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“NUCLEARE MESCOLANZA…”

 

Parole gettate sul tappeto della vita

Come mozziconi puzzolenti ,

maleodoranti cicche di fiato

abbandonate alla mano lurida

di poveri clochards malvestiti .

Parole sussurrate , smozzicate infine ,

quasi a penetrare l’aria fetida

del loro fumoso sciorinarsi

al timido imbrunire del tramonto.

Parole come sterpi adunchi ,

conficcati nei solchi del tempo ,

infissi nel cuore del mondo ,

povera terra roteante nell’Universo

abbandonata dal grande Architetto ,

alle mani rapaci del Maligno.

Parole , mormorate sulle labbra ,

tue morbide , turgide carni ;

labbra di donna amata troppo ,

e troppo desiderata e chiesta ;

le carni mie bollenti , riarse ,

sul tuo gelido seno riposate ,

amante mia delicata , viva , palpitante.

Non c’è un Dio sulla terra ?

Dove si nasconde  il Grande Re ?

Il Palazzo è deserto ahimè ;

i suoi saloni sono vuoti .

Cortigiani , come foste definiti ,

“Vil razza dannata” , apostrofati

predatori del Giusto reietto .

Non ti trovo mio Dio ,

nel ventre rigonfio degli afflitti ,

fanciulli , occhi socchiusi ,

dalla fame sconfitti , e riposti ,

nel ripostiglio tetro di miseria ,

impastano mattoni d’argilla putrida.

Piègati giunco che passa la tempesta;

fino a terra chinati uomo !

E rimane, triste, un interrogativo :

“Che farò adesso mio Dio ?”.

Ah l’errore, l’amore, l’onore,

stupore, dolore, timore, terrore.

Eri bimbo e già tremavi al pensiero

di tuo adulto, incerto avvenire;

sognavi il suo corpo sul tuo,

i suoi occhi negli occhi fissare.

Amare, contare, sua vita curare;

e infine adorare nuovo dio,

così ch’el sogno mio s’avveri,

che mia speranza novella diventi,

qui nel mio cuore più di ieri,

sempre più priva di pianto;

il mondo piange intanto.

Spente le fiamme del rogo,

brutali scontri di particelle,

fissate nell’involucro del cielo,

al sorriso del sole offerte,

come elettroni folli in circolo,

intorno a nuclei d’uragano ,

come tempesta impazzita e violenta,

quali strali scoccati dall’arco,

corrono veloci alla deflagrazione;

e Dio ancora è nascosto.

Tornano parole come fiumi in piena;

parole inutili ormai,ripetute;

parole battute senza effetto,

in difetto,scoppiettìo di suoni,

sincopati,malcelate offese,vili.

Taci uomo,tuo destino è fisso,

nella pietra scolpito,infisso,

mortificato seme,d’uomo sereno,

tradimento ardito,animo contrito.

Non ami più questa tua vita,

sorriso spento nel tuo animo,

un futuro che appare tetro,

tornare indietro,fuggire,finire,

giovinezza bella,fiera,ritrovare.

Parlami sfera,di cristallo brillante,

come piante verdeggianti gli anni belli;

quali dolci fardelli portavi uomo!

Sterpi non danno frutto mai,

nelle pieghe della notte dei tempi,

arbusti senza fiore,senza colore;

stecchi puntuti, parole feroci,

colorano i volti degli offesi.

Nucleare mescolanza esplose,

onda d’urto scaraventata addosso;

e orribile calore nei volti,

contorti scheletri imbiancati,

e oggetti rivoltati, avvoltolati.

Parole, scritte, parlate, gridate;

parole urlate o sussurrate,

dalla gola dell’inferno scaturite.

Parole infinite e ripetute, volute,

dal respiro dell’antro vomitate;

parole violate, da malvagità dettate.

Vieni dolce, piccola compagna,

vieni a lenire il mio dolore,

riposa sul mio cuore, mia signora.

Non più parole ora, ma respiri,

sospiri teneri, un’icona t’ispiri,

di Cristo legnoso, dorato, brunito;

e quel boato esploso rimbomba;

qual diabolica bomba lanciata

da perfido stormo d’uccelli d’acciaio.

Ed ecco, che guaio, malediretremendo,

scuote, terremoto, dei mondi,

le idee tue confondi tapino,

meschino strumento è la guerra,

che quale saetta percorre la terra.

Nel buio dei ricordi, parole,

parole che il mondo non  vuole :

“Pace, a chi tace, cui piace,

ogni arma spezzare, bruciare”.

Pace dipinta, respinta, su tela variopinta,

fissata, scolpita, convinta.

