore di provincia,era ormai in diverse librerie
italiane,quando David ricevette una lettera da una ragazza di Bologna che aveva letto il libro e lo aveva
molto apprezzato.La lettera diceva pressappoco così : “Ho
acquistato il suo libro convinta che mi sarei trovata di fronte al solito saggio contro la vivisezione e mi
sono trovata invece a piangere per le disavventure di quel topolino ,di cui ho seguito passo passo,leggendo il suo romanzo
,tutti gli avvenimenti che lo hanno riguardato fino alle pagine finali,davvero ricche di sentimento e di
cuore”.David lesse la firma : Maria Luisa Ameri;poi ripose la lettera, non senza prima aver annotato
diligentemente l’indirizzo della giovane.Si fermò un attimo davanti alla finestra del suo grande studio,lo sguardo
perduto nella vasta distesa azzurra che aveva davanti,il lago che lui tanto amava,dove si era svolta tanti secoli prima una
terribile battaglia fra le Legioni di Flaminio,Console romano,e il Cartaginese venuto fin dalle coste dell’Africa a
sfidare la potenza di Roma : Annibale Barca. Poi, sedutosi davanti al suo computer ,cominciò a scrivere :
Gentile signorina Maria Luisa
“Me ne sto qui, su questo mio lago azzurro,quando il cielo
sereno riflette, scuro e scosso da onde nei giorni di tempesta; sto qui e rincorro il tempo in avanti alla ricerca disperata
di un futuro migliore; ma a volte indietro ritorno,alla giovinezza mia,e alle corse spensierate, alle risa, ai pianti che
hanno caratterizzato la mia bellissima infanzia e l'adolescenza in terra toscana prima e lombarda ed emiliana poi.
Pur essendo nato in Sicilia, e fiero di essere Siciliano, amo considerarmi pregno di cultura e di pensiero bolognese. Di Bologna
parlo il dialetto, che ha lasciato nella inflessione della mia voce,pur non abitando piu da decenni in Emilia , l'accento
e le aperte note cordiali.
Mi fermo qui,e vengo al dunque,onde
Ella non abbia a pensare che sono soltanto un chiacchierone,ma sempre invece teso a nuove conoscenze
e nuove amicizie.Ho apprezzato molto la sua lettera ed è certo che un autore,benché
umile come chi le scrive,trova nel compiacimento dei lettori il giusto riconoscimento al suo impegno ,più di quanto
possano fare quei guadagni che io ,ahimè, ancora sono ben lungi dal percepire.” David smise di scrivere,sembrò
cercare a lungo l’ispirazione fissando,come spesso era solito fare,la libreria ben fornita che aveva di fronte alla
scrivania,poi socchiuse gli occhi,si massaggiò la radice del naso col pollice e l’indice della mano sinistra
e riprese a scrivere : “Immaginare una storia,cara Maria Luisa,scriverla,vederla prendere forma di romanzo man mano che la scrittura
sporca il foglio bianco,è cosa che nasce nel più profondo dell’anima e della mente.La parola scritta è
il mezzo più efficace per mutare la realtà,a volte spiacevole,in virtuale disegno costruttivo.E come nella finzione
scenica teatrale,lo scrittore diventa attore anch’egli di una muta rappresentazione e si accompagna,via via, ai suoi
personaggi vivendone le emozioni, le sensazioni e i sentimenti come se egli vivesse insieme con loro,ne
ascoltasse il respiro,mentre la scorrevolezza del racconto è proporzionale alla passione,ma anche
all’inventiva e all’esperienza dell’autore.Usufruire delle migliaia di libri letti,avere scomposto e volgato
mille volte la parola scritta,avere finanche imparato la affascinante “Lingua degli Uccelli” per coniugare all’immaginazione
la “Conoscenza ripiena di Sapienza” di cui parlano le Scritture antiche.E la traslitterazione diventa Magia che
tutto può contenere e spiegare.Arcani ,antichi segreti affiorano dalle pagine ingiallite,mentre i Maestri antichi sembrano
tutti ritornare ,e gridano dalla carta tinta di nero di un antico tomo sacro le loro magiche verità,e svelano i loro
nascosti misteri.Cosa rimane ad un umile autore di provincia,lontano da quel triangolo industriale piemontese,lombardo,veneto
dove tutto si decide,o da quella Roma,eterna regina del Bene e del Male,dove si discutono i diritti di un popolo ormai maltrattato
e deriso? Leonardo ,il grande di Vinci,scrisse : ‘ Vedendo io non potere pigliare materia di grande utilità o
diletto,perché gli omini innanti a me nati,hanno preso per loro tutti l’utili e necessari temi,farò come
colui,il quale,per povertà,giugne l’ultimo alla fiera,e,non potendo d’altro fornirsi,piglia tutte cose
già da altri viste e non accettate,ma rifiutate per la loro poca valetudine.Io questa disprezzata e rifiutata mercanzia,rimanente
de’ molti compratori,metterò sopra la mia debole soma,e con quella,non per le grosse città,ma
povere ville andrò distribuendo,e pigliando tal mercede qual merita la cosa da me data’. Ora lei ha capito ,cara signorina,perché
ho scritto questo libro, e voglio dirle che apprezzo molto il suo lusinghiero parere.Un saluto cordiale,
David Laurentius Faracis Erano
passate due settimane da quando David aveva spedito quella lettera quando un giorno ricevette un invito
a recarsi a Bologna dove avrebbe potuto tenere una breve conferenza dibattito sulla vivisezione.L’invito proveniva da
una associazione animalista ed era firmato da Maria Luisa. Decise di accettare :”Ci andrò”- disse fra se-“farò un po’
di pubblicità al libro”.Era abituato a parlare in pubblico,aveva fatto politica,e non si sarebbe certo trovato
a disagio.Inoltre avrebbe rivisto Bologna,le sorelle e il fratello,gli amici mai dimenticati,gli operai
della fabbrica in cui aveva lavorato per mettere da parte il denaro da portarsi in caserma per il servizio
di leva,gli ex studenti del Liceo Righi.Un moto di tristezza si impossessò di lui per un breve attimo : aveva perduto
entrambi i genitori troppo presto e al pensiero di tornare nella casa di suo padre,dove ancora viveva la sorella
Angela,e non vedere sua madre aprirgli la porta sorridente, come era solita fare quando lui tornava dopo un periodo
di assenza,avvertì uno spasmo alla bocca dello stomaco.Era guarito ora,ma la sua ulcera,ricordo di tanti strapazzi
e bagordi di gioventù,gli aveva lasciato uno strascico psicosomatico. Giorni dopo,accompagnato dal figlio Piero ,David atterrò
all’Aeroporto di Bologna Borgo Panigale dove era atteso da Maria Luisa ,che gli andò incontro riconoscendolo
dalla foto che faceva mostra di lui nel retrocopertina del romanzo.David se la vede venire verso di lui sorridente, la mano
tesa nell’intenzione di stringere la sua e,per un breve attimo rimase come colpito dalla giovane età della donna
ma soprattutto dalla sua bellezza.Maria Luisa doveva avere si e no 30 anni ,i capelli rossi e fluenti le incorniciavano il
volto curato dando risalto al trucco lieve che coloriva le guance e metteva in risalto gli occhi verdissimi e brillanti.David
strinse quella mano con fervore,incapace di staccare gli occhi dagli occhi di lei,che ,imbarazzatissima, ma sempre col sorriso
sulle labbra, lo invitò verso il parcheggio auto.David la seguì mentre la giovane accompagnava i
loro passi con ulteriori lodi sul libro e quanto era piaciuto anche agli amici cui lo aveva consigliato.David si schermiva,cercando
di non apparire troppo compiaciuto.”Ecco,venga,quella è la mia auto,abbiamo
pensato a tutto noi,le abbiamo prenotato una camera all’Hotel Maggiore,come lei desiderava,anche per suo figlio.”Benissimo,è
l’albergo dove alloggio sempre quando vengo a Bologna,è di fronte alla casa di mio padre,nel quartiere
dove sono cresciuto e ho abitato per piu di dieci anni”.Scorrevano ai lati dell’auto i palazzi
e i negozi a lui tanto familiari,nel quartiere di Santa Viola;riconobbe senza fatica il negozio di articoli
sportivi dove era solito acquistare i “bigattini” per andare a pesca nel fiume Reno,che avevano appena attraversato
sul ‘ponte lungo’ per immettersi in via Emilia Ponente,la strada che aveva percorso mille e
mille volte negli anni belli della sua permanenza bolognese.Andò col pensiero a sua madre,una donna timida e riservata;sorrise
al ricordo di attimi in cui l’aveva vista arrossire nel dare la mano a un amico di suo padre in visita alla famiglia.Era
bella e dolce,e l’incarnato bianco le conferiva un’aria aristocratica che denotava la sua appartenenza ad una
antica famiglia .”Ecco il suo hotel” esclamò in quel momento Maria Luisa. David si scosse dai suoi pensieri,indicò
un gruppo di palazzine color rosa a meno di cento metri e rispose : “La prego,là c’è la mia casa,mi
porti là per cortesia”.La donna sorrise ,annuì con un breve cenno del capo, ridette fiato al motore che
stava ormai rallentando e commentò : “Ma allora lei è proprio bolognese come me,che
bello !” David
sorrise -”Sono arrivato”- disse-“si fermi davanti a quel cancello,all’entrata del cortile,grazie”.
