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"SORRISI
DI UNA NOTTE DI PRIMAVERA " 9
Corrado Di
Lorenzo
Copyright
Easylandia Publishing Perugia 12 maggio 2002
WARNING !
( Questa pagina è destinata ad un pubblico adulto : non
vi è pornografia ma è comunque sconsigliabile per i fanciulli )
Francis sfogliò il libro che Livius
gli aveva appena consegnato e man mano che le pagine passavano veloci sotto i suoi occhi il suo sguardo assorto si faceva
via via più attento e concentrato . Ad un certo punto , dopo aver trascorso alcuni minuti assorto nella lettura , si rivolse
all’altro dicendo : “Come avete avuto questo libro , chi ve lo ha dato ?”. Livius si avvicinò al Mago ,
un leggero colpo di tosse gli scosse il petto , portò una mano alla bocca per soffocare quel disturbo , poi si fece serio
in viso e rispose : ”L’ho avuto da un uomo che ha detto di chiamarsi Rhesus di Trinacria , un vostro amico forse
; mi ha pregato di consegnarlo personalmente a voi”. Rhesus di Trinacria ; Francis ricordava quel nome ; quanto
tempo era passato da quel giorno ! Ritornò con la mente alla sua giovinezza , ai primi esperimenti nel castello di Alkemius
. Avevano studiato , insieme con Rhesus , sotto la guida di quel sapiente , per anni , le Arti Magiche e l’Alkemia .
Ma Rhesus se ne era andato un giorno , dopo un breve diverbio col Maestro, e lui non lo aveva più rivisto.”Ma ditemi
, come avete conosciuto Rhesus ? Ditemi se è vivo, se sta bene, e poi : cosa posso fare per voi ? Sembrate molto stanco ,
dovete aver viaggiato a lungo”. Livius annuì : “Ho lasciato le falde del monte Laurus e sono partito ; mi avevano
detto che vi avrei trovato in Etruria ma al Castello sul Lago mi hanno detto che eravate diretto qui , così vi ho raggiunto”.
Il monte Laurus , da quanto Francis non vedeva le sue cime ? Venti anni erano passati dall’ultima volta che si
era recato nelle sue terre al Castelluccio ed era tornato a vedere i due mari , giù giù , nel più profondo d’Europa
, ad Occidente , come diceva la quartina occulta che parlava della venuta del Decodificatore . La recitò mentalmente preso
da un impulso irrefrenabile : “Dans le plus fond de l’occident d’Europe…” , e poi l’altro
primo verso, che pure vaticinava il ritorno del figlio del Maestro di Salon , Cesare Nostradamus , il traduttore futuro delle
Centurie :”De l’aquatique triplicitè naistra , un jeune qui fera le jeudi pour sa fete..”. La Trinacria
, triplicità acquatica per eccellenza ; ma ancora non era riuscito a comprendere il significato di quel riferimento
ad un giovedì come giorno di festa. ”Mio signore , cosa avete ?…sembrate sconvolto”- la voce di Dyanah lo
riportò bruscamente alla realtà . Si volse verso la fanciulla , sorrise , le prese la mano che ella gli tendeva .”Non
è nulla mia cara , solo un ricordo antico , il passato che ritorna a volte prepotentemente…”. Livius tossì ancora
e con voce turbata disse : “Vi lascio al vostro colloquio Maestro , ho portato a termine il compito che mi fu assegnato
e ora posso tornare al mio eremo”. Il Mago cercò di leggere nei pensieri dell’anziano interlocutore.”Siete
un monaco”- disse - “ma non mi avete detto di Rhesus , allora come sta?”. Livius abbassò il capo tristemente
e rispose : “E’ malato mio signore , molto malato”. Francis’incupì”.”Quale morbo lo affligge?”-domandò
.”Ha la febbre polmonare , tossisce e il sangue arrossa le sue labbra e le sue mani”. Il Mago fece una smorfia
di disappunto e , rivolto verso Dyanah sussurrò : “Vi prego mia signora , attendetemi qui , sarò subito di ritorno”.