Pace, sogno dei miti perduti,

nei loro ingenui discorsi impegnati;

pace agli amici, ai nemici lontani,

ai giganti cattivi che governano il mondo,

al bel girotondo di piccoli gnomi,

folletti giulivi, impazziti d’amore,

fanciulli cresciuti nutriti di miele,

son figli del gioco, del canto, del sole,

di ardenti amplessi su candide tele,

impressi per sempre nei quadri giocosi,

fantastiche immagini di riti fantasiosi.

E urla adesso lo strepito arcano

dei forti, dei grandi potenti padroni,

inutile sforzo, chè gridano invano,

non c’è più speranza per queste ambizioni.

“Ho vinto il mondo”, sussurra  il Messìa-

“ho vinto la morte”-aggiunse ai suoi fidi;

ritornan parole più dolci e pungenti;

sconfitto è Maligno; e così sia !

 

Corrado Francesco Di Lorenzo

Castiglione del Lago ( PG )

Ore 00.48 del 20/03/2006

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

"MIO UNICO AMORE"

Ancora una volta, mia dolce sposa

il destino si accanisce contro di te;

ancora una volta arriva da dentro

il feroce accanimento di Nemesi.

Il bacio di Giuda, non posso spiegarti,

ma è proprio il cuore a realizzarlo

poichè è l'amico più sentito e fedele

da cui non ti aspetti delusione.

Ma il tuo cuore è forte e resistente

lo hai dimostrato tante volte mia gioia.

Quanto è grande, mia ricchezza,

mia gioia, adorata mia riserva di vita,

il dolore inconsolabile del mondo!

E quanto infimo, invece, è l'uomo,

mortale signore del Pianeta,

padrone assoluto d'impotente Potere!

Ah potessi io, mia Regina, risparmiarti

questo tormento ricorrente che t'affligge!

Vorrei condurti per Sentieri fioriti

e di petali di rosa profumati e coloriti

vorrei cospargerli, dove poasare con te,

i nostri passi sicuri verso Shangrilah,

la Fonte bella e cristallina, purissima,

che dona l'Eterna Giovinezza.

conservare il tuo viso bello

inalterato dall'inane dolore che urta

il tuo petto delicato e candido,

la tua pelle di seta d'Oriente,

mia splendida, piccola Fata.

Città e Paesi, nel Futuro immersi,

conoscerò con te a mille a mille,

e nel Paese della Serena Età

di nostra matura Primavera

ti condurrò per mano, fiduciosa,

nel mio Amore inconoscibile

a chi non conosce l'Essenza stessa

dell'Unione Sacra di due corpi

e di due Anime, così come è scritto :

"Saranno una sola carne", la Parola,

la Parola fatta Verbo incarnato,

tradito da coloro che dissero

di amarlo e rispettarlo, invano,

stolti incapaci di comprendere,

non seppero ciò in cui inciampavano.

Mia diletta sposa, mio rifugio,

Unico mio vero amore meraviglioso,

lo stupore ancora di me s'impossessa,

poichè sei la sola donna, da sempre,

padrona del mio cuore innamorato,

che ora trepida per te, e trema,

al solo pensiero di saperti ferita,

poichè mia, mia è la Sapienza,

nel conoscere il tuo animo,

i tuoi segreti balbettìi, tesoro,

nell'amore abbandonata, ritrosa,

pudìca nel desiderare l'oscurità,

nel rito antico che mi vede sempre

desideroso dei tuoi baci,

delle tue carezze più audaci,

abbeverato di piacere sereno,

alle tue labbra abbandonato,

felice di gridare al mondo :

"Sei soltanto mia, per sempre !".

Bruna, mia piccola compagna,

non più oscura sarà nostra Vita;

tornerai a me rinovellata nel corpo;

e nello spirito rinfrancata di nuovo.

Non so innalzare suppliche al mio Dio

ne più confido in inni e lodi al Signore,

ma offro a Lui misericordioso,

se vorrà ascoltarmi e restituirti

a me che ti amo e ti amerò sempre,

lo giuro sull'Onore dei miei antenati,

offro, come feci per l'umile amico,

afflitto e trafitto da mille lamine

fin nel più profondo dell'Essere,

se Dio vorrà accettare questo

mio piccolo semplice sacrificio,

la Promessa di non nutrirmi

nella notte della follìa Silvestrina,

se tu non sarai qui, con me, con lui,

nostro figlio benedetto Emanuele,

nostra speranza serena di Avvenire,

io mortificherò il mio corpo,

mortale involucro, prigione crudele,

di questa mia anima cercatrice,

assetato di Conoscenza e di te,

soltanto di te, mia ragione di Vita,

Filosofia personale non possiedo,

se non do alla vita il Senso;

e soltanto in te, mia gioia, in te,

io l'ho trovato e accolto.

Soltanto te io desidero,

e null'altro mi è dovuto e chiedo!

Grande è il mio amore per te,

piccola cosa sono nell'Universo,

ma Immenso mi sento se ho te!

