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EUROPEA
8 Febbraio 2010 "Chiedi la strada anche se la sai"proverbio coreano 1. Il famoso congressoUn congresso, nella stantia politica italiana, è per definizione una celebrazione auto-referenziale, spesso
poco trasparente, ricca di vanità. Le assisi politiche in Italia sono un po' tutte uguali, e noiose. Ma un congresso
dell'Italia dei Valori è davvero cosa specialissima, quasi la quadratura del cerchio. Cosa c'entra la formalità
di un congresso con un partito con leader carismatico, espressione di movimenti, insofferente a tessere e bande interne? Questo è stato il primo congresso, con quattromila persone festose, di
un movimento che nacque pezzetto per pezzetto. Ricordo ancora quando deputato europeo, Antonio Di Pietro in aereo si appartava
per mettere uno a uno nel suo computer tutti i dati dei primi iscritti, dei referenti locali, completando elenchi ancora con
tanti buchi sul territorio. L'Italia dei Valori è nata come un minuzioso laboratorio artigianale, un lavoro fatto a
mano, con pezzi da sostituire di volta in volta. Anche per capire cosa sia accaduto nei giorni scorsi a Roma, non si scordi
il codice genetico dell'IdV. Insieme all'infaticabile, sempre di buon umore e attentissimo Ivan Rota, Antonio ha guidato passo
passo un congresso articolato - sintesi delle mozioni tra le più varie, elezione dei giovani e delle donne - allargandosi
a tratti perfino troppo, ma riuscendo nella quadratura del cerchio: un congresso vero ma che dell'IdV non ha perso l'impronta
della sua storia e i suoi umori gioiosi. La stessa partecipazione
di Luigi de Magistris, il fantomatico rivale secondo i giornali, e accolto entusiasticamente, è stata inclusa in questa
larga maglia emotiva e solidale. Alcuni giornali hanno fatto salti di gioia a sottolineare le divisioni, forse sbigottiti
nell'apprendere che anche nel partito di Di Pietro ci sia una pluralità. Tuttavia il congresso, felice nel ritrovarsi
così in tanti, mi è parso ben consapevole che "ex pluribus unum", come se non fosse la cosa più
salutare per una collettività. Dunque, ho lasciato un congresso diverso dagli altri, e con una pagella in dieci materie:Trasparenza: 8. Anni
fa, Franco Montanaro, un giovane politico repubblicano che aveva del vero genio e poi morì insieme alla moglie americana
in un incidente stradale, scrisse il dramma teatrale "Il Congresso", parodia dei giochi di potere, dei miserabili
intrallazzi di corridoio, che animano le assisi dei partiti. Ma Franco non avrebbe avuto niente da ridire su questo congresso:
niente intrighi, e molta serenità. Merito delle regole, che legano il numero dei delegati ai voti ottenuti dall'IdV
alle lezioni e non alle tessere di un territorio, e che non prevedono l'elezione da parte del congresso dell'esecutivo nazionale,
che resta composto degli elmetti nei parlamenti e consigli regionali. Dunque: niente trucchi e un'allegra onestà. Alcuni interventi: 8.
