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Di Lorenzo's Family Ancestry -
In Antiquo : De Lorenzis Antico cognome derivante da Laurentius ,ovvero abitante di
Laurentum , Città latina posta lungo il litorale romano, caduta presto
nell'orbita romana, dopo la fondazione di Ostia da parte di
Tullo Ostilio. La città è rimasta famosa per la villa di Plinio, di cui oggi rimangono le rovine.
More Info :
La famiglia Lorenzo o Di Lorenzo è d'origine inglese ed arriva in Sicilia
al tempo del Re Ruggiero grazie a Silvestro. Tra i suoi maggiori rappresentanti che rivestirono cariche importanti nell'isola
si hanno: Corrado, comandante della fortezza di Noto e gentiluomo di camera del Re Alfonso; · Francesco, un prode
guerriero, capitano d'arme a Terranova ed a Marsala; · Giovanni, canonico della cattedrale di Noto e cavaliere
cappellano gerosolmitano. N.B. Anche se alcuni documenti Araldici reperiti da mio padre Pietro
Di Lorenzo e mio zio Giuseppe Di Lorenzo ( fratello di mia madre Carmela Di Lorenzo- stesso cognome in quanto parenti pur
discendenti di due rami diversi ) all'Archivo di Stato di Napoli del regno delle due Sicilie attestano l'appartenenza del
ramo pachinese dei Di Lorenzo alla stessa famiglia citata in questa pagina, personalmente non sono affatto certo della
appartenenza a questa dinastia. Bisogna però tener conto (Oltre che dei suddetti documenti) di un certo elevato Ceto
sociale di appartenenza della Famiglia di Lorenzo in Pachino nella prima metà del '900. Malauguratamente le assurde
scelte politiche del ventennio, con le guerre, praticamente tolsero alla mia famiglia tutto ciò che i miei avi
avevano accumulato fin dai tempi di Costanza d'Altavilla. | DI LORENZO BORGIA CARMELA Sec. XIX Marchesa del Castelluccio Dama della Regina alla Corte di Napoli nel 1821. | DI LORENZO BORGIA CORRADO Sec.
XIX Marchese del Castelluccio Gentiluomo di Camera
alla Corte di Napoli nel 1843. Fu tra i firmatari del manifesto rivoluzionario lanciato da Noto il 4 Febbraio del 1848. Con
decreto del 29-11-1860 fu nominato da Vittorio Emanuele li Primo Sindaco di Noto. Fu ancora Sindaco nel 1864. | DI LORENZO BORGIA GIUSEPPE Sec. XVII Cospiratore Fu tra i firmatari del manifesto di rivolta diffuso a Noto il 4 Febbraio del 1848. Il 31 Maggio
del 1860 fu nominato da Garibaldi Primo Governatore del Distretto di Noto. | DI LORENZO CLEMENTE Sec. XVII — Mt. 1631
Dell'Ordine dei Frati Cappuccini Fu per dodici volte Ministro della Provincia Monastica dj Siracusa. Resse anche la Provincia
di Cosenza - Fu Commissario Generale dell'Ordine e nel 1618 Ministro Generale. Fu Ambasciatore di Paolo V e Urbano Vili presso
diversi Sovrani. Ha scritto: Lettere
pastorali. Tractatus super Regulam FF. Minorurn aesertim super votum paupertatis saeraphicae. | DI LORENZO CORRADO Nt. — Vt. Marchese di Castellacelo Campione Internazionale di tiro a volo. | DI LORENZO GIOVANNI Sec. XVII Senatore di Noto nel 1693 e nel 1708. | DI LORENZO GIOVANNI Sec. XVIII Presidente
del Senato di Noto nel 1708. | DI LORENZO GIOVANNI Nt. 1714 — Mt. 6-10-1777 Ecclesiastico Fece costruire
a sue spese la scalea del Duomo. Nello stesso Duomo sono state tumulate le sue spoglie. | DI LORENZO GIOVANNI Sec.
XX Sindaco di Noto nel 1910-1914-1918. | DI LORENZO GIUSEPPE Sec. XVII Senatore di Noto nel 1708 | DI LORENZO GIUSEPPE Sec XX Sindaco di Noto nel 1903.
| DI LORENZO LUCA Sec. XVIII Storiografo Ha scritto: Memorie - Mns. in Libro Verde Arch. Cattedrale di Noto. | DI LORENZO MARIANO Sec. XVII Musicista Ha scritto: Armonia. | DI LORENZO MATTEO Nt. —
Mt. 8-3-1905. Deputato al Parlamento nel 1905.
| Dì LORENZO NICOLA Sec. XX Giornalista Diresse il Giornale «La Veglia» nel 1849. Fu successivamente Comandante della Guardia Nazionale. | DI LORENZO OTTAVIANO Sec. XIX Fece parte del Comitato Rivoluzionario del 1860 agli ordini di Matteo Rae li e dopo l'occupazione garibaldina
fu nominato Comandante dei Militi a Cavallo. Nel 1868 fu Sindaco di Noto. | DI LORENZO RAFFAELLA Nt. 12-10-1885 — Vt. Dama d'onore del S. Sepolcro. Poetessa Ha scritto: Scrivo perché penso, penso perché
sento. Versi BT. NT. 1958. Ha pubblicato alcune poesie nel volume «Poeti alla TV» 1964 a cura di A. Cutolo.
