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Editoriale di Guido Scorza - 4 Marzo 2010 - From Facebook Italy
Marina Rossi ha inviato un messaggio ai membri di No alla censura alla stampa e alla rete.
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Oggetto: Il Paese del TELE-COMANDO
Ho appena lasciato Piazza del Popolo dove gli amici “Viola” mi hanno invitato a portare la voce della Rete ed a raccontare perché Internet è tanto importante nel nostro Paese.
Qualcuno, certamente, storcerà il naso all’idea che abbia partecipato ad una manifestazione di piazza ed urlato su un palco concetti che, di solito, si raccontano a bassa voce in Università ma, come sa chi mi conosce, credo che, in questa fase della storia della Rete, non ci si possa permettere il lusso di chiudersi in una dimensione esclusivamente scientifica e speculativa perché. altrimenti, si corre il rischio che altri scrivano la storia del Paese senza la Rete.
Qui di seguito trovare ritrascritto il mio intervento:
C’è una vecchia canzone di Renzo Arbore che suona così: “il padre dice al figlio/senti un po’/ solo un consiglio è quello che ti do/ tu nella vita comandi fino a quando/ hai stretto in mano il tuo telecomando”.
E’ difficile immaginare una rima più efficace per riassumere il rapporto tra la televisione ed il nostro Paese: l’Italia è il regno del telepotere ed il telecomando ne rappresenta lo scettro.
E’ così da sempre o, almeno, da quando attraverso la TV in bianco e nero abbiamo visto l’uomo sbarcare sulla luna.
Nel 2010 non è più possibile - o almeno dobbiamo fare in modo che non lo sia - che il controllo delle masse e, dunque, della vita politica di un’intera nazione, dipenda pressoché esclusivamente dalla televisione e, quindi, da un mezzo saldamente nelle mani dei soliti noti e pressoché inaccessibile a tutti noi.
Oggi - ed il fatto di essere qui così numerosi né costituisce un’inconfutabile conferma - esiste la Rete, esiste Internet ed esiste, quindi, forse, per la prima volta nella storia di questo Paese la possibilità di fare in modo che la libertà di manifestazione del pensiero riconosciutaci dall’art. 21 della nostra Costituzione si trasformi da eterna ambizione e speranza in realtà e prezioso strumento di democrazia.
E’ solo così, solo grazie alla Rete che possiamo sperare di cambiare le regole del gioco e di trasformarci da soggetti passivi e pedine sul tabellone di un Paese democratico solo di nome a soggetti attivi di una democrazia che potremo, finalmente, sentire davvero nostra ed alla quale partecipare.
Nel Palazzo, tuttavia, stanno facendo il possibile perché ciò non avvenga e perché questo Paese rimanga, il più a lungo possibile, il Paese del tele-comando.
Il telecomando, infatti, a differenza del mouse riconosce al telespettatore una libertà ponderata perché gli consente di scegliere tra un numero predefinito di opzioni limitate e, comunque, gli impone di restare davanti al teleschermo, bersaglio indifeso di contenuti prodotti da terzi in assenza di qualsivoglia forma di interazione e critica.
Al contrario, con un mouse tra le mani, l’utente di un PC può spingersi ovunque nella galassia dell’informazione, in una galassia che non è controllabile da nessuno e non risponde, né può rispondere, ad alcun controllo politico.
Con un mouse tra le mani chiunque di noi può trasformarsi con qualche click da fruitore di informazioni e contenuti a produttore di tali contenuti, sconvolgendo le dinamiche tradizionali dell’informazione che vogliono ed esigono che pochissimi decidano cosa pochi possano scrivere e raccontare in TV e tantissimi non possano che leggere e guardare ciò che altri hanno scelto, per loro, vada letto o guardato.
E’ questa la forza e, ad un tempo, la più grande debolezza della Rete: il rappresentare uno strumento di informazione tanto potente da far paura ai padroni dell’informazione e della democrazia che, quindi, non solo non hanno alcun interesse a promuovere la diffusione di Internet nel nostro Paese ma, al contrario, sono fortemente determinati a fare in modo che la Rete, in Italia, resti la cenerentola dei mezzi di comunicazione di massa.
Negli ultimi dieci anni, nel mondo, qualcosa è cambiato: allo schermo dei televisori si sono progressivamente sostituiti quelli dei PC, le reti in fibra ottica hanno preso il posto delle antenne sui tetti, i mouse hanno sostituito il telecomando e, soprattutto, le elezioni negli Stati uniti d’america si sono decise online e non in TV.
Questa rivoluzione pacifica, tuttavia, ha solo lambito il nostro Paese che, sin qui, ha scelto deliberatamente di restare alla finestra o se preferite davanti alla TV.
Ci deve essere un perché.
1. Perché l’Italia è leader in Europa nello switch-off digitale terrestre e fanalino di coda nella diffusione delle risorse di banda larga?
2. Perché l’Italia dinanzi ad un mondo che guarda alla Rete come ad una straordinaria opportunità per abbattere i vecchi oligopoli dell’informazione non ha trovato niente di meglio da fare che affidare il futuro della televisione - sia digitale terrestre che satellitare - a TIVU’ una società costituita per il 48% da RAI, il 48% da RTI ed il restante 4% da Telecom Media ovvero dagli ex - a voler guardare con ottimismo al presente - monopolisti della televisione e delle telecomunicazioni?
3. Perché in Italia si fa fatica a trovare - tanto da esser costretti a mentire - 800 milioni di euro da investire in risorse di connettività a banda larga sostenendo che occorra prima uscire dalla crisi mentre ovunque in Europa li si investe proprio per uscire dalla crisi?
4. Perché l’Italia è l’unico Paese al mondo nel quale se un folle scaglia una statuina contro il Premier in una piazza vera e qualche centinaio di folli plaude in una piazza virtuale si minacciano provvedimenti straordinari ed urgenti per chiudere la piazza virtuale affollata da 20 milioni di cittadini?
5. Perché l’Italia è l’unico Paese in Europa che con la scusa di recepire una direttiva comunitaria minaccia di equiparare ad un’emittente televisiva, un video blogger ragazzino che ha l’unico torto di aver capito - nonostante a scuola nessuno glielo abbia spiegato - come funzione la Rete e di esser riuscito a guadagnare qualche euro raccogliendo pubblicità attorno ai propri video?
6. Perché l’Italia è l’unico Paese al mondo nel quale il Governo ambisce a fare il Cybersitting, avvisando via sms i genitori dei minori ogni volta che questi ultimi fanno click su un sito che a Palazzo Chigi, applicando parametri occulti, reputano pericoloso?
7. Perché solo in Italia dovrebbe servire un’autorizzazione per raccontare in livestreaming via telefonino cosa sta accadendo in un angolo del Paese dove i giornalisti non sono ancora arrivati o l’editore non vuole mandarli?
8. Perché l’Italia dovrebbe essere l’Unico Paese in Europa nel quale un’Autorità semi-indipendente come l’AGCOM dovrebbe avere il potere di rendere irraggiungibile un intero sito internet senza alcun contraddittorio solo perché ritiene che un determinato contenuto possa incitare alla violenza o violare gli altrui diritti d’autore?
9. Perché in Italia, nel 2010 continua a chiedersi ai cittadini di pagare 100 euro di canone per il possesso di una TV spenta anziché obbligarli ad investirli nell’acquisto di un PC o in un abbonamento a Internet?
10. Perché, insomma, l’Italia non è un Paese per Internet e sembra invece un Paese per dinosauri?
Dobbiamo pretendere una risposta a queste domande, dobbiamo pretendere che Internet arrivi ovunque ed entri a far parte - come sta accadendo ovunque nel mondo - dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.
All’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle nazioni unite, nel dicembre del 1948 con previsione di rara lungimiranza è stato scritto che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.
Una Rete accessibile a tutti, libera e neutrale può davvero rappresentare la pietra angolare della nostra democrazia.
Pretendiamola è un nostro diritto ed il presupposto indefettibile per l’esercizio di una nostra libertà fondamentale, quella di manifestare il nostro pensiero al mondo intero con l’unico limite di assumerci le responsabilità per quello che diciamo.
Grazie. Guido Scorza
L’intervento di Guido Scorza alla manifestazione del Popolo Viola (VIDEO)