Di Pietro, i capigruppo, Guy Verhofstadt, Luigi de Magistris e non solo, che insieme ai responsabili dei dipartimenti hanno
sfoderato analisi e proposte, riuscendo a dare voce a quei tratti d'identità dell'IdV, fatti d'indignazione per la
condizione del paese, ma anche di voglia, ancora oggi, nel 2010, d'impegnarsi. E trasmettendo per quel sentimento di disperato
amore per "giustizia e libertà" - due parole che sono riecheggiate più volte dal palco, insieme ad
altre nobili come "costituzione", "Europa", e perfino "partito d'azione".Altri interventi: 4. Poche, ma qualche
arringa gridata c'è stata. Scalda la sala, ma sono come i fuochi d'artificio, che non lasciano tracce vere. E qualche
ospite che con un congresso era fuori posto. Struttura dei lavori:
5. È la trappola dei congressi: passerelle di vanità
e di nessun approfondimento. Vagheggio un congresso con tempi di parola certi stringati (non sono stato neanche un buon esempio),
suddiviso in plenaria e in discussioni tematiche, qualche ospite di rango con larghe visioni per rinfrescarci le idee. Ma
ogni pompa faraonica è stata evitata, e la presentazione delle mozioni regionali ha delineato il mosaico proprio di
un partito articolato e non verticistico come si dice.Geografia:
5. Si sa, la logistica di un congresso con la bellezza di 4.000
partecipanti reali è un incubo. Persi tra periferici svincoli di Roma, ho rimpianto Vasto, il suo clima, l'accoglienza
di una cittadina civile. Sogno - ma sarebbe fattibile per quattromila persone? - un
congresso in una fabbrica, o in un parco nazionale tra gli orsi, insomma non saprei. Il Marriott gigantesco invece non ispirava
niente, era quasi una punizione. Giovani: 8. Una competizione leale tra tre candidati, e bravo a Rudi Russo, studente che non poté venire
alla scuola europea di formazione perché doveva lavorare nel ristorante dei genitori, come fa ogni sera. Oggi è
responsabile, con la sua bella spontaneità, di una delle principali organizzazioni giovanili politiche italiane: questa,
non altre, sono le piccole storie che fanno bene alla democrazia reale. E un bacio alle appassionate concorrenti, Adele Conte
e Paola Calorenne. De Luca 1: 6. La trovata di rimettere al congresso il nodo amletico sull'appoggio o meno a un inquisito era
forse l'unico modo di uscire da un nodo difficile difficile da sciogliere. Tutti conoscono i termini della questione, i pro
e i contro. Ho insistito che la ragion d'essere dell'IdV è raccolta nell'ambizione di un partito che fa quello che
dice, e avendo predicato per anni che inquisiti non si candidano... Ma capisco Di Pietro quando avverte che in Campania come
altrove la responsabilità è anche schierarsi per non permettere un altrimenti scontata vittoria del peggio del
peggio, anche al prezzo di sostenere un inquisito contro un incensurato. Certo, questo PD che ci mette in queste condizioni
di scelta, che in tutta la Campania non trova niente di meglio che candidare un amministratore efficiente e amato dai suoi
cittadini, ma poco cristallino... Che si sia caduti nella trappola? De
Luca 2: 4. L'appoggio non è gratuito, le condizioni, esplicite,
sono state poste. Ma non mi è piaciuto l'annuncio del candidato a tutto il congresso (e non vi ho assistito), una concessione
a suo modo alla politica spettacolo. Bastava un messaggio scritto.La
svolta: senza voto. Si è definito questo congresso "della
svolta", ma in realtà il lavoro propositivo dell'IdV è presente da un bel pezzo, ed è anche un lavoro
di fiducia nel paese - non siamo stati colpiti da una catastrofe naturale come ad Haiti, ma che le magagne italiane hanno
soluzioni praticabili, richiedono scelte che hanno nome e cognome. Il congresso ha permesso di metterle in ordine, di documentare
e approfondire una proposta di governo articolata e coerente, tutta iscritta nelle linee politiche di una liberal-democrazia
europea moderna e solidale. E repubblicanamente laica, oro zecchino nel panorama politico italiano.L'unità e il futuro: 7. I giornali
hanno raccontato a modo loro, al solito, annunciando divisioni e sconfitti. È proprio un'ossessione per il torbido:
ma si sa, si arriva perfino alle storie di spionaggio. Su de Luca c'è una divergenza vera, fatale visti i termini amletici
della storia, ma ricordo altrove ben altri congressi con ben altri veleni. L'equilibrio tra integrità morale e accettazione