Dyanah annuì : “Andate se dovete, io vi aspetterò all’ombra di quest’albero”. Francis , fatto
cenno a Livius di seguirlo , si allontanò con esso verso il Palazzo e lo guidò verso i propri alloggi dove gli consegnò una
boccetta nera , accompagnando quel gesto con queste parole : “E’ un potente medicamento , dite a Rhesus che ne
prenda solo poche gocce dopo il pasto del mezzogiorno e fatemi avere sue notizie al più presto”. Livius ringraziò quell’uomo
dal viso aperto e leale e i due si strinsero la mano.”Farò come voi dite , dirò a Rhesus che ho trovato Cesar , state
tranquillo vi scriverò e vi farò sapere”. Salutò il Mago ben poco avvedendosi dello stupore che si era disegnato sul
volto del suo ospite , poi si volse e se ne andò . Francis rimase per un istante pensieroso al centro della stanza ;
quel nome , Cesar , gli rimbombava in testa ; possibile che quell’uomo avesse equivocato così grossolanamente ? Oppure
lo aveva chiamato così convinto che lui , Francis , fosse il grande Decodificatore annunciato nella quartina ? Cesar
era il destinatario della lettera che il Profeta di Salon aveva chiamato con
quel nome proprio nell’incipit della missiva .’Cesar Nostradamus , mon fils..’-dicevano le parole del
grande Sapiente provenzale. Ma perché Livius aveva usato quel nome ? Come poteva conoscere l’identità dell’uomo
vaticinato dal verso sacro ? Francis scosse la testa : ”Si sarà sbagliato , mi ha confuso con un altro”-mormorò
. Ma se…se Rhesus avesse rivelato una verità che nemmeno lui , Francis , conosceva ? Il suo pensiero ritornò alla
fanciulla che lo attendeva nei giardini reali . ”Dyanah , quasi me ne ero dimenticato accidenti !”. Percorse in
fretta il tragitto che lo separava dal luogo dove l’aveva lasciata ma , con suo grande stupore, la fanciulla non c’era
più , svanita come neve al sole. Con un gesto di rabbia Francis si percosse una coscia : ”Ecco , non avrei dovuto abbandonarla , spero proprio che non le sia accaduto nulla di grave”.Tornò
verso la Reggia che di fatto avrebbe dovuto appartenere a Rutellius De Franciscis , erede al trono di Liguria , beniamino
di Carolus Inciampus. Ma l’infido Berus Marassus , con le sue trame , approfittando del fatto che Rutellius era
soltanto un giovinetto ancora imberbe , era riuscito a farsi nominare , dalla Regina Madre dall'abito scarlatto , Principe
Reggente , con l’aiuto delle Streghe di Medaseth guidate dalla maga Goffa La Nera , le quali , con un incantesimo malefico
, avevano reso muto il principino Rutellius facendogli bere un infuso di Margarita , Belladonna , Fresca Bollens e Mandragola
, facendolo dormire per mesi . Mentre il perifdo Augustus ne usurpava il titolo e le terre con la complice e imbelle approvazione
dell’imperatore Carolus Inciampus e l’aiuto del Margravio di Padania , Boxus , nonché di Finus di Finonia
, signore dalle Bende Nere. I tre loschi figuri erano così riusciti ad impadronirsi del Potere , non solo in Liguria
ma in quasi tutta Enotria , approfittando anche della nascita oscura di una Congregazione dell'Illibertà in odore di satanismo
che si diceva fosse diretta dall’antico padrone della setta ‘Patanassa’, il truce Gelosus , signore
di Novucastrum in Aretium . Francis aveva appreso tutto questo dal suo amico , il conte Begnat , per nulla meravigliandosi
delle trame oscure di quei ribaldi , ben conoscendo come la cupidigia di certi uomini di rango inferiore , quanto a cervello
e intelletto , potesse portare verso il crimine e l’illegalità . Era sempre accaduto sulle rive del Mare Grande , da
quando esistevano i monarchi e i condottieri . Il suo pensiero andò alla ‘Coniuratio Catilinae’, una congiura
che Marcus Tullius Cicero , valente oratore ed esimio dotto romano , aveva sventato in tempi passati . Il Mare Grande ;
aveva un desiderio tale di ritornare su quelle rive dove il Mediterraneo si congiungeva con lo Ionio , proprio davanti al
Promontorio di Capo Passero , dove lui era nato e dove aveva giocato da bimbo insieme a Rhesus e a Beatrix , sua sorella .