Si salutarono ripromettendosi di vedersi nel pomeriggio ,per la conferenza, che si teneva in un importante
auditorium nel quartiere fieristico,fuori porta. Angela, la sorella piu giovane di lui di ben undici anni,lo accolse con gioia quando
lo vide sulla porta sorridente come sempre.”Entra,vieni,ora telefoniamo a tutti,sono certa che saranno contentissimi
di vederti”. David sedette nella comoda poltrona che fu di suo padre,mentre Angela faceva entusiastiche osservazioni
su quanto fosse cresciuto suo nipote Piero ;e come era diventato bello,con quella barba su tutto il volto,proprio come suo
padre.”Vi assomigliate un sacco voi due”_disse .”Già”-gli fece eco David-“così
dicono,ma io sono più bello”.Rise,assestando un buffetto alla spalla del figlio.”Allora”-esordì
Angela-“Che devi fare di bello a Bologna?” . David spiegò del romanzo e della conferenza,disse di Maria
Luisa, e Angela sorrise accusandolo di essere il ‘solito dongiovanni’.”Macchè
dongiovanni”-si schermì lui-”lassa ben perder”-aggiunse in puro dialetto emiliano. Eppure dentro di se una voce gli diceva
che quella ragazza gli era piaciuta ,e tanto;aveva un’aria allegra e sorridente ma nel contempo un’ombra
di tristezza le velava l’espressione del viso.Certamente era una donna molto bella,le cui
fattezze avrebbero di sicuro fatto la felicità di un pittore ;e il corpo,pur nascosto dal vestito,lasciava
immaginare curve sinuose e un fisico slanciato.Sull’auto,per un breve attimo,mentre lei guidava,la
gonna era leggermente risalita sopra il ginocchio e lui aveva potuto ammirare non solo
il candore della carne ma anche la forma piacevole e ben disegnata dell’inizio delle cosce.Lei si era accorta del suo
sguardo e subito si era ricomposta,mentre David si era obbligato a volgere lo sguardo alla strada per non
metterla in imbarazzo. Il pensiero andò alla moglie Lilia,donna tutta d’un pezzo,che lui amava,ma
con la quale ultimamente aveva avuto qualche screzio.Ma si sa,i dissapori fra coniugi sono pane quotidiano
e lui cercava di non dar peso alle scaramucce che a volte lo opponevano a lei.Certo che la sua natura di
uomo fortemente attratto dal fascino di una bella fanciulla lo metteva spesso in condizioni di farsi criticare e non
solo dalla moglie,ma anche dalle figlie.Aveva ormai più di cinquantanni ma se li sentiva
soltanto nei momenti peggiori,quando il desiderio di libertà che sempre lo aveva accompagnato fin
dall’infanzia gli faceva dire a volte che pur di tornare a vent’anni avrebbe rinunciato a tutto : famiglia,moglie,figli,lavoro,tutto
! E ora sentiva che l’istinto che si celava in lui tornava prepotente ad affacciarsi sulla scena
di quel breve soggiorno bolognese.Scosse il capo quasi volesse togliersi dalla mente un
pensiero fastidioso : “Non è roba per me “_ disse,”meglio non pensarci più”. E invece non riuscì per tutto
il giorno a fare a meno di pensare a lei,a quelle ginocchia scoperte,a quegli occhi scintillanti che lo
avevano scrutato in volto con sfacciataggine,a quel seno che ella sembrava non sorreggere con nessun artifizio
;era palese che non indossava il reggiseno. David sospirò,si immerse nella lettura
del Resto del Carlino,il quotidiano di Bologna che la sorella acquistava ogni giorno,come un tempo faceva
suo padre,e si impose di non pensare a Maria Luisa.
-°-°-.°-°-°-°-. I locali della Conferenza erano gremiti quando Francesco entrò nel vasto salone antistante
l’Auditorium e si avviò,accompagnato dalla sua bella guida,verso il tavolo della Presidenza accolto da
un applauso discreto di benvenuto.Maria Luisa prese la parola con fare deciso,lo presentò e quindi lo pregò
di dare il via alla presentazione del libro,cui sarebbe seguito il dibattito. David spiegò perché
avesse scelto l’animale più umile e per molti,soprattutto le donne,quasi repellente ,allo scopo di rafforzare
le argomentazioni,costruendo una trama intessuta ad arte tale da far amare quel minuscolo topolino candido con gli occhi rossi
che tanti laboratori usano per i loro esperimenti.Non c’era nulla di repellente
in lui,solo umanità trasferita in un personaggio animale fantasioso. David vi aveva infuso il suo amore per la libertà,il
suo carattere ribelle,la sua insofferenza alle leggi assurde di chi nel mondo usa il potere soltanto per
proprio tornaconto personale.Poi concluse : “Il mio popolo …e dico mio perché il popolo è di chi
lo ama e non di chi lo inganna o gli mente come fanno quasi tutti i governanti,esige il
rispetto dei diritti fondamentali e,se impareremo a rispettare gli esseri più umili,come il topolino del mio romanzo,allora
ci sarà facile rispettare l’uomo,anche il più povero,il più debole,il più
sfortunato.L’emarginazione si può vincere evitando il privilegio e lo spreco;per questo ho
scritto questo libro,vi ringrazio tutti per avermi pazientemente ascoltato”. Questa volta l’applauso fu ben più fragoroso,molti
si alzarono in piedi e avvenne una cosa che David proprio non si aspettava : Maria Luisa ,che gli sedeva
accanto,lo baciò su entrambe le guancie e lui si sentì avvampare.Aveva avvertito subito l’ondata di profumo
che lo aveva investito,un profumo di rose,che lui prediligeva,una fragranza fresca,che
da lei emanava e parlava di giovinezza e insieme di ardore.Lei rise vedendolo arrossire e per un istante
si guardarono in silenzio,poi la prima domanda del pubblico li riportò entrambi alla realtà. “Abbiamo capito”-osservò
una signora nelle prime file-“lei ci ha ben spiegato perché ha fatto di un topolino un protagonista,ma c’è
forse un motivo altro,oltre quello da lei messo in evidenza?”. David indugiò qualche secondo,poi
sorrise e rispose : “Anche io,come tanti,consideravo i topi animali repellenti,poi una notte,in campagna
da amici,sentii nel buio uno strano rumore ,come se qualcuno stesse rosicchiando le fette biscottate che avevo sul comodino.Le
tenevo sempre accanto, la notte,per lenire il dolore della mia ulcera duodenale,al bisogno;ed il rumore veniva proprio dal
punto in cui le avevo posate.Cercai di abituare la vista alla semioscurità che regnava nella stanza,poi lo vidi,ben
distinto alla luce della luna che filtrava dalla finestra,un topolino di campagna, pezzato,come uno dei
compagni del protagonista del libro,stava rosicchiando le mie fette biscottate”. La signora che aveva posto la domanda
sorrise e lo spronò a continuare. “Da quella notte io non ho più avuto il minimo pregiudizio nei
confronti dei topolini di campagna.Certo i ratti di fogna sono altra cosa;portano malattie ,ed è logico considerarli
abbastanza ripugnanti,ma non è proprio il caso dei bianchi topini da esperimento,povere bestiole inermi sacrificate
sull’altare di una ricerca che spesso ha commesso errori grossolani proprio perché non ha
tenuto conto delle differenze notevoli che esistono fra le due diverse biologie di uomo e animale. David rispose ancora a molte domande,compresa
quella di un uomo che gli chiese se sapeva degli esperimenti condotti da Russi e Americani negli anni della guerra fredda
su cavie umane per conoscere gli effetti delle radiazioni nucleari.”So bene che ciò è avvenuto;sono
stati condotti esperimenti perfino su bambini e donne incinte,somministrando loro sostanze radioattive,con il tacito consenso
dei governi”.L’uomo annuì approvando palesemente la risposta e sedette.Il dibattito andò avanti
ancora per circa mezzora dopodiché David,accompagnato da Maria Luisa ,volle recarsi in centro per fare due passi in
piazza Maggiore e in via Ugo Bassi.”E’ soddisfatto di come è andata
la conferenza?”-domandò la giovane senza distogliere lo sguardo dal traffico caotico della bella città
emiliana.”Si ,molto,la ringrazio,davvero Maria Luisa ,per avermi invitato”.La donna sorrise,gli rivolse
uno sguardo fuggevole,poi indicando la strada disse : “Bologna è bella ma ci sono troppe auto,io non
amo molto stare nel traffico,preferisco la campagna.Mia madre ed io abitiamo in una cascina dalle
parti di Granarolo,verso Budrio,sa il paese delle famose ocarine”.David annuì : “Lo conosco bene,ci abita
un caro amico,e a Granarolo la mia famiglia ha un piccolo terreno agricolo che mio padre ,una volta andato
in pensione,si dilettava a coltivare”.Erano ormai giunti all’altezza del Palazzo Re Enzo,lasciando alla
loro destra la piazzetta dove la grande fontana del Nettuno si stagliava possente nel contorno bello dei palazzi circostanti.”Perché
non andiamo a Granarolo da mia madre ? Rivedrà i luoghi che le sono cari e mia madre ci preparerà
una bella cena all’emiliana,che ne dice?”.David mosse il capo in un timido tentativo di diniego ma la giovane
insistette : “Suvvia,torneremo a Bologna prima di notte,le voglio far vedere alcuni miei libri,mi dica di si”.
