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Garante per la protezione dei dati personali PRIVACY SU INTERNET. GLI INDIRIZZI E-MAIL NON SONO PUBBLICI Gli indirizzi di posta elettronica non sono liberamente utilizzabili
da chiunque per il solo fatto di trovarsi in rete. La vasta conoscibilità degli indirizzi e-mail che Internet consente,
non rende lecito l’uso di questi dati personali per scopi diversi da quelli per i quali sono presenti on line. Gli indirizzi
e-mail non sono, insomma, "pubblici" come possono essere quelli presenti sugli elenchi telefonici. Il principio è stato ribadito dall’Autorità
Garante (composta da Stefano Rodotà. Giuseppe Santaniello, Gaetano Rasi e Mauro Paissan) che ha affrontato in questi
ultimi mesi diversi casi di utenti che avevano segnalato la pratica ormai diffusa di inviare e-mail commerciali ad indirizzi
di posta elettronica raccolti in rete. Alle proteste degli utenti, le società che avevano inviato le e-mail rispondevano
che non vi era stata alcuna violazione della privacy perché gli indirizzi erano stati reperiti su Internet (spesso
attraverso appositi software) e che pertanto erano "pubblici". Niente di più sbagliato, afferma l’Autorità. Gli indirizzi di posta elettronica non provengono,
infatti , da pubblici registri , elenchi, atti o documenti formati o tenuti da uno o più soggetti pubblici e non sono
sottoposti ad un regime giuridico di piena conoscibilità da parte di chiunque. La circostanza che l’indirizzo
e-mail sia conoscibile di fatto, anche momentaneamente, da una pluralità di soggetti non lo rende, infatti, liberamente
utilizzabile e non autorizza comunque l’invio di informazioni, di qualunque genere , anche se non specificamente a carattere
commerciale o promozionale, senza un preventivo consenso. L’Autorità sottolinea che l’eventuale disponibilità in Internet di indirizzi di
posta elettronica , anche se resi conoscibili dagli interessati per certi scopi (ad esempio su un sito istituzionale o anche
aziendale) attraverso siti web o newsgroup , va "rapportata alle finalità per cui essi sono pubblicati sulla rete". A maggior ragione questo principio vale in caso
di uso indebito di software che rastrellano automaticamente migliaia di indirizzi in rete o li creano "a tavolino"
a prescindere da un accertamento sulla loro effettiva esistenza. Per poter inviare e-mail senza violare la privacy degli utenti web è obbligatorio, dunque, ottenere
prima il loro consenso. Uno degli ultimi
casi di cui si è occupato il collegio del Garante ha riguardato un docente che si era visto recapitare una e-mail pubblicitaria
al proprio indirizzo di posta elettronica, presente per finalità di istituto, sul sito dell’Università
presso la quale insegna.
COMUNICAZIONE E SPAMMING Nell'era di Internet è sentita in modo sempre maggiore l'esigenza, da parte delle
aziende, di comunicare con i propri clienti, i visitatori dei siti Web, e comunque con le persone potenzialmente interessate
al prodotto/servizio che l'azienda offre. Solitamente tali esigenze vengono soddisfatte mediante iniziative di web
marketing. Tuttavia in questa fase di evoluzione del mercato stiamo assistendo ad un ricorso forse eccessivo (anche se
in parte comprensibile) al cosiddetto "spamming", ovvero all'invio di posta elettronica ad utenti che non hanno
esplicitamente dichiarato la volontà di ricevere tali messaggi.
SPAM= Stupid People Advertising Message Questo comportamento porta con sè: 1) diseconomie che il sistema di comunicazione comporta, 2) reazioni negative da parte dei
destinatari dei messaggi indesiderati 3) intervento dell'Autorità garante per la privacy. Cerchiamo di argomentare su ciascuno di questi aspetti.
1) Secondo Brightmail, tale
fenomeno sarebbe in crescita a livelli del 150% annuo,sia a causa della facilità nel reperire indirizzi e-mail (dai
visitatori dei siti o acquistandoli) sia per il fatto che, anche se solo una parte ridotta dei destinatari risponde, i vantaggi
per chi ha spedito il messaggio superano con ogni probabilità i costi. Tutto ciò non vale per gli utenti,
però: si stima che ogni persona dotata di casella e-mail spenda circa 60mila lire all'anno per scaricare messaggi
non voluti (ossia circa 20mila miliardi a livello europeo: il dato è fornito dalla Commissione Europea). 2) La frenesia di una comunicazione
ansiogena via e-mail e la barriera costituita dal mezzo tecnologico possono determinare reazioni anche isteriche, molto meno
presenti nelle relazioni dirette. Un ricorso eccessivo alla e-mail, ad esempio per scambiare messaggi all'interno dello
stesso ufficio da una scrivania ad un altra, può solo contribuire a mascherare conflitti latenti. Per contro, il linguaggio
impiegato nella Rete è quasi sempre colloquiale e spesso ricorre a rappresentazioni simboliche (come con gli Sms) contribuendo
a rendere più efficace la comunicazione.
3) Il Garante per la Privacy è
di recente intervenuto, affermando che "la conoscibilità degli indirizzi di posta elettronica non consente di
per sè l'invio generalizzato di e-mail, di qualunque contenuto siano i messaggi". In altre parole, prima di
inviare e-mail con contenuto diverso da quello per cui un navigatore ha lasciato il proprio indirizzo di posta occorre averne
l'esplicito consenso. Il 72,6% dei navigatori italiani utilizza la posta elettronica. Nella tavola sottostante, una stima
della ripartizione 
Vedi anche "normativa opt-in opt-out" Fonte : http://www.club-cmmc.it/lettura/e-mail.htm
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