Ed. Villar. Altre poesie sono state pubblicate nel volume «Ciuri di li ciuri», raccolta di poesie scelte siciliane,
Quaderno II a cura di E. Giansiracusa. Ed. Risveglio - ML. |
ROSA SAVARINO: LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO (estratto da Contributi alla Geografia Storica dell'agro netino, Atti delle "Giornate
di Studio", Noto 29‑30‑31 maggio 1998)
I.
S. V. N. A.
Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio
di nuove terre feudali soprattutto nella parte occidentale ed in quella centrale dell'isola; dal 1748 al 1798, i censimenti
permettono di identificare dai 20 ai 301 nuovi centri. La struttura urbana siciliana, caratterizzata da una forte
consistenza dell'area demaníale rispetto a quella feudale, in età moderna varia sotto l'intensificarsi
del fenomeno della colonizzazione feudale2. Il territorio della città
di Noto nel corso del Seicento non è coinvolto dal processo di colonizzazione feudale, infatti, se escludiamo la fondazione
di Canicattini Bagni3 , nel 1680, il fenomeno è assente nel territorio di Noto, ma è attivo nei primi
decenni del Settecento e dilaga nella seconda metà del secolo. Esso si deve connettere con lo scontro politico‑amministrativo
della prima metà del '600 e con il sistema originato dal processo di ricostruzione posteriore al sisma del 1693. A Noto, nel XVII secolo, si era registrato lo scontro 4 tra il clan Impellizzeri ed il clan
Landolina‑Deodato‑Sortino, che si era concluso con posizioni di equilibrio che esulavano da forme di frammentazione
politica dai tratti autonomistici e tali da portare alla spartizione degl’interessi e del potere in modo non conflittuale
e da garantire e mantenere, nel corso del '600, l'integrità territoriale ed amministrativa all'interno
dell'università di Noto.
ABBREVIAZIONI: A.S.S. = Archivio di Stato di | Sicilia del sei e settecento, Catania, 1985; F. | Siracusa; B.C.N.= Biblioteca Comunale di
Noto. | BENIGNO, Vecchio e nuovo nella Sicilia del sei | 1
M. AYMARD, H. BRESC, Problemi di storia | cento: il ruolo della colonizzazione
feudale, in | dell'insediamento nella Sicilia medievale e | Studi
Storici, XXVII (1986), pp. 93‑107; F. BE- | moderna, 1100‑1800, in Quaderni storici, | NIGNO,
C. TORRISI, Città e feudo nella Sicilia | XXIV ( 1973), pp.
945‑476. | moderna, Caltanissetta, 1995. | 2
Sulla colonizzazione feudale: M. AYMARD, | 3 V.
FICARA, Genesi e sviluppo di una terra | La città di nuova fondazione,
in Storia d'Italia, | feudale del netino: Canicattini Bagni, in questo | Annali VW, Insediamenti e territorio, Torino, | volume. | 1985, pp. 405‑414;
T. DAVIES, La colonizza‑ | 4 Per la conflittualità municipale a Noto v, M. | zione fiudale della Sicilia nella prima età mo‑ | Di MARTINO, Una
sedizione a Noto nel 1647, | derna, ivi, pp. 415‑472;
T. DAVIES, Famiglie | in Archivio Storico Siciliano, n.s., XXIV | feudali Siciliane. Patrimoni, redditi, investi‑ | (1899), pp. 36‑50; M. LUMINATI, Crisi
locale e | menti tra '500 e '600, Caltanissetta‑Rorna, | crisi
europea: la città di Noto alla metà dei sei | 1985; D. LIGRESTI,
Sicilia moderna. La città e | cento, in
Atti e Memorie dell'I.S.V.N.A., XVII | gli uomini, Napoli, 1984; D. LIGRESTI, a cura | XVIII (1986‑87), pp. 73‑112; F. BAMAMO,
Di | di, Comunità di Sicilia: fondazioni, patti, rive‑ | sordini ed irregolarità amministrative a Noto | li, Catania, 1995;
F. BENIGNO. Una casa, una | dal 1646 al 1654, in
Atti e Memorie dell'I.S.V. | terra. Ricerche su Paceco, paese nuovo
nella | N.A., XII (1975), pp. 79‑102. |
Infatti, nessuna famiglia dell'oligarchia netina nel corso del '600 era riuscita ad avviare
un processo di colonizzazione nei propri feudi. Tale situazione rimane invariata fino al 1693, ma nel decennio successivo al sisma, Noto, impegnata nel processo
di ricostruzione, non riesce a bloccare il secolare piano di colonizzazione dei Platamone sul feudo Imposa, che nel 1712 porterà
alla nascita della Terra di Rosolini5. Negli anni cinquanta del Settecento il fenomeno della colonizzazione
feudale si diffonde nel territorio netino non solo nella fascia costiera nei feudi di Scibini6, Bimisca, 7 Maucini e Burgio8, ma anche nella parte
interna nei feudi di 5 F. BALSAMO, i Platamone e il prima atten‑ | ne di famiglie maltesi
sarebbe lo stesso che po- | tato all'integrità del territorio netino, in Atti e | polarla