Sorrideva Maria Luisa,,invitante,due preziose fossette sulle guance rese ancora più evidenti dal sorriso grazioso,e
David non seppe dirle di no.Quella ragazza aveva fatto presa su di lui in modo palese ed egli ne era quasi
spaventato. A
Granarolo Claire Ruth Ameri li accolse con molto garbo e quando la figlia gli presentò lo scrittore,sorrise
mentre lui accennava un discreto baciamano colpito dal nobile sguardo della signora
e dall’austero ma aristocratico aspetto dell’arredamento e delle suppellettili che ornavano l’anticamera.Si
sarebbe detto che tutto fosse rimasto fermo a molti anni prima,la consolle con la sua specchiera di chiaro
stile liberty e l’attaccapanni con tanto di cappelliera e portaombrelli.,lo specchio ornato di fregi dorati,il telefono
nero dei primi anni del dopoguerra.David osservava e sorrideva abituato com’era in
passato,quando faceva il venditore porta a porta a giudicare gli abitanti di un appartamento dalle cose visibili mentre si
muovono i primi passi all’interno.Si fermò davanti ad un dipinto raffigurante un grande sole che sormontava una
città e sotto una scritta : Jerushalaym . Guardò la padrona di casa e i suoi occhi parevano chiedere come mai
quel dipinto era lì.Alcuni segni cabalistici contornavano l’immagine e sul lato sinistro un candelabro a sette
bracci ,acceso,dava luce al dipinto.Una luce irreale,ma nel contempo inquietante,arcana,come tutto il quadro del resto.Claire
si accorse della sua titubanza e di quel muto interrogativo e disse : “Era di mio marito,apparteneva alla sua famiglia
da molte generazioni,ricordo della loro permanenza nella Spagna del settecento”. David riuscì a dire : “Affascinante,davvero
affascinante,si direbbe dipinto da un cabalista o da uno studioso di alchimia letteraria;quelle lettere
sul lato sinistro,appartengono all’alfabeto ebraico,e le scritte quasi illeggibili sono in lingua ,direi aramaico di
Damasco,qualcosa che mi ricorda molto i rotoli del Mar Morto,i Manoscritti di Qumran Khirbeth.”.La
donna sembrò colpita .”Lei conosce gli antichi Manoscritti
esseni?”-domandò.David si schermi con un gesto della mano,quasi volesse scacciare con quell’istintivo
movimento un insetto fastidioso o un pensiero terribile,poi rispose :”Li ho letti ,ma non conosco che poche parole di
ebraico;ho dovuto farlo dal testo italiano,una lettura affascinante;io amo le Scritture antiche e mi vanto di averle studiate
a lungo.Noi cristiani dobbiamo tutto alla cultura ebraica,abbiamo portato via a quel popolo la loro storia,la loro religione,le
abbiamo fatte nostre,senza contare il grande scempio della Shoah”.Maria Luisa taceva,guardava sua madre e anche David
si accorse che una lacrima era comparsa sulle gote della donna.”Ho detto qualcosa di sbagliato”-balbettò
lo scrittore.Claire scosse la testa,allungò una mano e gli accarezzò il viso,il volto incorniciato dai capelli
ormai completamente bianchi ma ben pettinati,gli occhi azzurri velati di pianto,poi prese un ritratto da una libreria alla
sua sinistra e lo mostrò .”Mio marito”-disse soltanto-“è rimasto là,ad Auschwitz,come
tanti di noi”. Allora David comprese infine quale tormento egli avesse provocato con le sue parole suscitando ricordi forse mai sopiti.Prese
il portaritratti dalle mani della donna,lo guardò attentamente poi si avvide che Claire stava tirandosi su la
manica della camicetta rosa che indossava.”Eravamo a Lione durante la guerra,e mio marito insegnava
all’Università;vennero a prenderlo una mattina le SS “.Sul braccio di Claire David potè vedere distintamente
,mai cancellati dal tempo,i numeri indelebili testimoni della sua permanenza in un Campo di Sterminio.Rabbrividì
e riuscì soltanto a dire : “E’ terribile,lei è ebrea dunque,deve aver passato
momenti terribili”.La donna annuì con un cenno del capo.”Non so nemmeno io come ho fatto
a sopravvivere e per anni non riuscivo a trovare conforto ne nel lavoro,ne nello svago,finchè ho
conosciuto il padre di Maria Luisa,che ora è in Israele per lavoro,e la sua nascita
mi ha ridato la voglia di vivere”.Strinse la mano della figlia che le era accanto ,si asciugò le lacrime
e sollecitò la giovane a mostrare la casa all’ospite mentre lei avrebbe preparato la cena. David fu lieto di passare la serata
in così piacevole compagnia;parlarono ancora del libro,della conferenza,evitando accenni ulteriori al passato
e,venuta l’ora di rientrare ,si accomiatò dalla padrona di casa con una calorosa stretta di
mano.Promise di tornare alla prima occasione nel suo prossimo viaggio in Emilia. Fuori l’aria ormai estiva gli rimandò alle
narici gli odori familiari della campagna ,ne aspirò gli effluvi e il sentore di fiori di campo
misti all’odore dell’erba appena falciata.L’auto correva veloce lungo la statale che da Ferrara ,passando
appunto per Granarolo,conduceva a Bologna ma,giunti all’altezza di un borgo appena illuminato ,Maria Luisa fermò
l’auto,spense il motore e giratasi verso di lui disse quasi sottovoce : “Non partire,rimani
a Bologna ancora qualche giorno,vuoi?”. David la guardò stupito,la vide seria in volto,i grandi occhi che aveva
ereditato da sua madre fissi nei suoi,e fu preso da un moto istintivo di tenerezza,si schiarì la gola e soggiunse :
“Mi hai dato del tu,hai fatto bene,ma sai che potrei essere tuo padre,come faccio a rimanere ?Ho una famiglia che aspetta
il mio ritorno”.”Rimani”-insistè lei-“rimani ti prego”.Ora era pericolosamente
vicina a lui,il viso di lei sfiorava quasi il suo,si guardarono per un istante interminabile,poi,quasi
attratto da un impulso irresistibile David sussurrò : “Sei bella,sei desiderabile,sei
giovane,e per me è molto facile dirti di si,ma cosa dirò a mio figlio,e cosa dirò
a mia moglie?”. Maria Luisa si illuminò in viso,aveva capito che stava per vincere la sua battaglia;era attratta
irresistibilmente da quell’uomo che usava la parola scritta come pochi sapevano fare,così rispose : “Solo
due giorni,voglio stare con te ,voglio conoscerti meglio,voglio capire cosa ti spinge con così grande passione a combattere