Le onde dei due mari differivano sempre ; increspato uno e calmissimo l’altro , offrivano all’occhio uno spettacolo
indimenticabile . Era come se le acque , agitate a Occidente e calmissime a Oriente ,si dividessero , pur unendosi nel liquido
, in una netta distinzione : l’uno in tempesta e l’altro liscio come l’olio di una lucerna , ma insieme
uniti nell’eterno rincorrersi dei venti e delle correnti .”Una terra esposta a tutti i venti”-sussurrò-“come
recita la quartina , ma ora devo trovare Dyanah , dove sarà andata ?”. Quasi l’avesse evocata con quel pensiero
la fanciulla gli si parò d’innanzi , sorridente , e subito gli tese le mani affettuosamente , accompagnando quel gesto
con un grazioso cenno del capo, palesemente felice di rivederlo .”Stavo cercandovi”-disse Francis subito
rinfrancato da quella vista .”Mi ha chiamata mio padre , non ho potuto aspettarvi , ma come vedete ora sono qui”.
Il Mago fece con la testa un cenno d’assenso : ”E ne sono lieto” -disse- “vostro padre avrà avuto
sicuramente un buon motivo per cercarvi”. ”Si , era in pensiero per me , non sapeva dov’ero e mi ha fatto
cercare da mia sorella”. ”Venite , voglio mostrarvi una cosa”-suggerì il Mago . Le dette il braccio e insieme
si diressero verso la stanza dell’uomo . Giunti sulla porta , Dyanah si fermò .”Non è bene che una fanciulla entri
negli appartamenti di un uomo” -disse . Francis rimase per un breve istante interdetto poi soggiunse : “Lasceremo
la porta aperta , venite , voglio mostrarvi un ricordo che ho portato con me dalla Trinacria , intendo farvene dono”.
Dyanah acconsentì ad entrare , non più riluttante . Lasciarono però la porta ben aperta onde la fanciulla si sentisse
maggiormente a proprio agio nei quartieri di un uomo che in fondo non conosceva . Entrando il Mago gettò per un istante lo
sguardo al libro che Livius gli aveva dato . Era là , su un tavolinetto di acaju , aperto nelle prime pagine . Il Mago lo
chiuse , poi guidò Dyanah verso uno stipo , lo aprì e ne cavò fuori un carrettino siceno dai disegni multicolori , grande
pressappoco come un portagioie , tutto istoriato sulle fiancate con immagini della Saga Francese di Rolandus a Roncisvalle
. Si vedeva chiaramente che il leggendario Paladino di Carolus Magnus Rex in Aquisgrana , impugnava Durlindana , la spada
indistruttibile , e cercava inutilmente di spezzarla , per non lasciarla cadere nelle mani dei Saracini , frangendola contro
la collina , ma senza risultato . Chi aveva forgiato quella spada lo aveva fatto in modo che niente potesse spezzarla . Rolandus
dava fiato al suo corno Holifans per richiamare i suoi compagni ma i Paladini del Re dei Franchi erano lontani . Gano di Magonza
, disegnato in un canto , sembrava sogghignare per il suo tradimento, che sarebbe costato la vita al prode Rolando . ”Guardate
mia signora”-suggerì Francis indicando la spada-“l’Ariostus l’ha chiamata Durlindana , ma in
realtà il suo vero nome è un altro”. Dyanah lo guardò meravigliata ; conosceva quel poema e lo amava ; lo aveva letto
più volte ricreandosi nelle descrizioni delle avventure e degli amori del Paladino , ma che la sua spada avesse un altro nome
proprio non lo aveva mai saputo.”Che intendete dire?”-chiese. ”Dopo vi dirò , ma adesso ascoltate”.