coi sudditi dello stesso. Lo ius populan | Memorie dell'I.S.V.N.A.,
X‑X1 (1979‑1780), | di sarà concesso, dopo alterne vicende, solo il | pp, 89‑96;
C. SAVARINO, G. MILCERI ODDO, | 21 marzo 1792. | Rosolini, un secolo di storia, 1712‑1812, Roso‑ | 8 Il feudo
era di proprietà della famiglia Deo- | lini, 1995. | dato. Nel 1744 don Gaetano
Deodato Moncada, | 6 Il fendo di Scibini, come risulta dalla rela‑ | ancora minorenne, ottiene
l'investitura feudale | zione fatta da don Ignazio Truglio di Chiara‑ | per la morte senza figli
di Giacomo, suo fratello | monte il 3 novembre 1774, si estende salme | maggiore. Don Gaetano Deodato
e Moncada, | 660 e tumoli 8, ogn'una de quali però è consi‑ | barone di Maucini e Burgio,
chiede nel novem- | stente in canne 666 quadrate solite pratticarsi | bre 1778 di popolare con
gente estera il sud | in quelle parti (A.S.S.‑ fondo Di Rudinì, pacco | detto suo
feudo ed ottenere il mero e misto im | 270). Si tratta di un feudo marittimo che, seb‑ | pero sullo
stesso e sulle nuovi abitazioni di tale | bene non godesse di un'ampia fascia costiera, | popolazione.
E barone ottiene lo ius populandi, | tuttavia, si estendeva nella zona meridionale | ma il progetto
viene bloccato non tanto dal | del territorio netino, tra le tonnare di Marzame‑ | l'Università
di Noto, quanto dal Principe di | mi e Capo Passero, in posizione strategica non | Giardinelli il quale rivendica
che dovea fram- | solo per il controllo dell'attività legata alle ton‑ | mezzarsi
la distanza di tre miglia fra l'una e | nare e per il controllo dell'attivitá commerciale | l'altra
popolazione. Con la lettera del 7 dicem- | in genere, ma anche per il controllo dell'attività | bre 1787
il barone don Gaetano Deodato Mon- | di contrabbando che si svolgeva nei porti natu‑ | cada torna
a chiedere la concessione della ius | rali presenti nel feudo; F. SAN MARTINO DE | populandi
sul feudo. H Tribunale del Real Patri- | SPUCCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari | monio esprime
parere favorevole alla fondazio | di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, | ne, ma il
Principe di Giardinelli, proprietario | Palermo, 1927, vol. VII, pp. 337‑339. | della limitrofa
Pachino, riesce a bloccare la na- | 717. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit. | scita della
terra di Portopalo, alias Terranobile. | vol. VII, pp. 337‑339. li 22 luglio 1775 don | Dopo anni
di lettere, ispezioni, dispacci, il re, | Gaetano Starrabba e Calafato inoltra la richie‑ | con il dispaccio
dei 21 marzo 1792, si è com | sta dello ius populandi sul feudo Bimisca, in | piaciuto
accordare che si stabiliscono le popo- | cui vuole introdurvi una popolazione di 40 fa‑ | lazioni
negli accennati due feudi, ‑ Bimisca e | miglie maltesi a di altro paese straniero, pur‑ | Maucini
‑ colle circostanze di potersi fare, an | ché non siyno degli abitanti di questo regno | che con
indigeni (‑‑‑) colla condizione che le | sulle quali esercitare il mero e misto imperio e | suddette
2 popolazioni contribuiscono tutti i | tutte quelle facoltà che gli furono accordate | pesi alla
città di Noto, nel cui territorio sono i | per la terra di Pachíno. Il Principe di Giardi‑ | feudi, che
si vogliono popolare sino a che non | nelli ottiene parere favorevole dal Tribunale del | giungeranno
di esse al numero di 40 fuochi e | Real Patrimonio, ma l'amministratore del Tri‑ | riserbandosi
allora la S.M. le provvedenze op- | bunale del Real Patrimonio fa notare che i mal‑ | portune,
ma il mero e misto imperio veniva ac- | tesi sono sudditi della S.R che ritiene l'alto | cordato
ai rispettivi baroni per le sole piccole | dominio sopra quei popoli e sopra quelle isole | contese
e per l'esazione dei crediti colla mano | ( ... ) sicché facendosi la detta nuova popolazio‑
| baronale. Dopo la morte di don Gaetano Deodato |
Cammaratini9 e Carcicera10. La richiesta e la concessione dello ius populandi evidenziano una mutata gestione del potere. Infatti,
negli anni cinquanta del Settecento la politica di equilibrio e di chiusura che durante il '600 ha preservato il territorio
di Noto dalla frammentazione autonomistica viene abbandonata; si avvia così il processo di smembramento del territorio
netino sia sotto l'azione di élítes esterne alla nobiltà netina sia sotto l'azione di alcune
nobili famiglie netine11. Il