battaglie che pochi sanno combattere”.David era ormai vinto,le sorrise e la accarezzò lievemente
sulla guancia e inaspettatamente si ritrovò le labbra di lei sulle sue.Lo baciò con molta delicatezza quasi
non volesse turbarlo poi lo ascoltò mentre lui balbettava : “Dio che cosa bella che sei…”-si
interruppe per baciarla con più foga,incredulo che proprio a lui fosse toccato di piacere ad una creatura simile,e
già sentiva il desiderio aggredirlo tanto che per imporsi di rimanere presente a se stesso ,quasi
volesse giustificarsi per quella avventura inaspettata mormorò : “Non so come dirtelo;mi piaci
da morire”.Sul viso di lei un largo sorriso lasciò il passo alla seria espressione di poco prima.Disse soltanto:
“Anche tu”. Poi però aggiunse : “E’ ancora prestino,che ne dici se andiamo a vedere Bologna
dall’alto?”. “Ok dove mi porti signorina?”-rise David. La collina di San Luca sovrasta quella parte di Bologna che da
Porta Saragozza va fino alla Funivia e da lì a Casalecchio di Reno passando per la zona dello Stadio
Dall’ara.David vi era stato molte volte,sia salendo in bicicletta da Casaglia che dalla salita ripida dove si correva
la Bologna-San Luca,una gara ciclistica da professionisti,una cronoscalata.Ricordava Charlie Gaul ,il grande scalatore così
come lo aveva visto vincere quella corsa molti anni prima.E ricordava pure le molte gite salendo a piedi con gli amici del
suo quartiere.Era ormai notte e Bologna appariva illuminata in tutta la sua bellezza nella sterminata distesa che da San Lazzaro
di Savena si estende fino a Borgo Panigale .Se ne stavano entrambi sull’orlo della spianata dove stazionavano di giorno
le bancarelle con i souvenirs e le immagini sacre della Madonna di San Luca,mano nella mano,come due scolaretti,guardando
quello spettacolo che David ben conosceva fin dai tempi del liceo,quando si recava lassù con qualche amichetta di scuola
ed era così timido che doveva essere lei a prendere un minimo di iniziativa per aprire il dialogo
e magari scambiarsi qualche timido bacio.Ma ora era un uomo e aveva accanto una donna
stupenda che forse non avrebbe potuto mai più rivedere in futuro;così le circondò
la vita con un braccio,l’attirò a se e la baciò teneramente sul collo ,sulle guancie,sulle labbra,poi
si staccò da lei e,tenendola sempre per mano,si avviarono in silenzio verso l’auto. Si salutarono davanti la casa di lui,ripromettendosi
di rivedersi l’indomani,lei felice di averlo quasi conquistato,lui ancora titubante, colpito dalla bellezza e dalla
grazia di lei.E non fu facile per lo scrittore trovare la scusa la mattina dopo per
spiegare alla moglie che sarebbe rimasto a Bologna ancora due giorni,ne tanto meno fu agevole spiegarlo al figlio Piero,che
sembrò guardarlo con disapprovazione quando,più tardi,Maria Luisa fermò la sua auto davanti al cancello
del piccolo agglomerato di case demaniali . Salutò il padre che saliva a bordo e se ne tornò in casa scuotendo
la testa. Che cosa può provare un uomo
che ha superato la giovinezza nello stringere a se una donna che ha venti anni meno di lui? Erano stati due giorni indimenticabili
,e mentre l’aereo si levava in volo David non riusciva a distogliere
la mente dal pensiero di lei.Tutte le maledette convenzioni borghesi gli frullavano in testa e gli
ripetevano le regole fisse del buon padre di famiglia quale sempre era stato.Per una volta aveva infranto quelle regole,per
un solo momento si era concesso di offrire a se stesso una gioia nuova,una distrazione meravigliosa che mai avrebbe potuto
dimenticare e che sempre avrebbe rimpianto se avesse deciso di non vederla mai più.Aprì il
giornale in cerca di una tregua al suo tormento ma leggeva e non assimilava ciò che gli scorreva sotto gli occhi.Così
chiese allo Steward se per caso avesse un sedativo per dormire.”Fra poco più di 45 minuti saremo a destinazione
signore “-osservò il giovane .David approvò con un gesto : “Non importa,ha ragione,lasci
stare”. Ad un tratto ebbe freddo,si accomodò meglio sulla poltrona,sprofondò le mani nelle tasche della
giacca ,c’era qualcosa,trasse fuori la mano impugnando la foto che vi aveva trovato;era una foto di lei,sorridente,al
mare, ritratta con un minuscolo costume bianco che ne esaltava l’abbronzatura,il corpo perfetto,la mano all’albero
maestro di un piccolo Schooner ,un veliero elegante che sembrava volare sulle acque,lo sguardo all’orizzonte,scalza;sembrò
a lui quasi una dea dell’amore.Ripose la foto,sorrise e sussurrò fra se : “ Non riuscirò
a dimenticarti,non voglio dimenticarti,ti rivedrò presto occhi di smeraldo,contaci”. Il figlio piero,accanto a lui ,chiese
: “Non ho capito,cosa dicevi papà scusa ? “. David lo rassicurò : “No no,scusa
tu,è che quando sono in aereo,per vincere la strizza del volo,parlo da solo,così mi distraggo e non penso”.Il
figlio sorrise e si rimise a leggere la rivista che aveva in mano.Stavano sorvolando già l’Appennino;David
sporse lo sguardo oltre il finestrino del jet,guardò giù, e riprese anch’egli a leggere.Aprì
la pagina dello spettacolo dove un titolo a caratteri in grassetto colpì la sua attenzione : “Maria
Luisa Ameri vince l’ambito Premio Bancarella e lo dedica ad uno
sconosciuto scrittore siciliano ,va a ruba il romanzo da lei tenuto nel cassetto per
anni e poi dato alle stampe per i tipi della Casa Editrice “Jerushalaym Publishing” : “Potresti
essere mio padre amore mio”. David ,pensieroso,lo sguardo fisso in un punto indeterminato davanti a sé,se
ne stette così per un pezzo,la pagina aperta davanti ,un sorriso appena accennato all’angolo della bocca.”Hai
voluto legarmi ancora di più mia piccola israelita,conserverò la tua foto con cura”-pensò.Nemmeno
si rese conto che l’aereo era ormai giunto a destinazione.”Ci vedremo presto”-aggiunse fra se.Il rombo delle
turbine dell’aereo invertite per l’atterraggio lo richiamò alla realtà.La voce del comandante riempì
per un attimo il grande aeromobile avvertendo che il viaggio era giunto ormai al termine. ------------------------------------------------------------------------- N.B. Riproduzione
vietata senza il permesso dell'autore!