di una sfida di governo in una coalizione è una delle fatiche cui ci costringe la politica italiana. Anche in montagna
ci sono passaggi difficili, e poi si resta col dubbio che l'altro cammino sarebbe stato migliore. Ma la cordata è salda,
ed esce dal congresso allenata alle prove più difficili. La difficoltà non sono i tentennamenti di un partito
onesto che prosegue la sua strada, ma è la salita, per tutto il paese, che resta impervia. Per questo andiamo su, con
gli appigli che troviamo, pochi. 2. La Commissione: una sorta De Luca bis?Altro che De Luca. O, mutatis mutandis, come De Luca. Lo dico a tutti i giustamente appassionati alla vicenda: il voto
sul collegio della Commissione presentava analoghi dubbi - bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Ed è un dibattito ignorato
dalla televisione italiana (lettera di protesta dei capi-delegazione alla RAI) ma, come dire, un tantino più
rilevante. A settembre votammo convinti contro Barroso, che nei cinque anni precedenti aveva mortificato il ruolo della Commissione
piegandosi alle volontà dei governi nazionali. Ma la squadra che ha presentato, sulla quale peraltro convergono popolari
e socialisti, ha buone cose: molte donne, otto commissari liberaldemocratici, parecchi impegni presi durante le serrate audizioni
di ciascun candidato al Parlamento Europeo. Abbiamo votato si con cauta fiducia, anche in questo caso. La tentazione
dell'opposizione, e la fatica del governare, del provare a governare - sempre i soliti spettri. 3. Corea: altre difficili
scelteE per convincerci che la scelta De Luca fa parte di
un mondo complesso e non ideale, ma dove costantemente ci dobbiamo schierare, anche la Corea ripropone il dubbio. Nessuno
ne parla in Italia, ma la questione è nota agli addetti ai lavori, perché ci sono in gioco migliaia e migliaia
di posti di lavoro, di fatturati, e anche la trasparenza dei prodotti che si attendono i consumatori. L'Europa ha competenza esclusiva per il commercio internazionale, e il Parlamento Europeo si ritrova
ora a ratificare, o buttare via, un accordo commerciale di libero scambio con la Corea del Sud. Molti ci guadagnano (saranno
riconosciute le certificazioni europee, protette le nostre denominazioni di origine tipiche, abolite le tariffe doganali,
facilitati gli investimenti di servizi europei in Corea, e molto altro). Ma c'è chi ci perde, e pesantemente - il tessile,
l'automobile. E in alcune parti dell'accordo la Commissione, che lo ha negoziato, ha pasticciato parecchio. La materia è
intricata, e la mia proposta alla Commissione, che mi pare il parlamento stia facendo sua, è di legare la ratifica
dell'accordo all'approvazione contestuale di tre misure complementari - le clausole di attuazione, quelle di salvaguardia
e l'accesso al fondo di aggiustamento alla globalizzazione (pare facile, ma non è affatto scontato). Seguire questo
intervento in plenaria può rivelare alcune cose su come dobbiamo giocarci queste partite al parlamento, e su
quante scelte difficili ci impone il dover gestire e non subire la globalizzazione 4. Sempre globalizzazione: la battaglia per
l'accesso ai farmaciAltra battaglia parlamentare riguarda
l'accesso ai medicinali a basso costo nei paesi in via di sviluppo. Ne ho già parlato in Europea 3 ma riassumo: ve
ne sono disponibili prodotti da aziende farmaceutiche indiane o brasiliane, e di buona qualità. Ma danno fastidio ai
produttori del nord, altroché. Le grandi multinazionali non esitano ad abusare della normativa europea anti-contraffazione
per far sequestrare alle dogane europee medicinali in transito nei nostri aeroporti e destinati ai paesi in via di sviluppo.
Quasi sempre si tratta di sequestri cautelativi che si risolvono amministrativamente nel rinvio al paese produttore dei medicinali,
da dove vengono poi rispedite a destinazioni per altri, e spesso più cari e lunghi, percorsi. Una vergogna,
ché nel frattempo si muore, quelle morti (un malato di cuore, un diabetico, o un tubercolotico), indistinte dei poveri
del sud, molte delle quali si potrebbero facilmente evitare, anche e soprattutto con una tempestiva medicina. Ne avevo parlato a Ginevra ad autunno, e per andare avanti, visto
anche che sono membro delle commissioni per il commercio estero e per la cooperazione allo sviluppo, e del comitato pilotaggio
dell'OMC, insieme ad Medici Senza Frontiere abbiamo costituito un gruppo di lavoro permanente con altri deputati europei.