Ti amo !

Corrado Francesco Di Lorenzo

Castiglione del Lago ( Pg )

30 Dic. 2006 - Ore 13.04 -

"UN VOLO DI FARFALLE"
Dai rami del Salice piangente
impara uomo cosa sia umiltà :
sta prono , le sue fronde a terra ;
timido , avvilito come servo antico.
Fronde verdi ripiegate al suolo
non ha pretesa di svettare
ma nasconde alla vista
il guerriero ferito in attesa.
Così tu , uomo , cuore piagato
uomo dal Destino ingrato
uomo infelice e serio :
negato tuo desiderio.
"Uomo chinati , abbassati ";
quante volte ti  è stato detto
da amici e conoscenti :
"Umiliati se vuoi rinascere".
E tu non trovi più ragione ,
tuo cuore stretto in prigione ,
un volo di farfalle nel tuo petto ,
il cuore batte come fosse matto.
Amore , Amore , Amore ,
Desiderio infinito , triste ,
Amore in che consiste ?
Farfalle in volo , batti le tue ali,
il cuore scoppia , tremi, sorridi ;
se anche più non guidi
alcuna cosa della vita tua ,
cosa far se non  possiedi eguali?
Sospiro , affannoso respiro ,
urla il tuo amore : Dio che  livore !
Adamo non sapeva , non poteva ,
E Dio gli donò Eva !
Così procreò per divider l'angoscia
con miriadi di destinati all'inferno ;
e  il Padre Eterno ride felice ,
Adamo condivide : Bontà Infinita ?
Ma come dir che questa non è vita?
E cercavi la vita in una donna !
Amore , Amore , Amore ,
batte  ancora  il tuo cuore.
Volo di Farfalle nel tuo petto ,
Padre Eterno ; mi hai fatto dispetto ?
Guerriero Ferito come Prence di Avalon ;
la Terra Desolata , amareggiata ,
Assenzio , Stella di sì buio Destino ;
Non sono un indovino !
Ah se avessi saputo ,
ora potrei gioire; Dio , dove sei ?
Non c'è , non  dico Lui , ma non  c'è ;
non c'è gaiezza in questa Terra ,
c'è solo lurida monnezza .
Ti amo come si ama la luce
uscendo dal buio nero
di un incubo infantile .
Ti amo con anima , corpo
respiro, spirito , mente, cuore.
Ti amo con ardore;  e ti odio
perchè mi sei padrona ,
perchè ami e non  ami ,
te stessa ricami, con sete ,
con fiorite e tenere trine ;
e il cuore è zeppo di rovine.
Mi sono umiliato , inchinato,
deluso, deriso, tradito, meschino ;
ma ora non  mi inchino ;
il salice è mutato , è diventato
una sequoia svettante ,
un albero gigante .
Piegati tu , Destino maledetto ,
piegati al Fato , io mi son destato !
Farfalle  in volo ora son nel sole ,
variopinte e tenere , celesti ,
rosa, bianche, carnicine;
tenere manine, di bimbi,
erano i miei figli prediletti ;
e tu che n'eri madre ,
perduta mente , ritrovi .
Ora son giorni nuovi.
Il ramo del Salice ho conservato
per ricordare  il passato ,
la giovinezza bella ,
a correre nel mezzo
d'una foresta antica ;
trascorsi della vita
la parte mia più bella.
La neve si scioglie ,
come sui monti miei amati
di quella Valtrompia
dei bei tempi andati.
E si scioglie il volo
delle amate farfalle ;
ora , al meritato premio ,
Eterno Padre attende
che come a Giobbe santo
mi renda per incanto
l'acquisto meritato :
felicità suprema
d'avermi ricreato !
Corrado Francesco Di Lorenzo
Castiglione del Lago ( PG )
ore 21.42 del 29/08/2006


“LA NOTTE S’ILLUMINA, ADESSO…”