fenomeno della richiesta e della concessione dello ius populandi nella seconda metà dei Settecento, se assumiamo
la prospettiva della distribuzione del potere e dei dominio tra la nobiltà netina, apre la possibilità ad una
rilettura della storia sociale e politica di questa comunità: le famiglie Landolina‑Deodato-Trigona monopolizzano
tutte le richieste di íus populandi. Pertanto, la colonizzazione feudale nel territorio netino, nel secondo Settecento,
si deve far rientrare nella logica di divisione e controllo del potere che trova nella forma dell'autonomismo territoriale
lo strumento giuridico principale. Le concessioni dello ius populandi determinano il cambiamento della
geografia dell'agro netino, in quanto portano alla fine del diciottesimo secolo e nei primi decenni del diciannovesimo
secolo, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo
e della Marza, Moncada,
nel 1780, il feudo ed il titolo nobiliare | riceve investitura feudale con il titolo di barone | passò
alla figlia donna Girolama Deodato e Por‑ | per la morte dei padre. Nella seconda metà del | zio, moglie
di don Giovanni Lucchese Palli Plata‑ | '700 don Girolamo Landolina Alberti, Principe | mone. F.
SAN MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 1, pp. 477‑480. | di Torrebruna, chiede ed ottiene lo ius populandi e
procede alla costruzione di Eliopoli, ma il | 9 Il feudo di Cammaratini, ricadente nel ter‑ | piano di
costruzione della nuova terra viene ab | ritorio di Noto, ottiene lo ius populandi l'8 | bandonato
per il mancato interesse e finanzia | maggio 1756. 11 feudo appartiene al Principe di | mento da
parte del fondatore, come sostiene L. | Torrebruna, don Giacomo Landolina Alberti, | Di BLAsi,
Architettura ed urbanistica a Noto | marito di Agnese Deodato Moncada, figlia di | nell'opera
di Vincenzo Sinatra, architetto del | Carlo Deodato, barone di Maucini e Burgio. | '700,
Noto, 1990, p. 19. Alla morte di don Giro | Girolamo Landolina Alberti muore nel 1777. Il | lamo Landolina
Alberti ed in forza dei capitoli | feudo di Cammaratini viene venduto ed acqui‑ | matrimoniali
il feudo passa al genero, don Fran~ | stato, nel 1778, pro persona nominanda da don | cesco Parisi
Caracciolo, marchese di Ogliastro, | Francesco Maria Parisi Caracciolo che, nel | che riceve
investitura nel 1780. F. SAN MARTI | 1786, riceve investitura feudale con il titolo di | NO DE SPUCCHES,
Op.cit.,vol. Il, pp. 266‑268. | barone. Don Francesco Parisi Caracciolo aveva | 1 11 Delle
sei richieste di ius populandi di cui | sposato Giovanna Landolina Deodato, la pii‑ | noi abbiamo
notizia solo sui feudi di Scibini e | mogenita di Girolamo Landolina Alberti. Per il | Maucini
e Burgio si arriva alla costruzione di | titolo di barone di Cammaratini v. F. SAN | un nucleo
abitato stabile, mentre negli altri casi | MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 11, pp. | il progetto
si blocca dopo fasi diverse o per la | 149‑151 e per il titolo di Prinpipe di Torrebruna | morte del
proprietario o per il disinteresse degli | v. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit., vol. VIII,
pp. 82‑83. | eredi. Si rirnanda in altra sede per uno studio sistematico sul fenomeno della colonizzazione | Nel 1723
don Girolamo Landolina Alberti | feudale a Noto nel corso del Settecento. |
alla fondazione di due nuove Terre feudali: Pachino e Portopalo12 . Il presente intervento vuole chiarire
alcuni momenti ed alcune incognite della fondazione della Terra di Pachino. Cercherò, pertanto, di tracciare la storia
della fondazione di questa Terra dal 1756 al 1770, grazie alle fonti di carattere civile ‑le lettere dei giurati di
Noto, i libri rosso e gìallo ‑ e l'archivio della famiglia Starrabba, marchesi di Rudini. Grazie al considerevole
apporto di questo materiale documentario è stato possibile uscire dal vago e dal generico, distinguendo la tradizione
popolare e le credenze da affidare alla narrativa, dai dati documentati e documentabili, seguendo anno dopo anno i problemi
della nuova Terra e pervenendo ad una lettura abbastanza organica ed omogenea di quel quindicennio cruciale che porta alla
fondazione di Pachino. Il principe di Giardinelli, don Gaetano Starrabba e Calafato 13 il 24 aprile 1756 inoltra 14 una carta al viceré
sollecitando la concessione di fare una popolazione nella sua baronia di Scibini 15.