 
Mila Spicola ha inviato un messaggio ai membri di
MOBILITAZIONE PERMANENTE PER LA SCUOLA.
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Oggetto: Via libera all'apprendistato a 15 anni. Trattasi di lavoro minorile.
Ricevo e inoltro.
Con sempre più tristezza.  :"Via libera dall'aula Senato all'articolo 48 del ddl lavoro che contiene la norma che prevede che l'obbligo
scolastico possa essere assolto con l'apprendistato. In sostanza si potra' andare a lavorare gia' a 15 anni.
Serata triste, questa. Il Governo Italiano con l'assolvimento dell'obbligo nell'apprendistato ha deciso di "istituzionalizzare" lo sfruttamento del lavoro minorile.
Che lavoro potranno mai fare ragazzini di 15 anni? E soprattutto, se perderanno quel lavoro d'apprendistato, con quale qualifica si presenteranno nella ricerca di nuova occupazione?
E' un provvedimento che in Europa ci allontana dai paramentri previsti dal trattato di Lisbona. L'Italia è sempre più lontana da Francia e Finlandia (obbligo 16 anni) Inghilterra (obbligo a 17 anni), Germania (obbligo18 anni) e ci allinea a Cipro, Grecia e Portogallo. Siamo fermamente convinti che fino a 16 anni i ragazzi e le ragazze abbiano bisogno di istruzione di qualità.
Francesca Puglisi, responsabile scuola pd nazionale"
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24 gen 2010 Il voto nella Rete - Repubblica.it