Dal carretto colorato , cui era aggiogato un cavallino perfettamente ben modellato , con un pennacchio di piume in testa ,
uscì una musica soave , il suono di un ‘Carillon’, la cui melodia deliziò le orecchie della fanciulla , che con
stupore rimase là in ascolto , finchè la carica finì e fu silenzio nella stanza . ”Che suono melodioso ! “-esclamò
la fanciulla . ”Tenete , è vostro , conservatelo per mio ricordo , vi prego”. Dyanah si schermì . ”Ma non..non
potete separarvi da un oggetto così prezioso…no , siete troppo generoso , non voglio”. Il Mago , con un sorriso
, le porse il carrettino . ”Sarò felice se lo accetterete , conservatelo”. Dyanah , le gote tinte ormai di
rosa dalla felicità che sentiva nascere in cuore per l’amore che in lei stava nascendo per quell’uomo , piegò
il capo più volte in segno di assenso . ”Va bene , sia come voi volete mio signore , lo conserverò gelosamente , vi
ringrazio , è un dono magnifico”. ”Nulla in confronto alla gioia che mi da poter guardare i vostri occhi mia signora
”. Dyanah arrossì ancora di più ; si strinse a lui solo per un attimo quasi dimenticando che la porta era aperta e potevano
vederli . Si staccò dall’uomo a malincuore . Rimasero per un breve istante a guardarsi in silenzio , consci del sentimento
che sembrava prepotentemente instaurarsi nei loro cuori e nelle loro menti . Francis la prese per mano. ”Venite
, vi dirò il segreto della Spada Sacra di Roncisvalle”. Tornarono allo stipo e questa volta il Mago ne trasse fuori
una lunga custodia di cuoio e la depose sulla tavola , al centro della stanza . Estrasse la lama che era appartenuta un giorno
ad Artù , il santo re guerriero di Camelot , e la sollevò nell’aria , poi ne toccò il filo con le dita , lasciandole
scorrere lentamente. Dapprima un lieve sibilo , poi a poco a poco una melodia soave , angelica , quasi un flauto suonasse
mille note diverse , si diffuse nella stanza , e la lama della Spada brillò lanciando all’intorno lampi di luce, colpita
dal sole che penetrava all’interno da una finestra aperta sui giardini reali . ”Mio Dio !”-esclamò Dyanah-“ma
è Excalibur !”. ”Si , mia signora , Excalibur , la spada che canta ; Excalibur , sogno di tutti i guerrieri
Sassoni e Normanni di Britannia , Excalibur , eredità dell’uomo che riunì attorno a sé i cercatori del Sacro Graal .
Artù la estrasse dalla Roccia dove Merlino l’aveva conficcata , la spada di Uter, padre di Artù , che da Egrain Regina
generò Morgana , la Maga che oscilla al sole del meriggio . La spada ora appartiene a me , in attesa del suo ritorno”.
”Il ritorno di chi , mio signore ?”-domandò Dyanah. ”Non badate a ciò che dico”-rispose Francis
con un gesto che sembrava volesse scacciare ogni pensiero dalla mente della fanciulla-“Vi ho promesso di svelarvi il
segreto”.”Si , parlate cavaliere , sono ansiosa di conoscere quale legame vi sia fra questa Spada e quella di
Rolandus”. Francis la invitò a sedersi e prese a dire : “Molto tempo fa , quando la Cavalleria regnava sulla
terra e uomini forti e leali ne percorrevano le vie in cerca di torti da riparare o esseri deboli da aiutare , un uomo , un
semplice fabbro , forgiò questa spada seguendo l’insegnamento degli antichi Maestri . La modellò , dopo aver estratto
il ferro dalla terra , la forgiò sul fuoco arroventandola fin quasi a fonderla nei carboni accesi , poi quando la lama fu
di fuoco ardente, smise di soffiare col mantice sul fornello, la impugnò afferrandola con una lunga pinza d’acciaio
e in fretta si recò fuori . Era nevicato e la terra era bianca , tutta coperta di soffice neve ; il fabbro affondò la lama
nella neve e intanto vi versò sopra un lattice bianchissimo , tanto niveo che quasi scompariva al contatto col terreno , e…”.