Il viceré Fogliani, a seguito della consulta del Tribunale del Real Patrimonio, accorda la grazia l'8 maggio 1756
e dà comunìcazione al principe, con il dispaccio del 26 maggio dello stesso anno. La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a due miglia di 12 In un documento del 1809 ‑ si tratta di un | costruzione
di Pachino, voluta da don Gaetano | questionario statistico inviato a tutte le
comuni | Starrabba, è realizzata grazie alla collaborazione | tà delle regno ‑
i giurati di Noto definiscono | del fratello, don Vincenzo Starrabba F. SAN | Portopalo, alias Terranobile,
villaggio suburbo. | Martino De Spucches, op.cit., vol. V, p. 341 | di Noto ( ... ) composto di
una popolazione na‑ | sostiene che don Gaetano Starrabba e Calafato | scente che può formare
n. 450 persone. Nello | abbia ottenuto il titolo di barone di Pachino. | stesso documento vengono
menzionate le comu‑ | Don Gaetano Starrabba e Calafato è citato nei | nità
di Pachino, Rosolini, Canicattini Bagni ed | documenti d'archivio come il conte di Pachino e | Avola limitrofe
alla città demaniale di Noto. Il | tale titolo viene trasmesso dopo la sua morte, | documento non fa riferimento
alle costruende | come risulta dal testamento, al figlio, don Pietro | terre sui feudi di Cammaratini,
Carcicera e di | Starrabba e Buttiglieri. | Bimisca a riprova dei fatto che il piano di colo‑ | 14 Gli studi
fin qui condotti hanno ipotizzato | nizzazione feudale in questi feudi viene ben pre‑ | che il Principe
si sia adoperato per la fondazio | sto abbandonato. A.S.S.‑ fondo Rau, pacco 180. | ne della
terra spinto dall'áttività portuale della | 13 Don Gaetano Starrabba, dei principi di | tonnara
di Marzamenti, dalla vicinanza di due | Giardinelli, apparteneva ad una delle più anti‑ | porti facilmente
fruibili e a seguito degli scontri | che e nobili famiglie di Piazza. La famiglia | con il governatore
di Piazza. Queste motìvazio | Starrabba nel 1573, nella persona di Raffaele | ni, sebbene
incidenti, sicuramente *non furono | Starrabba, eredita per testamento della madre, | determinanti
per mettere in moto la macchina | Ippolita Sortino, il feudo Scibini e Bimisca, Da | burocratico‑anmúnistrativa.
La, fondazione della | questo momento fino alla soppressione della | terra di Pachino s'inserisce
nella strategia di | feudalità, il feudo è di proprietà della famiglia | potere di
una famiglia nobiliare. Se assumiarno | Starrabba. Don Gaetano Starrabba eredita il | questa prospettiva
di lettura quella che appariva | patrimonio paterno e l'8 novembre 1757 ottie‑ | come uno scontro fra il
patriziato urbano ed un | ne un seggio in parlamento di Sicilia come pari | signore titolato può
essere riletto come un con- | dei regno. Gaetano Starrabba muore a Palermo | flitto svoltosi
essenzialmente entro i gangli della | nel 1796 e per volontà testamentaria chiede di | nobiltà
netina. | essere sepolto nella nuova chiesa di Pachino, | 15 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. Di- | previa imbalsamazione
del cadavere. L'opera di | spaccio del 26 maggio 1756. |
distanza dalla costa, sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania
o da altra parte della Grecia o dall'Illirico 16 a spese del feudatario. I
coloni godranno, per un periodo di 25 anni, della franchigia delle tande e donativi ordinari e straordinari, ma, trascorso
questo periodo, saranno soggetti a tutte le tasse come gli altri cittadini del regno. L'Università di Noto continuerà
a percepire la gabella del macino in quella quantità e qualità che al presente la percepisce.17 Qualche anno più tardi,
con una lettera dell'aprile 1758, il principe torna a chiedere di poter fare una popolazione per assicurare la coltivazione
del feudo Scibini, allora quasi incolto anche se parzialmente abitato dai coloni. Il 26 agosto 1758, il re concede al Principe
di Giardinelli per la seconda volta lo ius populandi sul feudo. Il dispaccio del 1758 lascia invariate le clausole relative
alla distanza dalla costa, alla nazionalità dei nuovi coloni, ma precisa che le nuove popolazioni, tanto gli albanesi,
quanto i greci saranno sottoposti al mero e misto imperio con restar illesa alla città di Noto la giurisdizione del
mero e misto impero ( .... ) di maniera che al presente la gode e di poterla sempre esercitare tanto nel civile che nel criminale
sopra l'altre persone che non siyno Albanesi o Greci o suoi discendenti18.