Non si può nascondere un sogno vivifico nel buio
anche se la tenebra scaccia la luce dello smeraldo;
e piů non brilla la gemma, verde giovinezza insonne,
se il sole non dardeggia sui ripiani solenni e tetri
del pensiero occulto e triste di sempiterni Soloni severi.
E il Terrore grida, acuto, nel silenzio della notte;
la paura del buio scacciare, il sogno era bello e sereno:
stringersi a quel morbido seno, fanciulla flessuosa e amabile,
come ruscelli fruscianti erano le parole sussurrate,
abbarbicata al tuo corpo, tentazione, tenerezza, amore,
linimento felice al dolore; il rossore del viso, il calore,
spento dalle sue labbra posate sulle tue; indugiare.
Un regalo di Dio, ecco, donna, dal Serpente tentata;
donna, unico, vero sospiro di vita, di gioia, di tormento,
di questo cuore esasperato, affranto, esulcerato .
La notte s’illumina, adesso; colori vividi; il ricordo amato.
Madre, genitrice del Tempo; quanti, quanti sogni infranti;
tra le sue braccia abbandonato, anima nell’anima,
dall’Amore spinto, da desiderio folle avvinto!
Padre, forza, vigore, saggezza, padre ricchezza, respingo,
di caduche promesse mancate, violate speranze, rinate;
mano nella mano, felice ; viso sul viso bello di lei.
E poi Tenebra e Sopore e pianto e dolore addolcire ,
corpo nel corpo, abbandono, dono felice di nuova vita;
Speranza rinata, benigna Sorte benedice novello ardore,
calore, cuore, amore, vigore, sospiro, respiro, desiderio.
Infinito viaggio fuori dall’Inferno, Paradiso scoprire, prodigio;
sei ligio alle regole uomo, cosě non  mai domo;
lamento terminare, cessare, ogni buio tormento imbrigliare.
Luce conduce nuova linfa, un giorno nuovo, il futuro,
ria sorte, qual muro, finalmente s’abbatterà, parete diruta crollare;
scoppio di scintille, mille a mille, fuoco di passione rinascere;
delusione sopita, soffocata; Primavera è tornata,
Raggio di luce, di sole, tepore, nuovi orizzonti intravedere.
Alzati ora! sorridi, ama, chiama, chiamati uomo;
torna all’amore, al canto, di usignolo garrulo, colore,
cinguettio qual splendido suono; perdono, non sono;
esisto, resisto, consisto, già visto è quel manto,
di stelle trapunto, luminoso: Ecco lo sposo!
Novello Messěa; e tu, Madre Pia, natura benigna,
qual verdeggiante vigna, adesso, Seme in riposo,
č messe abbondante raccolta;  animo si rivolta ,
grido forte, potente richiamo: Chi siamo?
vieni fanciulla, conforto, mio candido porto,
Io t’amo!

Corrado Francesco Di Lorenzo
Castiglione del Lago ( PG ) ore 00.50
Sabato 4 Marzo 2006

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

“TUO, SOLTANTO TU0, PER SEMPRE”


Il tuo accento toscano, sfacciato,

la lingua del grande Alighieri

sbeffeggiata da sorrisi maliziosi;

i tuoi capelli  ribelli al pettine

sovrastano occhi di nocciola brillante,

vere gemme incastonate al viso;
preziosi venduti da un divino mercante

 che dette loro compito di stella
a illuminar lo volto tuo leggiadro

appena segnato dal tempo, amore mio,

e dagli affanni e dalla vita grama

che a volte ci toccò in sorte subire.
Non ancora smarrito il fascino

 e ‘l tuo prezioso sorriso, vivido,

posato sulla bocca tua deliziosa

e di delizie dispensatrice avara,

al mento tuo corona d’imperio
e di argentine parole esclamatrice,

mentre danzan nell’aria, di là da essa,
regalate all’ascoltar mio timido,

tuo seno tremante nell’affanno,

momenti rari che d’amor mi concedi;

le mie mani tremanti nell'accarezzarti,
vogliose della carne tua ad afferrar

piacere e diletto e gioia sublime.

Tuo seno da baciare, delicato,

due splendide morbide colline

candide e svettanti al cielo benigno

quale unico linimento ai miseri,

e nel mezzo le labbra mie avide

a suggere la vita stessa, da esse,

quale pargolo affamato e gemente

aggrappato a quella risorsa vitale
di candida seta  tiepida e accogliente.

Sedotto dal gioco eterno dell’amore
che mi derubò cuore e anima
e mente e spirito e senno, mia gioia!
Momenti eterni trasformati in corolle

di fiori profumati e di mille colori;

così ti vedevo e ti sognavo, nuda,

mio delirio, mio sogno, mia follìa,

tutto fremente è il tuo ventre

preparato ad accogliere il desiderio,

e grido al cielo la mia stoltezza

per non aver assaporato prima,
sperduto com’ero in ridda di pensieri,
abbarbicato ai miei gelidi egoismi,

questo nettare divino offertomi così;

 ben poco chiedesti in cambio, amor mio.

Giudizio di critici inetti non curo,

si tengano lontani gli stolti e i barbari,

già il Maestro di Nostra Signora tuonò

questo aspro invito ai non attrezzati,

ai giudici severi, di Dracone seguaci,

cui tutto fu nascosto dall’origine

e rivelato invece agli umili e ai buoni.

Ho, con te, ereditato il Mondo,

se ne sarai consapevole, giudiziosa,

io ti amerò per sempre e solo tuo sarò!

 Corrado Francesco Di Lorenzo

Ore 17.38 del 16 Gennaio 2007

Castiglione del Lago ( Pg ) Italy

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