"POTRESTI ESSERE MIO PADRE AMORE MIO!" Racconto di Corrado Francesco Di Lorenzo
Copyright Gennaio 2004 Easylandia
Publishing & Advertising Division of Easylandia International Network
“POTRESTI
ESSERE MIO PADRE AMORE MIO” Amare un luogo diventa a volte un imperativo categorico,quasi un modo per sentirsi
parte della terra che si abita e nel contempo uniformarsi agli
usi e ai costumi degli abitanti che da sempre ci vivono.Così David ,giunto in Umbria ormai da anni ,si considerava
a tutti gli effetti cittadino elettivo di quella Regione.Ora parlava di “noi” nei dibattiti e nelle discussioni,perché
fosse ben chiaro che lui pensava e parlava come loro,ne conosceva le usanze e le credenze,ne aveva studiato il dialetto.Da
sempre era appassionato dello studio dei luoghi,dei toponimi,delle origini e delle tradizioni di paesi i più diversi;
e da sempre ne studiava la lingua locale,l’etimologia delle parole e dell’idioma.Amava fin da bambino leggere
di tutto e aveva avuto la fortuna di avere un padre molto colto che aveva riempito la casa di libri,pur
essendo un semplice funzionario dello Stato.Questa sua passione per la lettura lo aveva presto indirizzato verso l’arte
della scrittura,dapprima con la sua amata stilografica e in seguito servendosi prima di una macchina da scrivere e poi,scoperto
il Personal Computer,della tastiera di un sistema molto avanzato.Cominciò a scrivere un romanzo ,ed essendo un appassionato
animalista,lo fece con l’intento di sensibilizzare il lettore a prendere in considerazione
l’abolizione della vivisezione.Dal racconto che parlava del rapporto conflittuale fra un topolino
da esperimento e lo scienziato che lo sottoponeva a pratiche anche terribili,come l’impianto di malattie incurabili
nel povero corpicino dell’animale,si potevano intuire non solo valide ragioni legate alla sofferenza
della bestiola ma anche solide argomentazioni scientifiche per porre fine a quella barbara pratica scientifica.Erano passati
ormai tre mesi da quando il romanzo,stampato e distribuito da un piccolo editore di provincia,era ormai in diverse librerie
italiane,quando David ricevette una lettera da una ragazza di Bologna che aveva letto il libro e lo aveva
molto apprezzato.La lettera diceva pressappoco così : “Ho
acquistato il suo libro convinta che mi sarei trovata di fronte al solito saggio contro la vivisezione e mi
sono trovata invece a piangere per le disavventure di quel topolino ,di cui ho seguito passo passo,leggendo il suo romanzo
,tutti gli avvenimenti che lo hanno riguardato fino alle pagine finali,davvero ricche di sentimento e di
cuore”.David lesse la firma : Maria Luisa Ameri;poi ripose la lettera, non senza prima aver annotato
diligentemente l’indirizzo della giovane.Si fermò un attimo davanti alla finestra del suo grande studio,lo sguardo
perduto nella vasta distesa azzurra che aveva davanti,il lago che lui tanto amava,dove si era svolta tanti secoli prima una
terribile battaglia fra le Legioni di Flaminio,Console romano,e il Cartaginese venuto fin dalle coste dell’Africa a
sfidare la potenza di Roma : Annibale Barca. Poi, sedutosi davanti al suo computer ,cominciò a scrivere :
Gentile signorina Maria Luisa
“Me ne sto qui, su questo mio lago azzurro,quando il cielo
sereno riflette, scuro e scosso da onde nei giorni di tempesta; sto qui e rincorro il tempo in avanti alla ricerca disperata
di un futuro migliore; ma a volte indietro ritorno,alla giovinezza mia,e alle corse spensierate, alle risa, ai pianti che
hanno caratterizzato la mia bellissima infanzia e l'adolescenza in terra toscana prima e lombarda ed emiliana poi.
Pur essendo nato in Sicilia, e fiero di essere Siciliano, amo considerarmi pregno di cultura e di pensiero bolognese. Di Bologna
parlo il dialetto, che ha lasciato nella inflessione della mia voce,pur non abitando piu da decenni in Emilia , l'accento
e le aperte note cordiali.
Mi fermo qui,e vengo al dunque,onde
Ella non abbia a pensare che sono soltanto un chiacchierone,ma sempre invece teso a nuove conoscenze
e nuove amicizie.Ho apprezzato molto la sua lettera ed è certo che un autore,benché
umile come chi le scrive,trova nel compiacimento dei lettori il giusto riconoscimento al suo impegno ,più di quanto
possano fare quei guadagni che io ,ahimè, ancora sono ben lungi dal percepire.” David smise di scrivere,sembrò
cercare a lungo l’ispirazione fissando,come spesso era solito fare,la libreria ben fornita che aveva di fronte alla
scrivania,poi socchiuse gli occhi,si massaggiò la radice del naso col pollice e l’indice della mano sinistra
e riprese a scrivere : “Immaginare una storia,cara Maria Luisa,scriverla,vederla prendere forma di romanzo man mano che la scrittura
sporca il foglio bianco,è cosa che nasce nel più profondo dell’anima e della mente.La parola scritta è
il mezzo più efficace per mutare la realtà,a volte spiacevole,in virtuale disegno costruttivo.E come nella finzione
scenica teatrale,lo scrittore diventa attore anch’egli di una muta rappresentazione e si accompagna,via via, ai suoi
personaggi vivendone le emozioni, le sensazioni e i sentimenti come se egli vivesse insieme con loro,ne
ascoltasse il respiro,mentre la scorrevolezza del racconto è proporzionale alla passione,ma anche
all’inventiva e all’esperienza dell’autore.Usufruire delle migliaia di libri letti,avere scomposto e volgato
mille volte la parola scritta,avere finanche imparato la affascinante “Lingua degli Uccelli” per coniugare all’immaginazione
la “Conoscenza ripiena di Sapienza” di cui parlano le Scritture antiche.E la traslitterazione diventa Magia che
tutto può contenere e spiegare.Arcani ,antichi segreti affiorano dalle pagine ingiallite,mentre i Maestri antichi sembrano
tutti ritornare ,e gridano dalla carta tinta di nero di un antico tomo sacro le loro magiche verità,e svelano i loro
nascosti misteri.Cosa rimane ad un umile autore di provincia,lontano da quel triangolo industriale piemontese,lombardo,veneto
dove tutto si decide,o da quella Roma,eterna regina del Bene e del Male,dove si discutono i diritti di un popolo ormai maltrattato
e deriso? Leonardo ,il grande di Vinci,scrisse : ‘ Vedendo io non potere pigliare materia di grande utilità o
diletto,perché gli omini innanti a me nati,hanno preso per loro tutti l’utili e necessari temi,farò come
colui,il quale,per povertà,giugne l’ultimo alla fiera,e,non potendo d’altro fornirsi,piglia tutte cose
già da altri viste e non accettate,ma rifiutate per la loro poca valetudine.Io questa disprezzata e rifiutata mercanzia,rimanente
de’ molti compratori,metterò sopra la mia debole soma,e con quella,non per le grosse città,ma
povere ville andrò distribuendo,e pigliando tal mercede qual merita la cosa da me data’. Ora lei ha capito ,cara signorina,perché
ho scritto questo libro, e voglio dirle che apprezzo molto il suo lusinghiero parere.Un saluto cordiale,
David Laurentius Faracis Erano
passate due settimane da quando David aveva spedito quella lettera quando un giorno ricevette un invito
a recarsi a Bologna dove avrebbe potuto tenere una breve conferenza dibattito sulla vivisezione.L’invito proveniva da
una associazione animalista ed era firmato da Maria Luisa. Decise di accettare :”Ci andrò”- disse fra se-“farò un po’
di pubblicità al libro”.Era abituato a parlare in pubblico,aveva fatto politica,e non si sarebbe certo trovato
a disagio.Inoltre avrebbe rivisto Bologna,le sorelle e il fratello,gli amici mai dimenticati,gli operai
della fabbrica in cui aveva lavorato per mettere da parte il denaro da portarsi in caserma per il servizio
di leva,gli ex studenti del Liceo Righi.Un moto di tristezza si impossessò di lui per un breve attimo : aveva perduto
entrambi i genitori troppo presto e al pensiero di tornare nella casa di suo padre,dove ancora viveva la sorella
Angela,e non vedere sua madre aprirgli la porta sorridente, come era solita fare quando lui tornava dopo un periodo
di assenza,avvertì uno spasmo alla bocca dello stomaco.Era guarito ora,ma la sua ulcera,ricordo di tanti strapazzi
e bagordi di gioventù,gli aveva lasciato uno strascico psicosomatico. Giorni dopo,accompagnato dal figlio Piero ,David atterrò
all’Aeroporto di Bologna Borgo Panigale dove era atteso da Maria Luisa ,che gli andò incontro riconoscendolo
dalla foto che faceva mostra di lui nel retrocopertina del romanzo.David se la vede venire verso di lui sorridente, la mano
tesa nell’intenzione di stringere la sua e,per un breve attimo rimase come colpito dalla giovane età della donna
ma soprattutto dalla sua bellezza.Maria Luisa doveva avere si e no 30 anni ,i capelli rossi e fluenti le incorniciavano il
volto curato dando risalto al trucco lieve che coloriva le guance e metteva in risalto gli occhi verdissimi e brillanti.David
strinse quella mano con fervore,incapace di staccare gli occhi dagli occhi di lei,che ,imbarazzatissima, ma sempre col sorriso
sulle labbra, lo invitò verso il parcheggio auto.David la seguì mentre la giovane accompagnava i
loro passi con ulteriori lodi sul libro e quanto era piaciuto anche agli amici cui lo aveva consigliato.David si schermiva,cercando
di non apparire troppo compiaciuto.”Ecco,venga,quella è la mia auto,abbiamo
pensato a tutto noi,le abbiamo prenotato una camera all’Hotel Maggiore,come lei desiderava,anche per suo figlio.”Benissimo,è
l’albergo dove alloggio sempre quando vengo a Bologna,è di fronte alla casa di mio padre,nel quartiere
dove sono cresciuto e ho abitato per piu di dieci anni”.Scorrevano ai lati dell’auto i palazzi
e i negozi a lui tanto familiari,nel quartiere di Santa Viola;riconobbe senza fatica il negozio di articoli
sportivi dove era solito acquistare i “bigattini” per andare a pesca nel fiume Reno,che avevano appena attraversato
sul ‘ponte lungo’ per immettersi in via Emilia Ponente,la strada che aveva percorso mille e
mille volte negli anni belli della sua permanenza bolognese.Andò col pensiero a sua madre,una donna timida e riservata;sorrise
al ricordo di attimi in cui l’aveva vista arrossire nel dare la mano a un amico di suo padre in visita alla famiglia.Era
bella e dolce,e l’incarnato bianco le conferiva un’aria aristocratica che denotava la sua appartenenza ad una
antica famiglia .”Ecco il suo hotel” esclamò in quel momento Maria Luisa. David si scosse dai suoi pensieri,indicò
un gruppo di palazzine color rosa a meno di cento metri e rispose : “La prego,là c’è la mia casa,mi
porti là per cortesia”.La donna sorrise ,annuì con un breve cenno del capo, ridette fiato al motore che
stava ormai rallentando e commentò : “Ma allora lei è proprio bolognese come me,che
bello !” David
sorrise -”Sono arrivato”- disse-“si fermi davanti a quel cancello,all’entrata del cortile,grazie”.