Il Mago s’interruppe , la voce rotta dall’emozione.”Continuate , vi prego”-lo incalzò Dyanah . Il
Mago si schiarì la voce , poi socchiuse gli occhi e quando li riaprì uno sguardo terribile brillava in essi ; sollevò la Spada
più in alto che potè e recitò : ”CEMME SIBBEE EMME SIBBEE , CEM ROIBI EM ROIBI , CEMM’ASASMI EMM’ASASMI
, CEM REMSOA EM REMSOA , CEMMA LEME CE CEI E ROAMME CE ESSO’ NAS RALNSA…”. Francis si interruppe ancora
, emozionato , il viso reso indurito da una espressione di forza e di potenza ma nel contempo una lacrima spuntò dai suoi
occhi . ”Che cosa c’è mio signore ? Che cosa avete detto ? Non ho compreso le vostre parole , ho compreso che
deve trattarsi di una formula magica , ma vi prego, così mi spaventate”. Francis si scosse, il suo viso si distese
: “Avete ragione , sono uno sciocco…”.”Ma che dite , vorrei solo conoscere il significato di quelle
parole , capire il segreto della sacra Spada”. Francis annuì .”DALLA ROCCIA ALLA ROCCIA , DAL FUOCO AL FUOCO
, DALL’ETERNO ALL’ETERNO , DAL SANGUE AL SANGUE , DALLE MANI
DI DIO A QUELLA DI ARTU’ , PER SEMPRE...NULLA POTRA’ INFRANGERTI !”. Ora si era fatto un gran silenzio nella
stanza del Mago , il petto di Dyanah si sollevava ritmicamente e il suo respiro giungeva alle orecchie di Francis come
un suono prezioso . ”Durlindana era il nome di quella Spada finchè Merlino la trovò e , dalle mani della Dama del Lago
, la prese col suo nuovo nome : Excalibur , dalla roccia alla roccia , dall'acqua al sangue . La estrasse dall’acqua
che la neve lascia sulla terra quando il disgelo ne scioglie i ghiacci e diventa lago e fece in modo che Artù la possedesse
. Perché Artù e la Terra sono la medesima sostanza e quando Artù si dipartì per la contrada dello Spirito , la Dama del Lago
si riprese la Spada , che però , in due copie , ricomparve in Etruria . Una copia è ancora infissa nella roccia sulle colline di
Sena , là dove si corre il Palius nel giorno caldo di Maria Essena , nella Basilica di Sanctus Galganus . Ma l’originale
è nelle mie mani , perché io ho sciolto il Sacro anagramma”.”Un anagramma”- mormorò Dyanah nel contempo
affascinata e incuriosita da quel racconto. ”Svelatemelo vi prego”-disse . Francis prese una pergamena e
vi vergò sopra con una penna d’oca , che stava sulla tavola nel suo calamaio , alcuni tratti ben distinti.
ANAGRAMMA :
REX ARTHURUS , ENOTRIO IDIOMA
, AD ETRURIAM VENIT
IL RE ARTU =
L’ETRURIA
Dyanah sgomenta impallidì . Chi
aveva di fronte? Chi si trovava davvero in quella stanza con lei ? Uomo o Demone ? O forse un Angelo Nero come quelli che
a volte popolavano i suoi incubi di bambina ? Stava per chiedere un po’ spaventata ma nel contempo misteriosamente attratta
da quell’uomo che ormai sentiva di amare , quando lui , quasi avesse letto nei suoi pensieri le disse sorridendo
: “Non sono un demone mia signora ; le Arti Magiche Nere io rifuggo , e il Maleficio non mi è compagno . Io sono un
servo dell’Agnello Scannato Benedetto che prende il Suo nome dalle antiche grotte di Qumran Kirbeth , il cui sangue
redime il mondo”. Dyanah sembrò rinfrancata da quelle parole ma chiese ancora : “Come avete avuto la spada ?”. Francis
tornò ancora con la mente a quel mattino di luglio di tanti anni prima , quando
, sulle rive del Lago , aveva ricevuto dalle mani di Agilla il prezioso Ferro . Era un giorno in cui la calura faceva oscillare
l’aria e Morgana era palesemente accanto a lui , invisibile ma ben distinguibile nel tremolìo delle immagini che il
calore del sole disegnava sull’acqua e sulla terra . Morgana , sorellastra di Artù , sapeva come insinuarsi sulla sua
strada , lo aveva fatto sempre , fin dalla sua infanzia , quando, sul Mare di Trinacria lui volgeva lo sguardo a Meridione
, dalla collina dove suo nonno coltivava la vite dorata del Moscato da cui si estraeva il Santo Vino per il rito della Domenica.
