Oggetto: Pericle. Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Roma, http://www.facebook.com/l/cc7dd;05.06.2010
| da Tucidide - La guerra del Peloponneso
Pericle. Discorso agli Ateniesi, 461 a.C. Qui ad Atene noi facciamo
così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene
noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo
mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato
a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce
un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana;
noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace
vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare
qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma
soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non
dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle
leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di
giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità
sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è
la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in
se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta
al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
NDR: Il Problema non è la Destra ma è 'questa
destra' incolta, smemorata e cattiva'.Un documento dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso Usa:“Siamo tutti un popolo di migranti"
Roma, 11-05-2009-
RaiNews24 - Andrea Sarubbi, classe 1971, giornalista, ha messo sul suo sito un testo che lo fa rabbrividire... Leggete: ---------------------------------------------------------------- "Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte
settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli
uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano
di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano
lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma
sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi
e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti
al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché
si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro
che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti
ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano
unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono
dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza
deve essere la prima preoccupazione". Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato
per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912
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