Si salutarono ripromettendosi di vedersi nel pomeriggio ,per la conferenza, che si teneva in un importante
auditorium nel quartiere fieristico,fuori porta. Angela, la sorella piu giovane di lui di ben undici anni,lo accolse con gioia quando
lo vide sulla porta sorridente come sempre.”Entra,vieni,ora telefoniamo a tutti,sono certa che saranno contentissimi
di vederti”. David sedette nella comoda poltrona che fu di suo padre,mentre Angela faceva entusiastiche osservazioni
su quanto fosse cresciuto suo nipote Piero ;e come era diventato bello,con quella barba su tutto il volto,proprio come suo
padre.”Vi assomigliate un sacco voi due”_disse .”Già”-gli fece eco David-“così
dicono,ma io sono più bello”.Rise,assestando un buffetto alla spalla del figlio.”Allora”-esordì
Angela-“Che devi fare di bello a Bologna?” . David spiegò del romanzo e della conferenza,disse di Maria
Luisa, e Angela sorrise accusandolo di essere il ‘solito dongiovanni’.”Macchè
dongiovanni”-si schermì lui-”lassa ben perder”-aggiunse in puro dialetto emiliano. Eppure dentro di se una voce gli diceva
che quella ragazza gli era piaciuta ,e tanto;aveva un’aria allegra e sorridente ma nel contempo un’ombra
di tristezza le velava l’espressione del viso.Certamente era una donna molto bella,le cui
fattezze avrebbero di sicuro fatto la felicità di un pittore ;e il corpo,pur nascosto dal vestito,lasciava
immaginare curve sinuose e un fisico slanciato.Sull’auto,per un breve attimo,mentre lei guidava,la
gonna era leggermente risalita sopra il ginocchio e lui aveva potuto ammirare non solo
il candore della carne ma anche la forma piacevole e ben disegnata dell’inizio delle cosce.Lei si era accorta del suo
sguardo e subito si era ricomposta,mentre David si era obbligato a volgere lo sguardo alla strada per non
metterla in imbarazzo. Il pensiero andò alla moglie Lilia,donna tutta d’un pezzo,che lui amava,ma
con la quale ultimamente aveva avuto qualche screzio.Ma si sa,i dissapori fra coniugi sono pane quotidiano
e lui cercava di non dar peso alle scaramucce che a volte lo opponevano a lei.Certo che la sua natura di
uomo fortemente attratto dal fascino di una bella fanciulla lo metteva spesso in condizioni di farsi criticare e non
solo dalla moglie,ma anche dalle figlie.Aveva ormai più di cinquantanni ma se li sentiva
soltanto nei momenti peggiori,quando il desiderio di libertà che sempre lo aveva accompagnato fin
dall’infanzia gli faceva dire a volte che pur di tornare a vent’anni avrebbe rinunciato a tutto : famiglia,moglie,figli,lavoro,tutto
! E ora sentiva che l’istinto che si celava in lui tornava prepotente ad affacciarsi sulla scena
di quel breve soggiorno bolognese.Scosse il capo quasi volesse togliersi dalla mente un
pensiero fastidioso : “Non è roba per me “_ disse,”meglio non pensarci più”. E invece non riuscì per tutto
il giorno a fare a meno di pensare a lei,a quelle ginocchia scoperte,a quegli occhi scintillanti che lo
avevano scrutato in volto con sfacciataggine,a quel seno che ella sembrava non sorreggere con nessun artifizio
;era palese che non indossava il reggiseno. David sospirò,si immerse nella lettura
del Resto del Carlino,il quotidiano di Bologna che la sorella acquistava ogni giorno,come un tempo faceva
suo padre,e si impose di non pensare a Maria Luisa.