Le gabelle continueranno ad essere versate all'Università di Noto, ma, nel caso in cui si registrerà un
aumento dovuto alla nuova popolazione, il Tribunale del Real Patrimonio intese le parti della città di Noto ( ... )
e del principe di Giardinelli esaminerà il contraddittorio suddetto e deciderà conformale sentenza se il futuro
eventuale augumento di tali gabelle derivate di talune nuove popolazioni appartenga o no alla giustizia di detta città
di Noto 19. I giurati di Noto
spediscono, nell'agosto 1759, una lettera al vicerd in cui dichiarano l'illegittimità di tale concessione,
data dal viceré senza il previo esame delle raggioni di questa università e si oppongono alla costruzione di
Pachino per non venir pregiudicata la sua potenza, per non arguire la spopolazione di detta università e per la minorazione
delle gabelle in sommo pregiudizio della reale azienda. 20 Il 1° dicembre 1760 il Principe di Giardinelli riceve l'esecutoria del Real Diploma con la facoltà
di popolare di Greci Cattolici il feudo di Scibini, in seguito alla quale versa al regio erario la somma di 1.000 ducati21. 16 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152. Di‑ | cutoria
del 1 dicembre 1760. Nell'A.S.S., Fondo | spaccio del 26 maggio 1756 | Di Rudini,
pacco 307, abbiamo trovato una ri | 17 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152 di‑ | capitolazione
degl'introiti e degli esiti relativi al | spaccio dei 26 maggio 1756 | periodo
1760‑1770 in cui vengono menzionati | 18 A.S.S., Fondo Di Rudinì,
pacco 258, di‑ | alcuni capitoli di spesa: | spaccio dei 26 agosto 1758 | ‑
spese pagate in Napoli ed in questa capitale | 19 A.S.S., Fondo Di Rudinì,
pacco 258, di‑ | per il privilegio ottenuto di popolare il feudo di | spaccio
del 26 agosto 1758 | Scibini oggi Pachino, unitamente al titolo di | 20 B.C.N.,
Libro Rosso, f. 389 | conte: onze 150 | 21 A.S.S., Fondo Di Rudinì,
pacco 218, ese‑ | ‑ per le fabriche di detta Terra e per le que‑ |
Nella fase di progettazione della Terra, per evitare il conflitto e per puntare invece
su una larga convergenza nella classe dirigente netina, gli Starrabba potevano contare a Noto sull'intesa politica, sull'appoggio
e sulla collaborazione dei Trigona22 e dei Di Lorenzo23.
Noto si oppone al piano di costruzione della Terra e cerca di difendere le proprie prerogative giuridiche e fiscali con l'esito
di ritardare l'iter di autonomia territoriale di Pachino. L'opposizione dell'Università di Noto è
motivata dalla sottrazione di popolazione che indeboliva la base impositiva su cui si reggeva il sistema del prelievo urbano,
inducendo di conseguenza ad un tendenziale declino del gettito delle gabelle. L'opposizione alla costruzione di Pachino
coinvolge anche la chiesa locale. Il parroco di San Nícolò di Noto 24 invia una lettera al Tribunale del Real
Patrimonio in cui dichiara che l'attentato del principe di Giardinelli è lesivo tanto alla cura delle anime, alla
giurisdizione mia soggetta e ai reali interessi ed al patrimonio di questa città, non meno che al buon regolato governo
delle città tutte di questo regno. 25 Nel dispaccio del 1756, confermato dal dispaccio del 1758 e rivendicato dall'esecutoria del 1760, il sovrano
ha disposto che la nuova Terra fosse popolata con gente non soggetta al dominio del Nostro Regnante 26 ma di religione cattolica. Ma, nel 1761, il Principe vede arrivare nel feudo di Scibini molte famiglie
albanesi e maltesì ed inoltra formale richiesta al Tribunale del Real Patrimonio allorché siano considerati
come gente che costituisce habitatione 27 . La richiesta dei principe è
accolta e tutti i coloni giunti e che giungeranno nel feudo di Scibini ‑ i greci, gli albanesì ed i maltesi ‑
godono di tutte le esenzioni che il sovrano ha accordato al momento della concessione dello ius populandi. Nonostante tutto,
Noto continua il piano di ostruzionismo nei confronti dei principe e della Terra di Pachino, contestando la giurisdizione
del mero e misto impero. La giurisdizione dei mero e misto imperio nel dispaccio del 1756 veniva stioni sostenute coll'università di Noto
e Spac‑ | Anna Di Lorenzo, la nonna di Gaetano Starrab- | caforno motivo per cui
accesse un commissa‑ | ba e Calafato. | rio per ordine del governo: onze 15.000 | 24 La chiesa
