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IL PRESTITO D'ONORE di Nemo Laertius - Copyright Aprile 2010 - Centro Studi Internazionali di Pubblicità e Marketing Globale Nel
Diritto alla Dignità umana risiede una delle Ragioni della Fondazione di DIRITTI FUTURI: In questi giorni molti MicroImprenditori
a capo di MicroImprese Famigliari si vedono costretti a ricorrere al Prestito d'Onore per far sopravvivere le loro attività
messe a rischio dai mancati pagamenti dei clienti e/o dalle oggettive difficoltà causate
dalla Crisi. Questo aiuto viene fornito dal Comune di Residenza tramite il Servizio di Assistenza sociale, come se l'Imprenditore
in questione fosse quasi un senza lavoro o un soggetto appartenente a quella fascia di emarginazione sociale troppo spesso
creata dalla malagestione Economico/Politico/Sociale dei governi. In effetti può risultare
umiliante per un imprenditore che abbia dedicato tutta la vita al proprio lavoro, spesso intralciato da quei "Lacci e
Lacciuoli" che Guido Carli quando era Governatore della Banca d'Italia individuò nell'eccesso di Leggi, leggine
e circolari emanate dai Governi quasi per rendere difficile e farraginoso ciò che in altri Paesi dell'Occidente era
semplice e veloce. Imprenditori che, come scrisse Luigi Einaudi (che Carli aveva preceduto alla guida dell'importante Istituzione)
lavoravano e rischiavano in proprio non soltanto per sete di denaro, ma per per vedere le loro Aziende crescere, aggiungendo:
"Abbellire gli impianti, ingrandire le sedi, aspirare a clientele sempre più vaste, nonostante tutto ciò
che noi possiamo fare per intralciarli o scoraggiarli, sono molle altrettanto potenti del guadagno". Tornando alla necessità
per l'Imprenditore in difficoltà, in un Mercato che libero non è, zeppo come è di privilegi, abusi,
soprusi e Monopoli, Duopoli, Oligopoli che con il Liberalismo vero hanno a che fare poco o punto, ci corre l'obbligo di mettere
in evidenza una verità incontrovertibile: La Costituzione Italiana ha di fatto abolito la povertà restituendo
Dignità ai cittadini TUTTI con almeno 5 Articoli. Vediamoli: Art.
1.L'Italia
è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme
e nei limiti della Costituzione.Art.
2.La
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge
la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.Art. 3.Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.Art.
4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro
e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie
possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale
della società.
Di fatto si
deduce dagli Articoli citati (Ma anche da quelli successivi che riguardano il Lavoro Dipendente) che è Interesse
della collettività intervenire affinchè a Tutti i cittadini siano garantiti un Lavoro o una Professione
o un Mestiere dignitoso e la giusta ed equea remunerazione. Umiliare un cittadino, nel caso in specie un Imprenditore, ma
comunque ad ogni Italiano, costringendolo, anche in piccole realtà comunali a ricorrere al Servizio Sociale per giunta
senza nemmeno poter usufruire dell'autocertificazione ( Da controllare magari con discrezione in un secondo tempo da parte
delle autorità preposte) è a nostro modestissimo avviso eticamente inaccettabile. Noi proponiamo, come suggeriscono
alcuni dirigenti del rinato PLI dell'Umbria di affidare questo compito ad una Istituzione Regionale (Del resto
la Regione è preposta all'uopo) che con la massima discrezione provveda a mettere l'Impresa in condizione di superare
il periodo congiunturale, di cui non è certo essa il colpevole! (Continua)
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