-°-°-.°-°-°-°-. I locali della Conferenza erano gremiti quando Francesco entrò nel vasto salone antistante
l’Auditorium e si avviò,accompagnato dalla sua bella guida,verso il tavolo della Presidenza accolto da
un applauso discreto di benvenuto.Maria Luisa prese la parola con fare deciso,lo presentò e quindi lo pregò
di dare il via alla presentazione del libro,cui sarebbe seguito il dibattito. David spiegò perché
avesse scelto l’animale più umile e per molti,soprattutto le donne,quasi repellente ,allo scopo di rafforzare
le argomentazioni,costruendo una trama intessuta ad arte tale da far amare quel minuscolo topolino candido con gli occhi rossi
che tanti laboratori usano per i loro esperimenti.Non c’era nulla di repellente
in lui,solo umanità trasferita in un personaggio animale fantasioso. David vi aveva infuso il suo amore per la libertà,il
suo carattere ribelle,la sua insofferenza alle leggi assurde di chi nel mondo usa il potere soltanto per
proprio tornaconto personale.Poi concluse : “Il mio popolo …e dico mio perché il popolo è di chi
lo ama e non di chi lo inganna o gli mente come fanno quasi tutti i governanti,esige il
rispetto dei diritti fondamentali e,se impareremo a rispettare gli esseri più umili,come il topolino del mio romanzo,allora
ci sarà facile rispettare l’uomo,anche il più povero,il più debole,il più
sfortunato.L’emarginazione si può vincere evitando il privilegio e lo spreco;per questo ho
scritto questo libro,vi ringrazio tutti per avermi pazientemente ascoltato”. Questa volta l’applauso fu ben più fragoroso,molti
si alzarono in piedi e avvenne una cosa che David proprio non si aspettava : Maria Luisa ,che gli sedeva
accanto,lo baciò su entrambe le guancie e lui si sentì avvampare.Aveva avvertito subito l’ondata di profumo
che lo aveva investito,un profumo di rose,che lui prediligeva,una fragranza fresca,che
da lei emanava e parlava di giovinezza e insieme di ardore.Lei rise vedendolo arrossire e per un istante
si guardarono in silenzio,poi la prima domanda del pubblico li riportò entrambi alla realtà. “Abbiamo capito”-osservò
una signora nelle prime file-“lei ci ha ben spiegato perché ha fatto di un topolino un protagonista,ma c’è
forse un motivo altro,oltre quello da lei messo in evidenza?”. David indugiò qualche secondo,poi
sorrise e rispose : “Anche io,come tanti,consideravo i topi animali repellenti,poi una notte,in campagna
da amici,sentii nel buio uno strano rumore ,come se qualcuno stesse rosicchiando le fette biscottate che avevo sul comodino.Le
tenevo sempre accanto, la notte,per lenire il dolore della mia ulcera duodenale,al bisogno;ed il rumore veniva proprio dal
punto in cui le avevo posate.Cercai di abituare la vista alla semioscurità che regnava nella stanza,poi lo vidi,ben
distinto alla luce della luna che filtrava dalla finestra,un topolino di campagna, pezzato,come uno dei
compagni del protagonista del libro,stava rosicchiando le mie fette biscottate”. La signora che aveva posto la domanda
sorrise e lo spronò a continuare. “Da quella notte io non ho più avuto il minimo pregiudizio nei
confronti dei topolini di campagna.Certo i ratti di fogna sono altra cosa;portano malattie ,ed è logico considerarli
abbastanza ripugnanti,ma non è proprio il caso dei bianchi topini da esperimento,povere bestiole inermi sacrificate
sull’altare di una ricerca che spesso ha commesso errori grossolani proprio perché non ha
tenuto conto delle differenze notevoli che esistono fra le due diverse biologie di uomo e animale. David rispose ancora a molte domande,compresa
quella di un uomo che gli chiese se sapeva degli esperimenti condotti da Russi e Americani negli anni della guerra fredda
su cavie umane per conoscere gli effetti delle radiazioni nucleari.”So bene che ciò è avvenuto;sono
stati condotti esperimenti perfino su bambini e donne incinte,somministrando loro sostanze radioattive,con il tacito consenso
dei governi”.L’uomo annuì approvando palesemente la risposta e sedette.Il dibattito andò avanti
ancora per circa mezzora dopodiché David,accompagnato da Maria Luisa ,volle recarsi in centro per fare due passi in
piazza Maggiore e in via Ugo Bassi.”E’ soddisfatto di come è andata
la conferenza?”-domandò la giovane senza distogliere lo sguardo dal traffico caotico della bella città
emiliana.”Si ,molto,la ringrazio,davvero Maria Luisa ,per avermi invitato”.La donna sorrise,gli rivolse
uno sguardo fuggevole,poi indicando la strada disse : “Bologna è bella ma ci sono troppe auto,io non
amo molto stare nel traffico,preferisco la campagna.Mia madre ed io abitiamo in una cascina dalle
parti di Granarolo,verso Budrio,sa il paese delle famose ocarine”.David annuì : “Lo conosco bene,ci abita
un caro amico,e a Granarolo la mia famiglia ha un piccolo terreno agricolo che mio padre ,una volta andato
in pensione,si dilettava a coltivare”.Erano ormai giunti all’altezza del Palazzo Re Enzo,lasciando alla
loro destra la piazzetta dove la grande fontana del Nettuno si stagliava possente nel contorno bello dei palazzi circostanti.”Perché
non andiamo a Granarolo da mia madre ? Rivedrà i luoghi che le sono cari e mia madre ci preparerà
una bella cena all’emiliana,che ne dice?”.David mosse il capo in un timido tentativo di diniego ma la giovane
insistette : “Suvvia,torneremo a Bologna prima di notte,le voglio far vedere alcuni miei libri,mi dica di si”.
Sorrideva Maria Luisa,,invitante,due preziose fossette sulle guance rese ancora più evidenti dal sorriso grazioso,e
David non seppe dirle di no.Quella ragazza aveva fatto presa su di lui in modo palese ed egli ne era quasi
spaventato. A
Granarolo Claire Ruth Ameri li accolse con molto garbo e quando la figlia gli presentò lo scrittore,sorrise
mentre lui accennava un discreto baciamano colpito dal nobile sguardo della signora
e dall’austero ma aristocratico aspetto dell’arredamento e delle suppellettili che ornavano l’anticamera.Si
sarebbe detto che tutto fosse rimasto fermo a molti anni prima,la consolle con la sua specchiera di chiaro
stile liberty e l’attaccapanni con tanto di cappelliera e portaombrelli.,lo specchio ornato di fregi dorati,il telefono
nero dei primi anni del dopoguerra.David osservava e sorrideva abituato com’era in
passato,quando faceva il venditore porta a porta a giudicare gli abitanti di un appartamento dalle cose visibili mentre si
muovono i primi passi all’interno.Si fermò davanti ad un dipinto raffigurante un grande sole che sormontava una
città e sotto una scritta : Jerushalaym . Guardò la padrona di casa e i suoi occhi parevano chiedere come mai
quel dipinto era lì.Alcuni segni cabalistici contornavano l’immagine e sul lato sinistro un candelabro a sette
bracci ,acceso,dava luce al dipinto.Una luce irreale,ma nel contempo inquietante,arcana,come tutto il quadro del resto.Claire
si accorse della sua titubanza e di quel muto interrogativo e disse : “Era di mio marito,apparteneva alla sua famiglia
da molte generazioni,ricordo della loro permanenza nella Spagna del settecento”. David riuscì a dire : “Affascinante,davvero
affascinante,si direbbe dipinto da un cabalista o da uno studioso di alchimia letteraria;quelle lettere
sul lato sinistro,appartengono all’alfabeto ebraico,e le scritte quasi illeggibili sono in lingua ,direi aramaico di
Damasco,qualcosa che mi ricorda molto i rotoli del Mar Morto,i Manoscritti di Qumran Khirbeth.”.La
donna sembrò colpita .”Lei conosce gli antichi Manoscritti
esseni?”-domandò.David si schermi con un gesto della mano,quasi volesse scacciare con quell’istintivo
movimento un insetto fastidioso o un pensiero terribile,poi rispose :”Li ho letti ,ma non conosco che poche parole di
ebraico;ho dovuto farlo dal testo italiano,una lettura affascinante;io amo le Scritture antiche e mi vanto di averle studiate
a lungo.Noi cristiani dobbiamo tutto alla cultura ebraica,abbiamo portato via a quel popolo la loro storia,la loro religione,le
abbiamo fatte nostre,senza contare il grande scempio della Shoah”.Maria Luisa taceva,guardava sua madre e anche David
si accorse che una lacrima era comparsa sulle gote della donna.”Ho detto qualcosa di sbagliato”-balbettò
lo scrittore.Claire scosse la testa,allungò una mano e gli accarezzò il viso,il volto incorniciato dai capelli
ormai completamente bianchi ma ben pettinati,gli occhi azzurri velati di pianto,poi prese un ritratto da una libreria alla
sua sinistra e lo mostrò .”Mio marito”-disse soltanto-“è rimasto là,ad Auschwitz,come
tanti di noi”. Allora David comprese infine quale tormento egli avesse provocato con le sue parole suscitando ricordi forse mai sopiti.Prese
il portaritratti dalle mani della donna,lo guardò attentamente poi si avvide che Claire stava tirandosi su la