”Farete questo in memoria di me”-aveva raccomandato il Consacrato . E dalla terra di Sicilia , la terra dei suoi
avi Siceni , provenivano le uve migliori e il vino più forte e prelibato . In quel giorno di luglio , sul lago, aleggiava
lei, la Maga che lui non temeva , da quando aveva appreso le Arti Sacre da Alkemius ; e nulla più essa poteva contro di lui
, ne nulla più lo spaventava . Riprese il suo racconto spiegando che quel giorno si era avvicinato alla riva erbosa , dove
i canneti si mescolavano alla verzura e ai cespugli che crescevano tuttintorno , e ad un tratto aveva visto spuntare dall’acqua
l’elsa della spada . Non poteva credere ai suoi occhi : pur nell’acqua chissà da quanto tempo la spada era perfettamente
conservata , ne la ruggine l’aveva minimamente intaccata . Era lucente come quel giorno in cui Artù l’aveva brandita
per battersi contro Mordred , figlio di Morgana, il malvagio . ”Ecco , la presi e la portai nel mio castello e ora è
mia , come vedete”. Dyanah con uno sguardo malizioso domandò: “Ma siete sicuro che sia Excalibur ?”. Il
Mago sorrise , si portò vicino alla finestra e porgendo l’arma alla sua bella accompagnatrice le disse : “Ecco
, accertatevene voi stessa , battetela sul marmo del davanzale con tutta la forza di cui siete capace”. Dyanah lo guardò
in silenzio , poi prese la spada dalle mani dell’uomo , per un istante le sembrò tanto pesante da non farcela a reggerla
, ma Francis le sostenne il braccio e una forza notevole penetrò in lei . Battè la lama sul marmo con violenza e ne scaturirono
grosse scintille , il marmo si spezzò ma la lama non subì alcun danno .”Oddio cosa ho fatto”-disse portandosi
una mano alla bocca mentre riconsegnava la spada al Mago.”Non vi crucciate , Augustus è tanto ricco da poter sostituire
il marmo con l’oro”. Risero entrambi , poi Francis ripose la spada nella sua guaina , prese la fanciulla
per mano , la condusse verso la parete accosto alla porta che , pur rimanendo aperta non poteva lasciar vedere loro che si
ripararono alla vista dietro quel muro . Le prese il mento con la mano sinistra mentre con la destra l’abbracciò alle
spalle e la baciò . Le loro labbra si incontrarono e rimasero congiunte a lungo ; Dyanah si sentì trascinare in una spirale
turbinosa e piacevole . Quando lui si staccò da lei la testa le girava , le sue mani tremavano , ma anche il corpo era tutto
un fremito , mentre i suoi occhi , fissi in quelli verdissimi di lui penetranti e indagatori , esprimevano tutta la sua felicità
per quell’incontro .”Io vi amo mia dolce colomba”-disse il Mago con voce roca .”Vi amo”-gli
fece eco lei . Si abbracciarono ed erano sul punto di baciarsi ancora , quando una voce risuonò dal corridoio . Era Russula
che la cercava .
“Devo andare”. Dyanah
fuggì precipitosamente , timorosa che la sorella fosse in compagnìa del padre o addirittura di Lianus . Non voleva che la
vedessero in atteggiamento tenero in compagnia del Mago .
L’indomani , di buon’ora
, il Principe aveva organizzato per i suoi ospiti una caccia al cinghiale e aveva fatto portare dai suoi guardacaccia , nella
sua riserva privata , alcuni suini selvatici prelevati nei boschi di Garfagnana , intorno a Castelnovus , e lungo il corso
del fiume Serchio . Partecipavano alla battuta tutte le dame e i cavalieri invitati a palazzo , compresi Dyanah e Francis.