Videolettere, canali dedicati, web-tv. Insomma, cominciano a capire. Lentamente, in ordine sparso, ma i politici italiani cominciano a capire che sulla Rete si giocherà la vera sfida dei prossimi decenni. Altro che santini, spot in tv o cartelloni sei per tre. I voti si andranno a prendere casa per casa sui pc degli elettori.   Passeranno cinque, massimo dieci anni. Poi la curva demografica diventerà inesorabile. E tra quindici anni, mese più o mese meno, quelli che si faranno una idea su chi votare oppure no saranno la maggioranza del corpo elettorale. Sarà l’inizio della fine del link soldi-comunicazione politica. Perché internet, rispetto alla tv e alla stampa dei manifesti, è infinitamente più economico.  Intendiamoci. Il denaro, nella raccolta e nella gestione del consenso, conterà ancora molto. Ma quando la curva avrà cominciato a scendere verso chi oggi ha tra i dieci e i trent’anni, e domani sarà il corpaccione del ceto medio e mediamente informatizzato del Paese, servirà a poco avere Minzolini al Tg1.  Qualcuno lo ha capito, già semina per il futuro e arriverà preparato all’appuntamento. Ma tanti altri dormono. E quando gli diranno che la guerra del sei per tre è finita, non sapranno da che parte voltarsi.

Fiorella Romagnoli ha inviato un messaggio ai membri di
In difesa del diritto all'informazione e dei valori della Costituzione.
Oggetto: Appello contro piano nomadi.

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Mila Spicola ha inviato un messaggio ai membri di
 MOBILITAZIONE PERMANENTE PER LA SCUOLA.
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Oggetto: la "lettera a don milani" su micromega.
di ritorno dallo sciopero, affannata di tosse e di febbre,
ma soddisfatta.
riusciremo a convincervi?
la distruzione della scuola pubblica non ci vedrà complici.
etiamsi omnes, non ego.
che dire? intimamente contenta per vedere pubblicata la lettera su micromega, ma amareggiata per la verità delle mie parole.

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