del SS. Crocifisso di Pachino | ‑ diverse soggiogazioni fatte dopo la dichia‑ | era sotto
la giurisdizione del Vicario della | razione dell'111. Principe della somma di onze | chìesa
di S. Nicolò di Noto. In una lettera del | 15.000 per provare che detta dichiarazione | 1 dicembre
1767, Michele Bocchieri ‑ gabel | non fu fittizzia. | loto del feudo Scibinì
‑ scrive al Principe V.E. | 22 1 Trigona e gli Starrabba erano legati da | s'impegni per sottrarre
dalla ridicola giuri- | vincoli parentali ed avevano messo a segno nel‑ | sdizione del vicariato
di Noto questa chiesa, | la città di Piazza rapporti dì collaborazione per | se quella
città non riconosce Pachino nella | l'acquisizione di San Cono nel 1554, per l'ae‑ | laica Real
giurisdizione, molto maggiormente | quisizione di San Cusimano nel 1578 oltre al | ne punto
ne molto deve dipendergli nell'ec- | piano di acquisizione e di controllo delle doga‑ | clesiastico
(A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco | ne di Piazza. | 138). | 23 I Dì
Lorenzo a Noto controllavano la pro‑ | 25 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258. | duzione
e la commercializzazione cerealicola. | 26 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258. | Don Corrado Di Lorenzo
era il padre di Maria | 27 A.S.S., Fondo Dì Rudini, pacco 258. |
concessa sopra l'albanesi e greci che verranno a popolare ( ... ) e sopra i Siciliani
che colà verranno ad abitare 28 e con il dispaccio del 1758 era stata concessa
al principe in modo stretto e circoscritto sugli albanesi e sui greci, ma nella cedola dei 1760 tale giurisdizione era estesa
non solo alle persone che venissero in quella nuova popolazione, ma a tutta qualsivoglia sorta di gente che si trovasse nella
Terra. Lo scontro diventa inevitabile. Il principe considera un suo diritto esercitare la giurisdizione su tutta l'agente
e tutte le terre del jeudo; d'altra parte l'università di Noto rivendica tale diritto da sempre riconosciuto
e chiede il ripristino di quanto era stato stabilito nel dispaccio del 1758. La controversia è rimessa al Tribunale
del Real Patrimonio che, con la consulta dei 25 marzo 1762 precisa che discorse e disputate tanto le pretese del Principe
e le ragioni dell'università di Noto si informa a sentenziarsi da parte del Tribunale del Real Patrimonio in che
la Real cedola del 1760, toccante la concessione del mero e misto dovea sentirsi ristretta e relegata a tenore del Real Dispaccio
del 175829 e per il successivo ampliamento della concessione del mero e misto debba
venir intesa la città di Noto, che può essere interessata alla nuova concessione 30.
La vicenda non si chiude: a distanza di alcuni anni, nel gennaio del 1767, il principe di Giardinelli invia altri memoriali
al tribunale in cui chiede l'ampliamento della giurisdizione dei mero e misto imperio, secondo quanto veniva garantito
dalla cedola del 1760 e non secondo il Dispaccio del 1758. Nel giugno 1767 il Tribunale del Rea] Patrimonio comunica al principe
di manutenere, difendere e conservare l'oratore nella pacifica possessione in cui attualmente si trova detto mero e misto
sopra tutte e qualsivoglia persone 31. Da quel momento, l'università
di Noto perde il controllo giuridico sulla Terra di Pachino e sull'intero feudo di Scibini. Nel giugno 1767 il principe di Giardinelli è accusato dal
marchese di Spaccaforno 32 Francesco
Maria Statella quod initium detta populationisfuit a detto III. Principis facta cum siculis personis et successive populatio est ampliata cum gentibus collectis 33 . A
queste accuse si aggiungono quelle dei nobili netini che, nel novembre 1767, in una lettera al Tribunale del
Real Patrimonio, definiscono Pachino un asilo di ladri, fuoriusciti, riposto e commodo agl'infiniti
contrabandi34. In forza di queste accuse il Tribunale del Real Patrimonio ordina
un'ispezione e manda a Pachino il Delegato, nella persona di don Giuseppe Ruffino, collaborato da don Alfio Marzano35. 28 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. | stante. Con la fondazione di Pachino il processo | 29 A.S.S.,
Fondo Di Rudinì, pacco 258. | di migrazione della popolazione colpisce soprat- | 30 A.S.S.,
Fondo Di Rudinì, pacco 258. | tutto Noto e Spaccaforno. | 31 A.S.S., Fondo Di Rudinì,
pacco 258. | 33 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258: l'ac- | 32 Lo ius populandi, concesso