La prima iniziativa, a Bruxelles, è stata un successo, e dato il nuovo ruolo pienamente co-legislativo del Parlamento
Europeo in materia, anche le industrie farmaceutiche erano tutte orecchie per capire le nostre prossime mosse. Forza Europa
(morale). 5. Gaza, piccolo aggiornamento Sul mio resoconto
della visita a Gaza, ho ricevuto parecchi commenti positivi, che incoraggiano. Questa settimana sono stato infornato che la
Commissione Europea avrebbe deciso di fermare il finanziamento di 97 milioni di euro necessari all'acquisto del carburante
della sola centrale elettrica della striscia - di fatto l'unico carburante ammesso a Gaza. Dunque anche i fortunati che avevano
la luce la perderanno. Altra cattiveria israeliana? Macché: a quanto pare la Commissione avrebbe preso la decisione
per una richiesta pervenutagli dall'Autorità Palestinese di Ramallah, interlocutore ufficiale dell'UE, tanto per disturbare
Hamas. Così, sui poveri abitanti di Gaza, il solito accanimento, in questo caso anche dagli (ir)responsabili della
Cisgiordania. Studieremo la cosa e se serve ci faremo sotto con un'interrogazione. 6. Internet, altro fonteIl governo italiano continua a distinguersi su una tale varietà di questioni.
Con Sonia Alfano e un collega liberal-democratico tedesco abbiamo presentato un'interrogazione sulle
annunciate autorizzazioni che sarebbero presto necessarie per trasmettere immagini. La cosa è altra fragrante violazione
delle disposizioni europee e almeno noi non la passiamo sotto silenzio. 7.
Divagazione sulle periferieNon lontano dal Marriott del congresso (un semi-aeroporto?, una specie di hangar di lusso?, una cattedrale international-style
nel deserto?), alla Magliana, abbiamo scoperto una bella chiesa moderna, il Santo Volto di Gesù, opera degli architetti
Grenon e Sartogo. È raro entrare in un edificio sacro che risvegli i sensi dello spirito - ricordo le due splendide
chiese di Giovanni Michelucci, a Lavarone per il dopo-disastro del Vajont e allo svincolo di Firenze Nord per ricordare i
morti della costruzione dell'autostrada appenninica per Bologna. È vera fortuna, e gioia, aggirarsi
in una dimensione urbana che appaghi il bisogno di bellezza. Anche le costruzioni del potere europeo, i mastodontici palazzi
delle istituzioni a Bruxelles e Strasburgo, sono nel migliore dei casi funzionali e passabili, in altri (il parlamento a Strasburgo)
abominevoli: emicicli senza una finestra, sale senza una finestra, ma pareti esterne tutte di vetro con finestre non di sale,
ma spesso di finti corridoi - dunque una trasparenza fasulla. Dopo decenni di misfatti, presi anche
dalla fretta di dare casa a chi non ne aveva (nel 1951 in Italia c'erano ben 1,3 abitanti per stanza) la politica sta cominciando
a riflettere sull'architettura contemporanea, e la chiesa della Magliana ne è un segno. Anni fa Vittorio Sgarbi lanciò
l'effimero Partito della Bellezza, o qualcosa del genere. Un capriccio, anzi un vezzo - subito afflosciato. Ma l'arte di governare
la periferia e l'insieme del paesaggio urbano non è discussione da salotto, perché l'architettura plasma la
nostra identità europea, e oltre: anche per le prossime amministrazioni regionali (che in materia hanno competenza,
come ce l'ha la stessa Europa) sarà bene capire che c'è un rapporto vero tra la luce che trapela da una finestra,
l'ombra orientata alla sera, il colore di un mattone, la disposizione di alcune colonne, e la salute mentale e il sorriso
del cittadino. Ma, si dirà, che ne sa un politico di un tramonto? Eppure è questione,
attraverso le nuove strade delle città, di lanciare nel futuro la forma della nostra sensibilità. 8. Protezione civile: ma non avevamo dato una lezione perfino all'ONU, agli americani? Un amico repubblicano, Stefano Covello, a fine gennaio aveva inviato
in un blog questo profetico intervento su quanto sarebbe accaduto alla Protezione Civile di Bertolaso. È un piccolo
e ottimo esempio di attenzione, di vigilanza democratica su quanto altrimenti sfugge ai più. "Siccome mi capita di curiosare nella Gazzetta Ufficiale, vedo sempre
più spesso pubblicate ordinanze e dichiarazioni o proroghe di stati di emergenza in tutti i campi dello scibile umano,
tutti a norma dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225,''Istituzione del Servizio nazionale della protezione civilé',
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale 17 marzo 1992, n. 64.