manica della camicetta rosa che indossava.”Eravamo a Lione durante la guerra,e mio marito insegnava
all’Università;vennero a prenderlo una mattina le SS “.Sul braccio di Claire David potè vedere distintamente
,mai cancellati dal tempo,i numeri indelebili testimoni della sua permanenza in un Campo di Sterminio.Rabbrividì
e riuscì soltanto a dire : “E’ terribile,lei è ebrea dunque,deve aver passato
momenti terribili”.La donna annuì con un cenno del capo.”Non so nemmeno io come ho fatto
a sopravvivere e per anni non riuscivo a trovare conforto ne nel lavoro,ne nello svago,finchè ho
conosciuto il padre di Maria Luisa,che ora è in Israele per lavoro,e la sua nascita
mi ha ridato la voglia di vivere”.Strinse la mano della figlia che le era accanto ,si asciugò le lacrime
e sollecitò la giovane a mostrare la casa all’ospite mentre lei avrebbe preparato la cena. David fu lieto di passare la serata
in così piacevole compagnia;parlarono ancora del libro,della conferenza,evitando accenni ulteriori al passato
e,venuta l’ora di rientrare ,si accomiatò dalla padrona di casa con una calorosa stretta di
mano.Promise di tornare alla prima occasione nel suo prossimo viaggio in Emilia. Fuori l’aria ormai estiva gli rimandò alle
narici gli odori familiari della campagna ,ne aspirò gli effluvi e il sentore di fiori di campo
misti all’odore dell’erba appena falciata.L’auto correva veloce lungo la statale che da Ferrara ,passando
appunto per Granarolo,conduceva a Bologna ma,giunti all’altezza di un borgo appena illuminato ,Maria Luisa fermò
l’auto,spense il motore e giratasi verso di lui disse quasi sottovoce : “Non partire,rimani
a Bologna ancora qualche giorno,vuoi?”. David la guardò stupito,la vide seria in volto,i grandi occhi che aveva
ereditato da sua madre fissi nei suoi,e fu preso da un moto istintivo di tenerezza,si schiarì la gola e soggiunse :
“Mi hai dato del tu,hai fatto bene,ma sai che potrei essere tuo padre,come faccio a rimanere ?Ho una famiglia che aspetta
il mio ritorno”.”Rimani”-insistè lei-“rimani ti prego”.Ora era pericolosamente
vicina a lui,il viso di lei sfiorava quasi il suo,si guardarono per un istante interminabile,poi,quasi
attratto da un impulso irresistibile David sussurrò : “Sei bella,sei desiderabile,sei
giovane,e per me è molto facile dirti di si,ma cosa dirò a mio figlio,e cosa dirò
a mia moglie?”. Maria Luisa si illuminò in viso,aveva capito che stava per vincere la sua battaglia;era attratta
irresistibilmente da quell’uomo che usava la parola scritta come pochi sapevano fare,così rispose : “Solo
due giorni,voglio stare con te ,voglio conoscerti meglio,voglio capire cosa ti spinge con così grande passione a combattere
battaglie che pochi sanno combattere”.David era ormai vinto,le sorrise e la accarezzò lievemente
sulla guancia e inaspettatamente si ritrovò le labbra di lei sulle sue.Lo baciò con molta delicatezza quasi
non volesse turbarlo poi lo ascoltò mentre lui balbettava : “Dio che cosa bella che sei…”-si
interruppe per baciarla con più foga,incredulo che proprio a lui fosse toccato di piacere ad una creatura simile,e
già sentiva il desiderio aggredirlo tanto che per imporsi di rimanere presente a se stesso ,quasi
volesse giustificarsi per quella avventura inaspettata mormorò : “Non so come dirtelo;mi piaci
da morire”.Sul viso di lei un largo sorriso lasciò il passo alla seria espressione di poco prima.Disse soltanto:
“Anche tu”. Poi però aggiunse : “E’ ancora prestino,che ne dici se andiamo a vedere Bologna
dall’alto?”. “Ok dove mi porti signorina?”-rise David. La collina di San Luca sovrasta quella parte di Bologna che da
Porta Saragozza va fino alla Funivia e da lì a Casalecchio di Reno passando per la zona dello Stadio
Dall’ara.David vi era stato molte volte,sia salendo in bicicletta da Casaglia che dalla salita ripida dove si correva
la Bologna-San Luca,una gara ciclistica da professionisti,una cronoscalata.Ricordava Charlie Gaul ,il grande scalatore così
come lo aveva visto vincere quella corsa molti anni prima.E ricordava pure le molte gite salendo a piedi con gli amici del
suo quartiere.Era ormai notte e Bologna appariva illuminata in tutta la sua bellezza nella sterminata distesa che da San Lazzaro
di Savena si estende fino a Borgo Panigale .Se ne stavano entrambi sull’orlo della spianata dove stazionavano di giorno
le bancarelle con i souvenirs e le immagini sacre della Madonna di San Luca,mano nella mano,come due scolaretti,guardando
quello spettacolo che David ben conosceva fin dai tempi del liceo,quando si recava lassù con qualche amichetta di scuola
ed era così timido che doveva essere lei a prendere un minimo di iniziativa per aprire il dialogo
e magari scambiarsi qualche timido bacio.Ma ora era un uomo e aveva accanto una donna
stupenda che forse non avrebbe potuto mai più rivedere in futuro;così le circondò
la vita con un braccio,l’attirò a se e la baciò teneramente sul collo ,sulle guancie,sulle labbra,poi
si staccò da lei e,tenendola sempre per mano,si avviarono in silenzio verso l’auto. Si salutarono davanti la casa di lui,ripromettendosi
di rivedersi l’indomani,lei felice di averlo quasi conquistato,lui ancora titubante, colpito dalla bellezza e dalla
grazia di lei.E non fu facile per lo scrittore trovare la scusa la mattina dopo per
spiegare alla moglie che sarebbe rimasto a Bologna ancora due giorni,ne tanto meno fu agevole spiegarlo al figlio Piero,che
sembrò guardarlo con disapprovazione quando,più tardi,Maria Luisa fermò la sua auto davanti al cancello
del piccolo agglomerato di case demaniali . Salutò il padre che saliva a bordo e se ne tornò in casa scuotendo
la testa. Che cosa può provare un uomo
che ha superato la giovinezza nello stringere a se una donna che ha venti anni meno di lui? Erano stati due giorni indimenticabili
,e mentre l’aereo si levava in volo David non riusciva a distogliere
la mente dal pensiero di lei.Tutte le maledette convenzioni borghesi gli frullavano in testa e gli
ripetevano le regole fisse del buon padre di famiglia quale sempre era stato.Per una volta aveva infranto quelle regole,per
un solo momento si era concesso di offrire a se stesso una gioia nuova,una distrazione meravigliosa che mai avrebbe potuto
dimenticare e che sempre avrebbe rimpianto se avesse deciso di non vederla mai più.Aprì il
giornale in cerca di una tregua al suo tormento ma leggeva e non assimilava ciò che gli scorreva sotto gli occhi.Così
chiese allo Steward se per caso avesse un sedativo per dormire.”Fra poco più di 45 minuti saremo a destinazione
signore “-osservò il giovane .David approvò con un gesto : “Non importa,ha ragione,lasci
stare”. Ad un tratto ebbe freddo,si accomodò meglio sulla poltrona,sprofondò le mani nelle tasche della
giacca ,c’era qualcosa,trasse fuori la mano impugnando la foto che vi aveva trovato;era una foto di lei,sorridente,al
mare, ritratta con un minuscolo costume bianco che ne esaltava l’abbronzatura,il corpo perfetto,la mano all’albero
maestro di un piccolo Schooner ,un veliero elegante che sembrava volare sulle acque,lo sguardo all’orizzonte,scalza;sembrò
a lui quasi una dea dell’amore.Ripose la foto,sorrise e sussurrò fra se : “ Non riuscirò
a dimenticarti,non voglio dimenticarti,ti rivedrò presto occhi di smeraldo,contaci”. Il figlio piero,accanto a lui ,chiese
: “Non ho capito,cosa dicevi papà scusa ? “. David lo rassicurò : “No no,scusa
tu,è che quando sono in aereo,per vincere la strizza del volo,parlo da solo,così mi distraggo e non penso”.Il
figlio sorrise e si rimise a leggere la rivista che aveva in mano.Stavano sorvolando già l’Appennino;David
sporse lo sguardo oltre il finestrino del jet,guardò giù, e riprese anch’egli a leggere.Aprì
la pagina dello spettacolo dove un titolo a caratteri in grassetto colpì la sua attenzione : “Maria
Luisa Ameri vince l’ambito Premio Bancarella e lo dedica ad uno
sconosciuto scrittore siciliano ,va a ruba il romanzo da lei tenuto nel cassetto per
anni e poi dato alle stampe per i tipi della Casa Editrice “Jerushalaym Publishing” : “Potresti
essere mio padre amore mio”. David ,pensieroso,lo sguardo fisso in un punto indeterminato davanti a sé,se
ne stette così per un pezzo,la pagina aperta davanti ,un sorriso appena accennato all’angolo della bocca.”Hai
voluto legarmi ancora di più mia piccola israelita,conserverò la tua foto con cura”-pensò.Nemmeno
si rese conto che l’aereo era ormai giunto a destinazione.”Ci vedremo presto”-aggiunse fra se.Il rombo delle
turbine dell’aereo invertite per l’atterraggio lo richiamò alla realtà.La voce del comandante riempì
per un attimo il grande aeromobile avvertendo che il viaggio era giunto ormai al termine. ------------------------------------------------------------------------- N.B. Riproduzione
vietata senza il permesso dell'autore! |
|