con l'obbligo | cusa è contenuta nell'atto provvisionale del 6 | di popolare il feudo con
gente extra regno apre | febbraio 1767. | la strada a flussi migratori a lungo raggio e a | 34
A.S.S., Fondo Di Rudinii, pacco 183, lettera | corto raggio. La nuova fondazione attira i suoi | dei 24 novembre
1767. | abitanti dai centri collocati in un'arca circo‑ | 35 La nomina viene fatta con
una lettera del |
L'ispezione
del funzionario del Tribunale del Real Patrimonio è eseguita il 16 maggio 176836
ed ha il compito di controllare il numero degli abitanti, la loro città di provenienza, da quanto tempo dimoravano
nella nuova Terra e se la loro famiglia era composta da persone regnicole, di greci cattolici, o di gente proveniente
dall'Albania. Il Delegato rimette, in data 2 giugno 1768, al Tribunale dei Real Patrimonio il plano delle famiglie forestiere
e Siciliane oggi esistenti in Pachino colla distinzione del luogo da dove ritraggono la loro origine e da qual tempo incominciarono
ad abitare la nuova Terra di Pachino37. La relazione del Delegato salva giuridicamente
la legittimità della Terra fondata ed abitata da 47 fuochi esteri, giunti nella terra in momenti diversi: la Terra
di Pachino è Compita38. Nel giugno 1768, Pachino ha così ottenuto e difeso l'autonomia territoriale
e giurisdizionale sull'intera popolazione residente, ma si trova in una situazione assai contraddittoria: giuridicamente
è indipendente da Noto e fiscalmente è soggetta ai controlli da parte della medesima università.
Lo ìus populandi sul feudo Scibini nel 1756 è stato accordato a condizione di non dover detta nuova popolazione
recar pregiudizio alcuno alla città di Noto e, quindi, l'Università di Noto deve continuare a percepire
le gabelle come fissato dal Dispaccio del 1759 e confermato dal Dispaccio del 4 ottobre 1771. Noto, dopo
la relazione del Delegato, prende atto dell'esistenza giuridica della nuova Terra, e cerca come può di limitare,
i privilegi ed i benefici di tipo fiscale di cui poteva beneficiare il principe di Giardinelli, proprietario della terra
di Pachino. Da questo momento in poi Pachino avrà una storia autonoma ed indipendente
dall'antica città demaníale e riuscirà a mantenere tale autonomia anche dopo la soppressione della feudalità. Tribunale del Real Patrimonio del 30 giugno | don Matteo Buccheri e don Martino Parisi, e del | 1767 in
cui si precisa che don Alflo Marzano, | governatore dì Pachino, don Pasquale Militello, | proconservator
lentinorum, ad hoc ut se con‑ | e dei figlio, don Bartolonico Militello, ha trafu | ferre debeat
in delta Terra Pachini, ibique re‑ | gato i quinterni della numerazione delle anime | cognoscere debeat si adsunt
familiae civitatis | (A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 258). | Ispicefundi et caso quo invenirei
statim absque | 37 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 258. | ulla mora detta da Marzano
ad detta civitate | 38 Trova un parziale riscontro storico l'inganno | Ispicefundi iubeat, ut
redeant ai quia nulla | riferito da S. SULTANO, Pachino e i suoi din- | adfuit,
quod aliquid siculi fuerunt ad habita‑ | torni nella storia e nella leggenda, Pachino | tione ad
detta nova Terra. | 1968, p. 51: sostiene che il re mandò il suo De- | 36 Dopo d'aver in un
sol giorno suddetto De‑ | legato rappresentante per rilevare se le condi- | legato dato
fine alla di lui commissione postosi | zioni erano eseguite. Or non essendo i 30 fuo- | in questa
con premura ricercando li documen‑ | chi tutti di gente straniera, il Principe, pria che | ti, che
sostenevano il buon diritto e giuste do- | il Delegato fosse arrivato, dispose che in cia- | mande della
città. Desumo queste informazioni | scuna famiglia della gente indigena vi alber- | dall'esposto
del 31 maggio 1768, presentato al | gasse un maltese. Infatti il Delegato bussando | Tribunale del Real Patrimonio
dal parroco di | alle porte dei 50 focolari, tutti risposero in lin | San Nicolò di Noto,
in cui il Principe don Gae‑ | gua maltese. Il Delegato credendoli tutti malte | tano Starrabba
viene accusato che, in data 23 | si, diede relazione favorevole ed il decreto rea | maggio 1768,
con la complicità dei sacerdoti | le fu confermato. |
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