Uno un po' sprovveduto, nel vedere le date di pubblicazione, penserebbe trattarsi di una vecchia norma,
risalente al VII governo Andreotti, prima di mani pulite, prima della scesa in campo di Berlusconi, prima del bipolarismo.
Ed invece non é così, perché l'attuale IV governo Berlusconi, entrato in carica l'8 maggio
2008 - dopo aver mandato a casa il Prodi II - subito, quasi per prima cosa, ha emanato due decreti-legge, uno il 23
maggio 2008, n. 90, e l'altro il 25 giugno 2008, n. 112, con i quali ha recato l'interpretazione autentica di tutto l'articolo
5 della legge istitutiva della protezione civile, nonché ha inserito il comma 5-bis, che sono appunto quelli che consentono
oggi a Berlusconi e Bertolaso di fare come gli pare della spesa pubblica, con poteri di ordinanza in stati di emergenza. Risultato:
se si guarda il supplemento ordinario n. 17 alla Gazzetta ufficiale 25 gennaio 2010, n. 19, si trova il Bilancio di previsione
della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2010, dal quale, a pagina 71, risulta che la variazione delle previsioni
di spese di Palazzo Chigi coperte da entrate provenienti dal Bilancio dello Stato é in aumento di circa 650 milioni
di euro (quasi il 25 per cento in più rispetto ai 2 miliardi e 800 milioni di euro iniziali messi a budget); e di questi,
andando a pagina 72, si vede che 565 milioni di euro in più sono solo per gli investimenti del Dipartimento della protezione
civile (quasi il 30 per cento in più rispetto al miliardo e mezzo di euro messo a budget iniziale). Auguri al presidente
Berlusconi ed al ministro Bertolaso: spero che spendano bene i 2 miliardi e passa di euro della protezione civile, in Italia
ed all'Estero, con le loro dichiarazioni di emergenza ed il loro potere di ordinanza. Ma stiano anche molto attenti, perché
i poteri straordinari sono come le corde troppo tirate: prima o poi si spezzano." 9. A presto
Con le elezioni regionali si moltiplicano
gli appuntamenti. Compreso un nuovo corso di euro-progettazione che dovremmo programmare entro marzo a Viterbo. Sul sito saranno
pubblicati puntualmente i vari eventi. A tutti coloro che s'impegnano in questa campagna, l'incoraggiamento dei contradaioli
di Siena col quale ho chiuso il mio intervento al congresso, a essere con i cittadini, tra i cittadini (al di là della
Campania, delle cose andate storte, delle cattiverie di certi giornali): "per forza e per amore".
Niccolò Rinaldi Deputato al Parlamento europeo Vice Presidente del Gruppo ADLE - Alleanza dei liberali e democratici per l'Europa Capo delegazione dell'Italia dei Valori
ASP 9G 351 T +3222845597 F +3222849597

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