Dyanah indossava un’amazzone rosso con stivali neri e cavalcava una giumenta roana che sembrava impaziente di darsi
ad un galoppo liberatorio dopo tanto tempo trascorso nelle stalle reali . Francis , in sella ad Ariel , il suo destriero,
un giovane quadrupede normanno allevato nei prati intorno a Perusia che scalpitava e nitriva per la gioia di essere montato
dal suo padrone , la guardava con occhio innamorato . La fanciulla gli appariva bellissima , i lunghi capelli biondi indorati
dal sole , il viso rosso per l’emozione della cavalcata , il bel corpo fasciato da quell’abito , sembrava proprio
Diana cacciatrice , la dea di cui portava il nome . Davanti ai cavalieri stavano alcuni battitori che tenevano al guinzaglio
numerosi cani , fra i quali spiccavano levrieri , segugi , bracchi e altri cani di razza inglese avvezzi alla caccia al cinghiale
e all’orso e al cervo . Aprivano lo stuolo dei cavalieri il Principe , con accanto il figlio e Boxus che aveva accanto
Marronius Pelatus , il giureconsulto di Padania , e Speronius il Gran Palafreniere. Chiudeva la sfilata dei potenti Finus
di Finonia , seguito da Gasbar Boccuccius e Brutus De Ignatiis . Accanto a loro cavalcava il governatore latino
Toracius Crassus . Francis non perdeva di vista Dyanah , timoroso della pericolosità degli animali che si accingevano
a cacciare , quando la vide dirigersi tutta sola verso un boschetto di quercioli , su un poggio dal quale si poteva godere
per intero la vista del Golfo e lo sguardo poteva estendersi a perdita d’occhio fin quasi alle terre di Ponente . Il
Mare azzurro , sterminato , offriva una visione incantevole . ”Dyanah vorrà bearsi del panorama”-pensò . La vide
fermarsi sotto un albero fronzuto e la raggiunse . Scesero entrambi da cavallo e si avvidero che nessuno li aveva seguiti
e forse nemmeno fatto caso a loro . ”Siamo soli”-sussurrò la fanciulla sorridendo . ”Si , siamo soli , mia
amata”-le fece eco lui . Si strinsero l’uno all’altra in un abbraccio appassionato . Dyanah si lasciò scivolare
a terra e Francis le sedette accanto . La fanciulla si era sdraiata sull’erba , le braccia ripiegate sotto la testa
, dopo essersi tolta il cappellino da caccia sul quale una piuma di fagiano svettava lunga e colorita .”Che pace qui”-sussurrò-“lontani
dai suoni del corno e dal latrare dei cani , nessuno ci disturberà per un po’ ”.”Siete bellissima”-disse
lui . La fanciulla gli sorrise , il viso di lui tremendamente vicino al suo . Lo osservò per un attimo scrutando i suoi lineamenti
mediterranei , gli zigomi ben disegnati , la bocca piccola , un ciuffo di capelli che gli nascondeva la parte superiore del
viso, su un lato . ”Anche voi siete bello”-rispose . Lui rise , guardò la bocca di lei , le labbra piene
dai contorni evidenti , l’incarnato pallido del viso , i cui lineamenti perfetti avrebbero fatto la felicità di un pittore
, il naso lievemente prospiciente che denotava una intelligenza pronta e vivace ; le spostò i capelli e la baciò . Ansimarono
, conquistati entrambi dalla passione , e continuarono a baciarsi finchè compresero , in un crescendo turbinoso di sentimenti
e sensazioni , di desiderare di congiungere non soltanto le loro bocche ma anche i loro corpi . Per un istante si interruppero
, stupiti , indecisi , timorosi di violare regole antiche , create da uomini in manto di demoni per impedire all’uomo
di conoscere il piacere sublime del congiungimento delle carni che è preludio ed epilogo dell’unione delle anime . Uomini
che dicevano di servire la Communitas ma che in realtà avevano fatto della Casa di Dio una immonda spelonca di ladri
, come scritto nell’Evangelo divino, e vergato dalle parole stesse del Cristo . Uomini che , nella sofferenza degli
altri uomini , creavano le loro immense ricchezze , ingannando gli umili e gli onesti , i buoni e i volenterosi . Uomini
( OMISSIS ) sta scritto :
“Non chiamate nessuno Padre , poiché Uno solo è il Padre vostro che è nei cieli”. Francis sapeva : Cristo
si rivolse a Dio chiamandolo ‘Padre Santo’, ( OMISSIS )
un uomo era sacrilego peccato usurpante
a Dio il proprio titolo. E sapeva anche che il Cristo non era stato tentato con l’amore ; sapeva che l’Amore
è sempre puro e innocente ; anche quello fisico, purchè fra due esseri che si amano . La vera tentazione era stata il potere
! “Ti darò tutti i Regni della Terra”-gli aveva promesso il Maligno . Invece da millenni i protettori degli Spiriti
Neri e dei Figli delle Tenebre , tentavano di far credere agli uomini che perfino Adamo era stato tentato con l’Amore
; ma era falso !
La mela ! Francis sapeva
bene cosa fosse : l’Alkemia , la Terra Nera , il Pomo d’Oro regalato a Paride da Eris, la Dea Discordia ,
e Ate , sua madre , altri non era che Eva . Adamo era stato spinto ad usare le leggi della Chemia per avvelenare il Paradiso
Terrestre e renderne amare le acque . E questo era ciò che gli uomini stavano facendo . Nella Genesi si raccontava una profezia
! Ciò che i giovani di Greenlandia chiamavano ‘Inquinamento’ non era altro che frutto del veleno contenuto nella
Mela : la Scienza cattiva dei demoni che governano il mondo !
Francis si distolse da quei
pensieri e capì ora di volere una sola cosa : ‘fare l’amore con la
fanciulla che amava’ e trovare in quell’atto tutta la Magia vera della creazione : dal congiungimento dei corpi
nasceva l’estasi che Dio ha dato all’uomo per dimenticare i propri affanni . Francis lo sapeva . Dyanah stava
là e con gli occhi lo invitava . Le sbottonò il corpetto rosso e mise a nudo il seno .Vi affondò la bocca soffocando un lamento
di gioia e la baciò sulle carni palpitanti , percorrendo quelle bianche colline per intero , avidamente , come un bimbo
attaccato al seno della madre . Dyanah si inarcò : era la prima volta che si accompagnava ad un uomo ; scoprì così a poco
a poco il piacere che poteva darle e gliene fu grata . Francis sollevò l’ampia gonna da cavallerizza e mise a nudo
le cosce di lei bianchissime . La accarezzò con una gioia ineffabile beandosi di quel contatto . E intanto le ripeteva all’orecchio
parole d’amore e le sussurrava , perché sapeva che per una fanciulla la prima volta abbisogna di tanta delicatezza e
di tanto amore. Dyanah sapeva ben poco dell’amore ma l’istinto la guidava e l’uomo che le stava sopra non
era più un ragazzo . Francis sapeva come donare il piacere ad una donna innamorata . Con molta delicatezza la baciò
sul ventre ( Omissis )
capì che ella era ormai pronta
a riceverlo ma si soffermò ancora : voleva essere ben sicuro di ciò che faceva . Ora la fanciulla desiderava soltanto qualcosa
che essa sapeva essere la parte più importante dell’atto d’amore ma che non aveva mai provato. Rimase lì aperta
come una porta spalancata dove lui ora sarebbe penetrato . Poi lo vide denudarsi ,
( Omissis ) per un breve istante
ne ebbe quasi timore .
( Omissis ) Nulla era più
sublime di quell’atto e nessuna cosa al mondo poteva sostituirne il piacere . Le sensazioni erano così forti da creare
un ponte fra uomo e Paradiso , come se in esso fosse celato davvero il Sacro Segreto della Creazione. Dyanah gemeva ora così
forte donando all’uomo la vera gioia insita nell’atto sessuale : la consapevolezza di dare felicità , piacere
e godimento alla donna amata .
(Omissis ) Ella gridò più
volte il suo nome e lo baciò avidamente mordendolo piano sulle labbra e sussurradogli “Ti amo”. Francis fu
grato a Dio di avergli restituito qualcosa che lui non provava da tempo. Si ritrasse infine e con un lamento si accasciò
sul suo corpo .
Dopo stettero a lungo abbracciati
l’una all’altro. Si erano rivestiti e soltanto le guance rosse testimoniavano dell’atto appena consumato.
”Ci staranno cercando”-disse lei con un sorriso . Lui la guardò felice .”E’ questo dunque l’amore..”-aggiunse
Dyanah. ”Si è questo ; Dio , vi amo mia dolce piccola gioia”. Realizzò in quel momento che tutto era avvenuto
di giovedì . Meravigliato da quella rivelazione , assorto nel ricordo della quartina , stava per dire qualcosa , quando ,
in quell’istante , uno sparo ruppe il silenzio del bosco e uno stormo di uccelli si levò in volo. ”Che diavolo
succede?”-esclamò Francis balzando in piedi. (continua)
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